I SAVOIA
   
TRA  STORIA
(ancora recentissima) E BUON GUSTO

 di LUCA MOLINARI

Vivendo da anni, tra la televisione e Internet, nel cosiddetto “villaggio globale”, l’esilio a cui gli eredi di Vittorio Emanuele III furono condannati dall’Italia repubblicana è diventato sempre più virtuale in quanto, grazie anche ad una nota trasmissione televisiva sportiva domenicale, frequenti sono le apparizioni televisive di Vittorio Emanuele "IV" (?) e di suo figlio. 

Quindi, anche da un’ottica di sicura e provata fede repubblicana, la funzione di “cordone sanitario” (ossia l’impossibilità di fare propaganda monarchica ed antirepubblicana da parte dei Savoia) rappresentata dall’esilio va scemando sempre più con il passare degli anni. Con il trattato di Schengen e con le conseguenti norme del diritto comunitario inerenti la libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea nei territori della medesima Unione, l’istituto stesso dell’esilio rischia di scontrarsi con il diritto comunitario stesso.

Non sono mai venuti meno, però, i motivi secondo cui i discendenti maschi degli ex Re d’Italia siano stati ritenuti, da una buona parte della popolazione, dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, persone non gradite nel territorio della Repubblica. 

Secondo il “principio ereditario monarchico” la carica regia passa di padre in figlio, così come ovviamente è ereditaria la condanna e la conseguente “pena storica” derivante da colpe degli avi. La principale colpa storica dei Savoia fu quella di essere stata una dinastia inetta, incapace di rappresentare per la nazione italiana un sicuro faro-guida nella turbolenta navigazione attraverso i vortici di quell’immenso mare che è la Storia. 

Nel XIX secolo pesano sulle spalle dei Savoia le indecisioni ed i ritardi di Vittorio Emanuele II durante il processo di unificazione della penisola (il gobettiano “Risorgimento senza eroi”) e i tentativi reazionari di Umberto I durante il passaggio da ‘800 a ‘900 (la “crisi di fine secolo”) di opporsi alla completa affermazione di un moderno sistema parlamentare liberale. 

Nel XX secolo il nuovo sovrano, Vittorio Emanuele III, è stato responsabile di grandi colpe della dinastia. L’inutile partecipazione alla carneficina della Grande Guerra, quando preferì cedere alle pressioni della piazza infatuata da oratori, tanto brillanti quanto follemente infatuati del mito della “bella guerra” quali Gabriele D’Annunzio e Benito Mussolini, piuttosto che seguire la via proposta da Giovanni Giolitti: di barattare la neutralità italiana con la possibilità di annettersi pacificamente i territori di Trento e Trieste ancora sotto il dominio dell’Impero Austro-Ungarico (la cosiddetta “politica del parecchio” che poi si trasformò in "vittoria (?) mutilata"). 

Dopo la guerra il prestigio della monarchia cadde nella polvere per la complice condotta tenuta durante l’ascesa e l’affermazione del fascismo, l’infamante ratifica delle leggi razziali del 1938... 
( qui il Regio decreto delle Leggi Razziali )
... e la pusillanimità dimostrata dopo l’8 settembre ’43 quando, con la fuga del Re da Roma, l’Italia fu abbandonata alla mercé dei nazifascisti.
( QUI LA FUGA DEL RE )

( Quando il 25 luglio fu destituito Mussolini e fu sciolto il partito fascista, le leggi razziali non furono revocate né dal Re né da Badoglio - né lasciarono libertà ai partiti )

Dopo oltre cinquant’anni da quei fatti, in nome del diritto comunitario e dell’ormai poca efficacia dell’istituto dell’esilio, si potrebbe permettere ai cittadini europei Savoia di entrare quali cittadini comunitaria in Italia, ma essi devono riparare ai torti compiuti nei confronti del popolo italiano, rinunciando ad ogni rivendicazione di titolo e/o di proprietà nel nostro Paese, dichiarando la propria fedeltà alla Repubblica e mostrando sincero pentimento per gli errori del passato. 

Sicuramente la recente intervista estiva al New York Times del giovane Emanuele Filiberto, in cui avanzava la propria autocandidatura a novello re d’Italia qualora il popolo italiano gli chiedesse ciò (quali? quelli del calcio? o i parenti di quelli morti in russia - che ovviamente sono meno) oltre che dimostrare cattivo gusto (e danneggiare anche la stessa causa del rientro in Italia degli eredi maschi di Casa Savoia) è un sintomo di una forte ignoranza storica: 

il popolo italiano si è già espresso sull’argomento nel referendum istituzionale tenutosi il 2 giugno 1946 in cui la causa monarchica e la monarchia sono state rifiutate dalla maggioranza del corpo elettorale. 
( vedi le pagine qui il giorno della votazione, i risultati e le contestazioni )

A Varsavia il 7 dicembre 1970 il Cancelliere della Germania federale, il socialdemocratico W. Brandt, già esule e resistente antinazista e futuro Premio Nobel per la Pace 1971, tra le grigie case di un quartiere popolare si inginocchiò presso il monumento agli eroi del ghetto ebreo e, chinando il capo, assumeva su di sè la colpa di un passato di cui non era responsabile.

Sarebbe bello che anche i rampolli di Casa Savoia fossero capaci di un’azione simile che, oltre a rappresentare un significativo atto storico e politico, sarebbe un 

gesto di buon gusto.

 

Luca Molinari


Ndr.

Qualcuno pensa già che salterà fuori prima o poi un seguace di Gioberti, 
a fargli rivendicare il "diritto divino" e non "del popolo" (salvo quello degli stadi, e dei circhi mediatici di "pane e circens" e "telenovelas").

E c'è un precedente.

Quando nel 1559 con la pace di Cateau-Cambrésis la Francia restituì  il Piemonte ai Savoia e nel 1563 Torino tornò a essere la capitale,  il velleitario Emanuele Filiberto (l'omonimo dell'attuale) si espresse in questo modo "L’Italia? E' un carciofo di cui i Savoia mangeranno una foglia alla volta”.
E a quel tempo  non c'erano i media, i giornali, le tv, e tanti tanti soldi come adesso.

Riuscirà Ciampi a finire il settennato? O ha le ore contate?

Basta poco,  qualsiasi cosa, anche la più banale, per fare ascolti superiori al "grande fratello", per  farsi applaudire con qualche  squadra di calcio o mettere qualche manifesto per sedurre la gente pur di ottenere consensi; Gioberti diceva che "per tenere a bada il popolo basta il mandriano di turno con il cane che abbaia e il gregge di pecore subito obbedisce". 

In questo periodo pre-elettorale pur di non perdere (o guadagnare) una manciata di voti, sono diventati gli avversari  politici tutti monarchici, tutti a inchinarsi  all'antica e feudale istituzione del "diritto divino". (feudale e priva di sapere scientifico; allora non c'era né la conoscenza della biologia, né quella della neuroscienza, nè quella dell'ereditarietà fra consanguinei, come furono allora i matrimoni fra le casate europee. Matrimoni che hanno dato vita non a una selezione genetica migliore, semmai il patrimonio genetico ha dato origine a inguaribili tare ereditarie (fra le più famose quella emofiliaca, della gotta e della pazzia) quindi con un patrimonio genetico tarato latente, chiamato oggi neuroscientificamente "eredità autosomica recessiva"; cioè che non migliora la stirpe, ma semmai nei discendenti la tara peggiora.

A parte questo, quel "diritto" non l'aveva di certo creato la democrazia popolare, né Dio,  ma l'avevano creata loro stessi applicando la  "legge del più forte" con il ferro della spada; ma poi non sempre accadde (per la ragione detta sopra) che il successore fosse il più forte, il più intelligente, il più virtuoso e il più sano di mente.

Ma non parliamo solo dell'età medievale, perchè ancora Gioberti nel 1849 scriveva questo incredibile panegirico; ovviamente per adulare il giovanissimo Vittorio Emanuele II appena salito sul trono, ancora molto dubbioso sulle scelte democratiche dei liberali, un po' meno sui gusti sessuali nonostante la moglie austriaca Adelaide gli avesse già dato cinque figli.
(fece rapire l' adolescente plebea Rosina, consumò, la mise incinta e la sistemò a Torino).

Cosa scriveva proprio Gioberti negli stessi giorni ?

"Democrazia? Popolo?....Un branco di pecore innumerabili è sempre men capace e men valido del mandriano...Mentre il diritto del Principe "l'Unto dal Signore"  è divino, poichè risale a quella sovranità primitiva onde venne organato ed istituito  il popolo di cui regge le sorti...(... ) La sovranità si riceve, ma non si fa e non si piglia...Ella importa la sudditanza, come un necessario correlativo; e il dire che il sovrano possa essere creato dai suoi soggetti, e trarne i diritti che lo privilegiano, inchiude contraddizione. Insomma, il sovrano è autonomo rispetto ai sudditi, e se ricevesse da loro l'autorità sua, non sarebbe veramente sovrano, perchè i suoi titoli ripugnerebbero alla sua origine... I sudditi dipendono dal sovrano, e non viceversa...(...) L'obbligazione verso il sovrano deve dunque essere assoluta, altrimenti la sovranità è nulla...(...) "La potestà è ordinata, e da Dio procede" a ciò allude l'Apostolo (Paul. ad rom., XII,1,2). Sapete donde nasce il più grave pericolo? Dal predominio della plebe, la quale promette una seconda barbarie più profonda di quella dei Vandali e degli Unni e un dispotismo più duro del napoleonico. Guai alla civiltà nostra se la moltitudine prevalesse negli Stati". -  (V. Gioberti, Studio della filosofia, cap. Della politica, vol III, Tipografia Elvetica, Capolago 1849). (Gioberti, quello Del primato morale e civile degli italiani" pubblicato nel 1843).
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Se si avverasse, che bel salto indietro !!! 
E che delusione per molti !!

Anche perchè noi siamo i figli della nostra recentissima storia e molte delle forze e dei caratteri nazionali che portarono i Savoia a commettere i loro errori di un secolo intero,  sono ancora lì, in giro per l'Italia a ricordarcelo. Il Sud ad esempio! e c'è mancato poco paradossalmente che proprio il Sud (con il suo voto al referendum) salvasse la dinastia.

Recentissima storia perchè ci sono ancora in giro molti che quell'8 settembre l'hanno vissuto sulla loro pelle; e ci sono pure figli e sorelle di padri e fratelli, che invece  sopravvissuti non sono; la pelle la lasciarono in Russia, in Africa  o a Cefalonia,  mentre i reali scappavano; e il caso vuole a casa di chi sta scrivendo queste note. Le ricorda tutte quelle facce sconvolte, principi, marchesi, conti, generali e re (a Palazzo Mezzanotte, Chieti - la fuga fu a Chieti non a Pescara! Storici ignoranti!).

Eppure aveva detto Vittorio Emanuele III "nessun dubbio sfiora la mia mente"

(QUI LA SUA VOCE E IL SUO DISCORSO)

Suo Nonno Vittorio Emanuele II era stato ancora più preciso " La mia sorte è congiunta a quella del popolo italiano; possiamo soccombere, tradire mai! .... le apostasie dei Principi sono irreparabili... e piuttosto che venir meno, spezzo la mia spada e getto la mia corona" (1859).

L'8 settembre il nipote non spezzò la spada, ma ci tagliò la corda. Mentre 41 vagoni di tesori  andavano in Svizzera e un milione di sterline erano al sicuro a Londra (erano ancora i soldi dell'assicurazione di suo padre Umberto assassinato a fine Ottocento, e che il figlio paradossalmente tenne sempre al sicuro in casa dei nemici, non (ma guarda un po') dei tedeschi amici, quelli  del "vi do' la mia parola d'onore che marceremo con voi fino in fondo"

Comunque quando si scappa davanti ai nemici è "codardia", e davanti agli amici "è tradimento".

Il diritto di proprietà accettiamolo pure, che la colpa dei padri non ricada sui figli pure, ma il "diritto divino" lasciamolo da parte, e si usi il buon gusto; nemmeno il Papa ce l'ha il diritto divino, anche Lui (dai tempi dei Borgia) deve essere eletto dagli uomini, e non sempre -qualche volta - hanno fatto una buona scelta; in altri casi bastava o pagare o essere nipoti, e qualche volta anche figlio di buona donna.
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Dimenticavo: C'è un altro precedente all'8 settembre '43. 
E' del 6 agosto 1849; ed è quello di Vittorio Emanuele II, che rinnegò  il solenne impegno fatto con il giuramento del padre a Milano soli pochi mesi prima. Infatti Carlo Alberto ai lombardi nel '48 anche qui disse che "sarebbe stato tra loro, con i suoi figli", "accolti come cittadini nel suo regno".  Ma la notte del giorno successivo dell'attacco degli austriaci fuggì da Milano e si arrese agli austriaci, assicurando loro (pur di conservare il Piemonte) che non avrebbe in avvenire mai più aiutato né i lombardi né i veneti.
 Suo figlio poi, Vittorio Emanuele II firmò il trattato di pacificazione con l'Austria e non certo a favore della Lombardia.  Citiamo il Rapporto del nunzio pontificio del 13 aprile 1849, P.Pirri, Pio XI e Vittorio Emanuele II dal loro carteggio privato, 2 voll., Roma 1944.61, vol. 1, p.24) "Il re ratificò il trattato con l'Austria giungendo persino a proporre che le sue truppe aiutassero gli austriaci e i francesi contro i lombardi".

Sul popolo milanese "tradito", "abbandonato" "venduto agli austriaci" dai Savoia, vedi , L'insurrection de Milan 1848 (Parigi, Amyot, 1848), di Carlo Cattaneo. E ancora di Carlo Cattaneo, Scritti su Milano e la Lombardia, a cura di E. Mazzali, Milano
 
(un breve accenno dei fatti e di quelle pagine: qui)

Pochi giorni dopo la sconfitta (molto oscura) di Novara, la repressione che Vittorio Emanuele aveva promesso a Radetzky, il Savoia  tenne fede: a Genova  scoppiata una rivolta repubblicana antimonarchica Vittorio Emanuele  non indugiò un attimo a far marciare sulla città ligure il generale La Marmora per assediarla, costringerla alla resa, ristabilire l'ordine con la forza, arrestare e condannare a morte gli elementi repubblicani.
La repubblica ai Savoia non è mai piaciuta!
Che monarchici sarebbero altrimenti!
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In quanto alle colpe dei padri che non sono responsabili i figli, assistiamo a una oscena contraddizione. Due pesi e due misure diverse.

Se sono ancora oggi responsabili i figli e i nipoti di quei comunisti che un tale (agitandosi, diventando paonazzo) ci indica come "nemici delle libertà" (e che allora non erano nemmeno nati) perchè non farlo in ugual modo con i figli e i nipoti di chi portò allo sfacelo l'Italia, dicendo sempre sì quando doveva dire no, e sempre no quando doveva dire sì, e che non era certo un "amico del popolo italiano".
La folle dichiarazione di guerra alla Francia, all'Inghilterra e agli Stati Uniti, non fu firmata da Mussolini, ma dal Re d'Italia. Il documento porta la sua firma.
La norma che regolava lo Statuto Albertino, accordava solo al re, il Supremo Comando della FF.AA; ed infatti a quella norma il 25 luglio 1943 il re fece ricorso.

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TUTTAVIA VOGLIAMO RICORDARE..
.
...e pochi lo sanno
che alla unanimità fu votato un articolo alla Costituente che doveva
con un solenne preambolo iniziare lo Statuto della NUOVA ITALIA.
Era stato deciso che prima dello
Art. 1 figurasse questa premessa nella Costituzione:

"A DECORRERE DAL 1° GENNAIO DELL'ANNO 2000
NESSUN UOMO O PARTITO POLITICO
O MOVIMENTO AFFINE
POTRA' DICHIARARSI RESPONSABILE DEI PROPRI ERRORI,
NE' PRETENDERE
A UNA DIMINUZIONE DEL BIASIMO PUBBLICO,
ALLEGANDO CHE C'E' STATO IL FASCISMO "



Tanto meno rendere responsabili i discendenti, i figli, i nipoti, i tesserati,
rossi, neri e gli incolori (quelli che non sapevano cosa accadeva
o facevano nulla (*));

ma il preambolo fu cancellato!
ed eccoci nel dopo 2000, a ciancionare il pro e contro,
o a criminalizzare il fascismo, il comunismo o la monarchia.
Gli italiani erano quelli (*). E oggi sono questi! Quindi basta!
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(*) Ma com'erano "quelli" ? come reagirono quando iniziò la guerra?
"I più fecero come chi scrive, cioè nulla. Ci lasciammo portare dagli avvenimenti quasi dissolvendoci in essi, e senza contribuirvi nè in un senso nè nell'altro. Quelli di noi che vennero richiamati alle armi, cioè quasi tutti, non furono soldati traditori, ma nemmeno buoni soldati".
Indro Montanelli (Ufficiale del Regio Esercito)
in L'Italia dell'Asse, 1a ediz. Rizzoli, 1981, pag 446).

I "quelli" fanno un "popolo"; e...
il popolo va >>> dove il "messia" lo porta > >

Francomputer
Pluralisticamente accettiamo altre tesi - pro e contro
Non per partito preso o per attribuire torti o ragioni 
ma perchè è giusto cercare di capire


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