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ANNO 122 d.C.
QUI il riassunto del
PERIODO DI ADRIANO - dal
117 al 138 d.C.
L'ANNO 122
* ADRIANO IN BRITANNIA E IN SPAGNA
Proseguendo il suo viaggio l'imperatore Adriano visitò queste due province (con un particolare riguardo per la "sua" Spagna) e vi si trattenne per quasi 2 anni, dando inizio (come poi farà in altre province) a grandi lavori pubblici in moltissime città arricchendole di ponti, acquedotti, reti stradali, forti, monumenti, terme, teatri, ginnasi e mettendo a disposizioni grandi somme di danaro per l'assistenza, e sussidi per sostenere le istituzioni educative e i programmi di istruzione pubblica.
In alcune città accordò delle autonomie, perfino il diritto di coniare moneta, se potevano dimostrare di amministrare le risorse locali. Indicativa e famosa rimase la risposta che diede a quell'amministrazione che chiese il permesso di costruire un teatro: "Fatelo pure, se ve lo potete permettere però, ma senza penalizzare le finanze dello Stato e senza chiedere contributi con delle tasse inutili alla povera gente".
Non ultimi furono gli interventi nelle città portuali, dove come in altre che si affacciavano sul Mediterraneo si stava avviando un commercio in pieno sviluppo. Era il periodo in cui si diceva che le acque di questo mare fossero diventate il "lago di Roma". Migliaia di navi si incrociavano sulle rotte mediterranee portando dall'Africa fino al Reno o fino a Londra nuovi prodotti. Il commercio orientale si lanciò nella conquista di nuovi mercati. Province come la Gallia ma anche la Britannia, la Germania, l'Egitto, il Marocco erano state prese d'assalto da artigiani e commercianti italiani che in un primo momento avevano avviato un commercio di prodotti agricoli che provenivano dall'Italia, facendo dell'import, poi grazie alla manodopera a buon mercato e alle materie prime locali, avevano avuto l'idea di impiantare le fabbriche in loco o mettersi a produrre direttamente le derrate alimentari su quei fertili terreni, e dopo aver soddisfatte le richieste locali e raggiunta la superproduzione si attivarono e iniziarono a fare i viaggi all'inverso e cioè a fare export verso l'Italia.
Così un'industria italiana di ceramiche che aveva trasferito le sue attività in Marocco, manda in Italia e nelle altre province la sua produzione con la marca italiana, ma fabbricata in Africa. E dall'Africa e dalla Spagna giungevano in Italia i vini, la pasta di pesce, l'olio. Ma avveniva anche il contrario, dall'Egeo e dal Medio Oriente partivano imprenditori che andavano a impiantare con la loro conoscenza tecnologica le prime fabbriche di tessitura, di ceramica o di vetro sull'alto Danubio, a Colonia, in Francia, in Spagna.
Era insomma il momento in cui queste forze motrici politiche ed economiche, portavano al massimo l'unificazione di tutte le forme esteriori della vita dell'impero, il gusto italico veniva adottato da tutto il bacino mediterraneo contribuendo a un processo di aggregazione totale. Basti pensare che perfino per le costruzioni Adriano portava con sé in tutti i suoi viaggi, delle corti di operai, architetti, decoratori e maestranze specializzate per erigere e decorare edifici, fare ponti, dighe, insegnare l'agronomia. Un'attività, quella edilizia, il cui indotto creava lavoro e occasioni di guadagno sia direttamente che indirettamente, che stimolava l'iniziativa privata in molti altri settori. Alcuni scoprirono che anche la campagna si poteva trasformare in industria e i latifondisti non persero l'occasione per farlo, confezionando prodotti, trasformandoli ed infine mettendoli sul mercato o esportandoli su altri mercati dove la domanda era sempre in crescita.
Adriano non si limitò a fare dell'assistenzialismo ma diede inizio a una nuova economia di mercato molto liberista (del tipo Smith, Ricardo del nostro Novecento) alcune aziende e attività che erano statali (come quelle dei lavori pubblici, strade, canali, ponti, mura, terme, scuole ecc.) stimolarono e aiutarono le private (quando non furono del tutto abbandonate dal capitale imperiale e privatizzate) e quelle private si servirono delle attività statali per incrementare in sinergia le proprie attività e creare, senza fare concorrenza allo stato, con i profitti, altre attività. Era il miracolo economico romano, che poi avrebbe rappresentato un faro per i secoli futuri (anche se era un miracolo selvaggio, come sempre avviene quando il liberismo porta a concentrazioni eccessive e al monopolio di pochi).
Alcuni governi che seguirono furono "illuminati" da questa "luce" economica molto semplice, visti i grandi risultati, altri -per motivi che derivavano poi dal lento processo di decadenza degli anni successivi, provocato da tanti fattori, non ultimi quello religioso - rimasero al "buio" (Roma non aveva una religione, ne aveva tante, ma nessuna dotata di elementi etici e di contenuto spirituale). Adriano, che negli ultimi anni della sua vita arrivò perfino all'eccesso con un culto di se stesso esasperato era, e lo si vide nei suoi ultimi giorni, solo un uomo ambizioso come tutti gli altri senza rigore spirituale, e che non poteva fare altro che accrescere ancora di più il buio intorno a sé.
(un grazie a Manuela Caniato)
Del resto sono rarissimi i periodi storici dove il benessere economico ha portato a un deciso e nuovo sviluppo culturale oltre che etico. Quando si cavalca il boom, scatta l'antagonismo, la corsa alle apparenze, alla ricchezza e si dimenticano tanti valori, le riflessioni, e non nascono più i "tracciatori" della Storia. Il periodo di una civiltà è sempre quello : un arco di 480 anni, massimo 498.
Ma proseguiamo.......di dei a Roma ne arrivano ogni giorno, da ogni provincia, da ogni regione, divinità agreste e divinità pubbliche, casalinghe e familiari, dall'Egitto o dalla Persia, dall'India o dalla Palestina, antiche o recenti, e non si erige più un tempio a questo o a quello, ma si fa il............