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MILIARDI ALL' 1 A.C. |
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ANNO 136 d.C.
QUI il riassunto del PERIODO DI ADRIANO - dal
117 al 138 d.C.
ADRIANO nel corso dell'anno rientrò a Roma. L'imperatore era più malato che mai. Il mondo andava oltre la sua comprensione e si allontanò del tutto dalla città non mettendovi più piede. Si allontanò del tutto anche dagli uomini che la abitavano. Il cammino percorso era forse giunto al limite dell'umano e forse proprio per questo la sua stessa esistenza diventò per lui un peso insostenibile.
Ma la sua immagine aveva incantato il mondo e ricalcando le orme di Augusto, le aveva perfino superate, ed il popolo era con lui, cullandosi nell'allettante illusione che l'imperatore e l'impero gli appartenessero. Nei confronti del Senato tenne fede al giuramento iniziale, lo onorò e gli permise di essere attivo, ma tenne il potere stretto a sé per tutta la vita.
Tutti i suoi editti e i suoi atti ufficiali furono sempre votati, mai messi in discussione dal Senato e nemmeno uno fu respinto. Certo i Senatori non erano quelli di Augusto, della Roma Repubblicana. I Senatori non erano quasi più romani, come lui venivano dalla provincia, dalla Spagna, dalla Gallia, dall'Africa e dall'Asia Minore. Vi restavano solo tre famiglie romane. Quindi il Senato, pur esistendo ancora, in realtà era completamente manovrabile, plagiato o servo. Per anni, grazie alle scelte fatte di persona da Adriano, l'estromissione dell'elemento italico era stato costante (ricordiamoci che per la prima volta fece governatore in Bitinia, Plinio; esautorando del tutto il Senato senza che gli si opponesse).
A prima vista ciò poteva apparire come una distribuzione e una partecipazione più attiva ai poteri sempre più vasti dell'amministrazione dell'impero. Aveva aperto tutte le porte della carriera, nei diversi uffici, ai provinciali, concedendo importanti cariche a quella borghesia economica e finanziaria emergente. Era un nuovo ordine di cose che funzionava molto bene perché stimolava l'iniziativa e, del resto, questa veniva ripagata in termini di carriera, onore e denaro.
Nessuno si sottrasse all'influenza di Adriano, neppure i nemici, che non si ribellarono solo per opportunismo: troppo era il prestigio che Adriano godeva fra le masse, troppa la popolarità e i benefici che perfino i nemici ricevevano. Non si sentirono (era pericoloso) di andare controcorrente, attesero pazienti tempi più maturi, o meglio attesero la sua fine. L'idea del federalismo si rivelò insomma uno sbaglio, perché la burocrazia decentralizzata era legata all'"uomo forte" Adriano, mentre l'imperatore avrebbe dovuto invece creare una burocrazia legata allo "stato forte". Ma uno capace e utile allo Stato come Adriano non c'era, malgrado il suo assolutismo sempre più malato. Un morbo oscuro - quello della senilità mentale- causa di molti danni, e che si rivelò improvvisamente con il comportamento di Adriano nella scelta di un suo successore.
Nel suo isolamento e con il peggioramento della malattia, Adriano si rese improvvisamente conto che doveva scegliersi un successore. Ma non aveva le idee chiare e come abbiamo detto, era lontano dagli uomini. Convocò degli amici, si fece suggerire almeno dieci nomi degni di ricoprire la carica di imperatore. Poi -i consiglieri- non li prese in nessuna considerazione.
E' il momento tragico che comincia a comparire nella mente ottenebrata di Adriano. Voleva fare suo successore il cognato Serviano che aveva novanta anni, ma non sappiamo come e perché lo costrinse poi al suicidio. Nello stupore generale, scelse, adottò e nominò console CEIONIO COMMODO (detto anche Elio Cesare Vero) un etrusco, sconosciuto ai più, che non aveva nobili natali, non era suo parente nemmeno alla lontana e aveva anche una malattia oscura più della sua: forse sifilide. I maligni dissero che quella scelta era già il primo segno della pazzia, mentre i più sarcastici dissero che il motivo di questa scelta era la bellezza femminea di Ceionio che doveva avere a quest'epoca circa 28-30 anni, e altrettanti meno di Adriano.
L'unica cosa buona che fece Adriano in un momento di lucidità, fu quella di promettere in sposa la giovanissima (aveva 10 anni) figlia di Ceionio, Faustina Minore, al suo favorito Marco Annio Vero (il futuro Marco Aurelio) che aveva quindici anni. La madre di Faustina, Faustina Maggiore era già nel 117 diventata moglie di ANTONINO, un singolare ricchissimo contadino romano (che vedremo fra poco succedere ad Adriano come imperatore) e che adotterà così il genero, Marco Aurelio.