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CRONOLOGIA

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ANNO 115 d.C.

Qui il riassunto del PERIODO DA NERVA fino  A TRAIANO ( dal 97 al 117 d.C.)
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L'ANNO 115
* TRAIANO IN MESOPOTAMIA

 Lasciata l'Armenia -dopo averci istituito il governatorato unendola alla Cappadocia- Traiano ritornò ad Antiochia dove in precedenza aveva incontrato altri re Parthi vassalli; alcuni prima erano divisi, ora era diventati improvvisamente filoromani; forse per convenienza o timori; gli avevano portato perfino i doni, rinsaldando l'amicizia e offrendo appoggi verso quella zona dove l'imperatore voleva dirigersi, cioè verso Nisibis, un vasto territorio di re Adiabene, a cavallo del Tigri.

Fra gli assenti c'era Abgar, che aveva temporeggiato, poi all'inizio di questo anno viste le potenti legioni romane, accolse l'imperatore a Edessa facendo professione di umiltà. Stesso atteggiamento inizialmente lo fece Sporace di Antemusia che però non riuscì a salvarsi, aveva temporeggiato troppo e Traiano, scoprì il suo gioco dell'attesa opportunistica e con una brevissima campagna occupò il suo regno.

Traiano non era ancora contento, lasciò nelle due province un forte contingente di uomini e iniziò i preparativi per una nuova campagna per l'anno successivo. Si trovava, dopo i due successi, in una buona disposizione d'animo.

Dal Lago di Van il generale Quieto con un'armata si era ricongiunto forse a Singara, con Traiano che dopo aver lasciato Elegeia non aveva più incontrato resistenze. Gli inermi abitanti non gli opposero resistenza, e salvo qualche guerriglia la sua avanzata divenne trionfale. Tutta la Mesopotamia settentrionale era ora nelle mani di Traiano.

Nel regno dei Parthi intanto la confusione è molta, i vari regni stanno per essere in questa invincibile avanzata di Traiano risucchiati, e di Cosroe nessuno sa niente, dove sia finito e cosa stia preparando, se un incontro di pace con Traiano o intento a riunire altri re contro i romani.

Il primo segnale arrivò sulla linea dell'Eufrate superiore con il Tigri, dove Cosroe trovò in Mebarsape un alleato per difendere la capitale Ctesifonte, situata più a valle. Purtroppo fu inutile la sua difesa lungo la riva del fiume, il destino della capitale era ormai segnato; il corpo di spedizione romano sottomise anche lui, che permise così la mossa successiva di Traiano: la marcia verso la capitale dei Parthi che però rinviò alla primavera successiva.

Aveva un piano strategico straordinario. Durante tutto l'inverno si disboscarono le foreste intorno a Nisibis e si costruirono navi per attraversare e percorrere un lungo tratto del fiume Eufrate, sia per la prossima spedizione per trasportarvi le truppe e sia per mantenere i collegamenti dei necessari rifornimenti.

Il problema più importante era poi quella dell'armata che doveva operare sul Tigri, e Traiano si ripromise di prenderne personalmente il comando.

Altra operazione strategica fu quella di allearsi (ma pagando bene) con un gruppo di Arabi che ottimi conoscitori del deserto gli sarebbero stati utili quando la sua armata dovendo abbandonare la pianura fertile settentrionale si sarebbe inoltrata nel deserto.

Le operazioni erano previste dunque per la primavera prossima, aveva una grande fiducia, che non gli venne meno e né si lasciò impressionare dal tremendo terremoto che sconvolse la Siria, dove la distruzione ad Antiochia fu apocalittica, un terzo della città andò completamente distrutta; vi morì il console Virgiliano e lo stesso imperatore fu ferito.

Vedremo nel prossimo anno l'esito di questa spedizione accuratamente e puntigliosamente preparata da Traiano.....

*** A  ROMA nella comunità cristiana è consacrato Vescovo ELVIDIO SISTO I, romano che sarà Pontefice fino all'anno 125. (Nella tradizione cristiana e secondo l'elenco ufficiale è il settimo Papa (vedi sotto)
 *** IN SIRIA e in Asia Minore nasce intanto l'episcopato monarchico: il Vescovo viene considerato rappresentante di Cristo e diventa capo della comunità a vita (è il primo passo verso la papalizzazione della Chiesa, che solo appunto in questo periodo si affermò a Roma con una funzione vescovile "monarchica". Ma sarebbero dovuti passare molti anni (V-VI sec.) prima che l'appellativo "pappas" ( in greco "padre") fosse utilizzato anche nella chiesa romana non senza incontrare vive resistenze con quelli dell'Oriente dal III secolo in poi, quando fu appunto rivendicato dai Vescovi di Roma il diritto di essere chiamati unici successori di Pietro visto che era stata questa comunità cristiana in questa città, la prima ad essere stata direttamente fondata da un apostolo di Gesù Cristo. D'ora in avanti per comodità li chiameremo Papi e non Vescovi.

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