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ANNO 158 d.C.
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riassunto del
PERIODO ANTONINO - M. AURELIO ( dal 138 al 180 d.C. )
UNA RELATIVA PACE NELL'IMPERO
PROSEGUI NELL'ANNO 159 >Nonostante le tante lodi nella tradizione letteraria di questo periodo nei confronti di una pace felicitas che regna sovrana nell'impero sotto l'illuminata guida dell'imperatore ANTONINO il PIO, sono documentati, ma senza una precisa cronologia dei fatti, alcuni piccoli conflitti contro gli ALANI, sul BORISTENE, sul Mar Rosso, e scontri con alcune tribù della DACIA.
Vediamo, dai referti, le monete di questo periodo, sempre celebrare queste piccole e incerte vittorie con le "felicitas", con gli "aiuti degli dei e della fedeltà dei soldati", ma sappiamo che era semmai la Fortuna quella che aiutava Antonino, non la sua politica. Non erano neppure i nuovi sapienti egiziani, quelli a cui abbiamo accennato lo scorso anno, gli Astronomi e gli Astrologi.
Con gli "accordi per il grano", i nuovi contratti economici tra le parti, che hanno permesso di sfamare Roma, ecco arrivare nella capitale insieme al grano, non solo l'Astronomia, ma anche le grandi divinità egiziane, con i loro sacerdoti, che mandarono in pensione tutti quelli dell'Antica Roma, e perfino quelli ellenici. Alcuni si riciclarono, si adattarono, cambiarono gli argomenti, le divinità, i culti e i sacrifici e continuarono il mestiere dell'imbonitore; altro del resto non sapevano fare.Dall'Africa infatti, arrivarono le divinità dell'Egitto alessandrine, Serapide, Iside, Helios, Selene ecc. Dall'Asia Minore, arrivò il culto di Mitra, nuovi sacerdoti ed altri Astrologi in competizione con quelli egiziani già accennati nel 157. In Asia Minore uno dei più grandi centri del culto solare (sia astrologico che astronomico) era PALMIRA, la città dove c'era la più alta concentrazione di commercianti, sede di una grande corporazione, in quello che era il grande crocevia di tutte le carovaniere Oriente-Occidente. (La capitale che Aureliano cancellò nel 273 (Vedi) dalla carta geografica. Proprio al ritorno da Palmira, Aureliano introdusse a Roma ufficialmente il Natale del Sole, che era la principale festa dell'anno a Palmira, e prima ancora a Petra. Entrambe due città con una grande cultura mutuata dalla civiltà egizia. Non per nulla che la regina di Palmira, Zenobia, era una discendente di Cleopatra).
Se i romani scelsero di far fare dei progressi nell'adottare queste dottrine e divinità egiziane negli anni che seguirono, molto probabilmente lo fecero solo perché i granai di Roma dipendevano forse dall'Egitto, non fu dunque il fato, ma una scelta opportunistica.
Ma non tutti a Roma furono accecati da tutti quei Soli orientali ed egiziani, altri cercavano nuove risposte agli interrogativi della vita; cercavano altre "illuminazioni". Quando terminò il periodo della pancia sempre e in ogni caso piena accettando ambigui compromessi politici e religiosi, quando tutto andò in frantumi lasciando la gente sconcertata, e sola, nel vuoto materiale ma soprattutto interiore, e a chiedersi perché era successo, non trovando risposte, questi altri si fecero avanti e furono solo allora capiti e compresi. Erano, questi altri, seguaci di un uomo vissuto 158 anni prima, e la sua dottrina non offriva nulla con le mani, non aveva frumento da barattare, non sete pregiate, non ori e gioielli, scienza da insegnare, denari o favori da offrire, ma solo un'anima candida, e la spiritualità, quella che a Roma era sempre mancata: erano i seguaci di Gesù Cristo! E presto ne incontreremo fra pochi anni molte di queste anime candide, e proprio nel momento in cui la spiritualità è diventata una necessità interiore.
Non fu facile nella Roma di questi tempi farsi capire da questi primi predicatori del cristianesimo, e dovranno passare altri duecento anni. Solo nel 363 (Vedi) ci sarà il vero trionfo del cristianesimo come accettazione spirituale, non più discussa, ma voluta da tutta una popolazione, che ormai non aveva perso solo l'impero millenario, orgoglio di ogni romano, ma aveva perso la fiducia in se stesso. Persi i beni, e guardandosi indietro, il romano si accorse che gli mancavano anche le radici.
Non fu facile in questi primi anni. Abbiamo letto di Valentino, Marcione, Giustino. Le loro apologie, le loro difese, i vari tentativi di conciliare il cristianesimo con la filosofia greca o alle profezie bibliche del giudaismo complicavano forse un po' troppo le cose. Ne troveremo ancora un altro, che fra non molto farà anche lui un tentativo estremo di sincretismo, proprio con l'Astrologia (non l'astronomia!) di cui abbiamo accennata sopra, la voleva inserire in un certo modo anche nel cristianesimo. Era un siriaco, BARBESANE, (Bar Daisan nato a Edessa nel 154) che si convertirà al cristianesimo all'età di venticinque anni, nel 179, ma per le sue simpatie alla gnosi valentiniana e con la sua singolare dottrina ricca di elementi di natura astrologica di basso livello, ne venne poi espulso. Una dottrina che però in alcuni ambienti resistette; tanto che ebbe i suoi seguaci e una certa credibilità per quasi 800 anni.
Barbesane è autore anche di un dialogo di ispirazione dualistica "Il libro delle leggi dei Paesi" che riflette sempre quel sincretismo appena accennato e che lo rendono simile più a un pensatore gnostico che a un vero e proprio teologo cristiano.