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ANNO 119 d.C.
QUI
il riassunto del
PERIODO DI ADRIANO - dal 117 al 138 d.C.
L'ANNO 119
*** ADRIANO A ROMA
*** MISURE ECONOMICHE URGENTI
*** IL CAOTICO TRAFFICO DI ROMA
ADRIANO rientrato a Roma il 9 luglio 118, fece subito dimenticare la sua sospetta elezione come imperatore, considerata da alcuni come una usurpazione. E fece anche dimenticare (lui assente) quel frettoloso consenso dato dal Senato a far passare per le armi quattro uomini di rango consolare che si erano preparati, non sappiamo per quale rancore o se le accuse erano certe, per assassinarlo. Abilmente riversò tutta la responsabilità della loro morte sul Senato. Non li aveva certo, disse, condannati lui quegli uomini.
Altrettanto abilmente si accattivò il favore dei Senatori quando giurò che non avrebbe punito d'ora in avanti sotto il suo mandato, nessun Senatore se non con una sentenza pronunciata dagli stessi Senatori. Nei riguardi del popolo, per accattivarsene il favore, "primo e unico ad agire così", la sua generosità fu senza pari "liberò dai debiti tutti i cittadini" ordinando di bruciare tutti i documenti accumulatisi nell'arco di quindici anni nei confronti dello Stato.
Mentre quelle somme che erano state periodicamente accantonate per essere messe a disposizione della guerra furono restituite alle singole città per le loro necessità economiche urgenti. E davanti al popolo e al Senato disse che "avrebbe trattato la proprietà comune come proprietà del popolo e non come sua personale". (una frase "socialista"! non gradita ai conservatori aristocratici). Quindi la politica della rinunzia alla guerra si stava trasformando in una cura del benessere delle masse, e di fronte a tanto altruismo e sagge scelte il Senato dovette inchinarsi non mettendo più in discussione l'Uomo, che venne poi indicato come "l'uomo mandato dalla provvidenza degli dei", "che aveva restaurato e arricchito la terra".
Adriano, formalizzate alcune sue scelte su ogni settore della vita pubblica, entrò anche in quella privata. Mettendo dei freni allo spreco, al superfluo e all'ostentazione.TRAFFICO IN ROMA - Abbiamo detto che personaggio era Adriano, qual'era il suo carattere e quindi possiamo immaginare quando arrivò a Roma che tipo di impressione ricevette nel vedere l'ostentazione dei ricchi, l'edonismo dei neo ricchi, soprattutto quello pacchiano, fatto di status-simbol con vetture di due, quattro e anche otto cavalli, che era la massima espressione.
Alle vere nobildonne aristocratiche si affiancavano le matrone, le mogli dei funzionari, commercianti, impresari, arrampicatori sociali, che la Roma di Traiano con i grandi lavori edilizi e i commerci dell'indotto, aveva fatto in pochi anni proliferare, arricchire, fatti diventare arroganti, prepotenti, pacchiani, e alcuni anche molto cafoni.
Le strade straripavano di carrozze, il traffico era diventato insopportabile, l'aria era irrespirabile per lo strato di letame che ricopriva le strade del centro, mentre la gente sulle carrozze correva tanto per correre senza una meta precisa, solo per farsi ammirare nel suo nuovo vestito di seta arrivato dall'oriente (la seta spopolava in tutte le tinte) e dove molte volte un tiro a 4 cavalli trasportava una sola persona e magari per andare da casa alle Terme che distavano 100 metri.Si parcheggiava in seconda corsia, in terza corsia, davanti ai negozi, davanti agli uffici pubblici o nei templi, davanti alle terme, spesso invadendo i marciapiedi dove i pedoni non riuscivano più a passare, intasando il traffico all'inverosimile, causando ingorghi in cui poi si arrivava non solo alle invettive e alle mani, ma anche al frustino in faccia..
Le lamentele dei commercianti erano alle volte contrastanti, chi voleva chiudere il traffico in centro e farne un'isola pedonale, chi invece temeva il crollo delle vendite, visto che si stavano costruendo vere e proprie Città Mercato (i mercati traiani erano più grandi della Rinascente a Milano), con negozi vari ordinati all'interno per settori merceologici, che erano più agibili ai clienti, anche perchè favoriti da ampi parcheggi per le carrozze. Vi operavano ogni genere di negozio; i piccoli sfoggiavano la mercanzia più varia, dalla più ricercata a quella più costosa, mentre quelli grandi più popolari e per la grande quantità di merce di largo consumo che disponevano e vendevano, potevano praticare prezzi decisamente inferiori alle piccole botteghe degli altri rioni che seguitavano a lamentarsi per i magri affari.Bisognava porre rimedio a questa "pacchianeria" del traffico in centro, e Adriano scrive nelle sue Memorie "....la morale è una convenzione privata, il decoro invece è una faccenda pubblica di cui mi devo assolutamente occupare, e questi signori che si mettono in mostra con i loro averi mi hanno sempre fatto l'effetto di un'ostentazione di bassa lega ; e alle volte sono anche falsi, perché alcuni di essi sono solo dei dissipatori oberati di debiti. Per reagire a queste disinvolture ho fatto ridurre il numero insolente delle vetture a cavalli che ingombrano le nostre strade: che paradosso, è il lusso della velocità che si annulla da sé. A che serve possedere una carrozza ultimo modello, leggera, filante, veloce, tirata da quattro destrieri purosangue quando poi all'incrocio con la Via Sacra sono tutte l'una in fila all'altra ferme nell'ingorgo reciproco, a che serve questo progresso tecnologico della velocità quando un pedone nella stessa via supera con le sue sole gambe cento carrozze in fila ferme." (Adriano -Memorie - 125 d.C.).................................
Ma il fenomeno che più dava fastidio era quello degli ambulanti, i "Vu' cumpra'" dell'epoca, anche loro "extracomunitari". Il fenomeno assunse ad una tale portata che ci fu una specie di rivolta dei negozianti che avevano le botteghe nelle principali strade di passeggio o di passaggio, dove si trovavano i migliori negozi, e che pagavano, a sentir loro, tante tasse ma poi non erano tutelati.
Stanchi del lassismo si scatenarono contro l'abusivismo di tutti questi orientali che una volta arrivati a Roma in mille modi e in clandestinità sulle numerose navi cargo che facevano la spola con l'Africa e l'Oriente, non sapendo cosa fare per sbarcare il lunario s'improvvisavano tutti venditori ambulanti di chincaglierie. Occupavano i marciapiedi con le loro piccole mercanzie d'ogni genere, tanto che intervenne Domiziano (ancora nel 96) con un editto che tentava di ridimensionare il fenomeno abusivismo, sempre più in crescita. Non solo dannoso alle botteghe ma anche fastidioso per i passanti che sui marciapiedi non riuscivano neppure a passeggiare e dovevano subire il continuo assalto di questi progenitori dei "Vu' Cumpra'" anni 2000.
Marziale ci lascia un'esatta "fotografia" di questa situazione nelle sue memorie: "... Stanno costoro in ogni luogo, si aggirano fuori e perfino dentro le terme, ti vengono vicino mentre sei dal barbiere, dal macellaio, mentre ti fermi a parlare con gli amici o quando sei fermo agli incroci con la carrozza; ti vengono ad infastidire in casa, nel foro, ai giochi, e ce ne sono centinaia nelle strade dove vendono di tutto; t'importunano, e si arrabbiano poi se non gli compri nulla, insomma Roma è oggi una sola immensa bottega".
(nulla come vedete è cambiato nella Storia! Sempre ciclica)
(un grazie a Manuela Caniato)