| 20
MILIARDI ALL' 1 A.C. |
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ANNO 110 d.C.
Qui il riassunto del PERIODO DA NERVA
fino A TRAIANO ( dal 97 al 117 d.C.)
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L'ANNO 110
*** TRAIANO POLITICO
Lasciamo per un momento il territorio dei Parthi dove si sta consumando all'interno una guerra di potere fra i due re e rimaniamo a Roma dove da circa tre anni Traiano sta riformando lo Stato. Sta progettando nuovi interventi per l'economia e con molti interventi urbanistici sta cambiando la fisionomia di Roma.
TRAIANO POLITICO - Nei vari mesi di quest'anno Traiano non impegnato in campagne militari fa la sua presenza costante in ogni luogo dove viene inaugurata un'opera edilizia, dove la si progetta, dove la si costruisce e ad ogni manifestazione concede feste per diversi giorni.
C'era il Colosseo che era diventato perfino troppo piccolo per alcune manifestazioni; Traiano fece fare i lavori al vecchio Circo Massimo che portò a una capienza di circa 300.000 spettatori.
Continuò l'ottimo rapporto nei confronti di ogni senatore, che considerava amici, riconosceva l'influenza del loro prestigio e li consultava spesso sulle direttive che proponeva, anche quando egli stesso aveva già deciso, cosa che prima di lui non era mai avvenuta. (l'assolutismo monarchico aumentava, con il disprezzo e il campanello di allarme di Tacito, che rimaneva inascoltato).Si fanno quindi delle riforme che hanno uno stile e un'ampiezza politica straordinaria. Non solo nei confronti dei potenti senatori, ma applica Traiano la sua saggia pazienza nell'ascoltare anche il più umile artigiano, purché, diceva lui, costui abbia, idee chiare, realizzabili, concrete. Famoso il suo motto che ci è stato tramandato: "E' una giornata persa quando l'imperatore non fa in questa almeno una cosa buona per il bene anche di un solo suddito".
Se così era la sua magnanimità per i Senatori, altrettanto lo era verso i suoi sudditi; così per i suoi soldati, li conosceva uno per uno, non solo col nome ma anche con il soprannome di battaglia e nutrivano per lui una assoluta devozione, perché dicevano, riferisce Plinio, "Lui è uno di noi".
Ritenne, lo abbiamo già accennato, che era degradante per una qualsiasi persona, potente o umile, doversi come si era sempre fatto, inchinarsi ai suoi piedi, baciargli la mano, e considerò anche poco democratico partecipare a ricevimenti dove alcuni presenti ipocritamente si comportavano con piaggeria.
Abolì qualsiasi cerimoniale in odore orientale come era avvenuto fino allora e diede seguito a riunioni amichevoli e alla buona, nel corso delle quali si poteva dire quello che si voleva e intervenire liberamente, e venivano interrotte non per fare la "colazione" ufficiale mondana, ma solo per mangiare -nella stanza accanto e spesso in piedi frugalmente- una focaccia e un po' di formaggio, anche se in quella riunione c'era il re dei Parti o l'ultimo dei suoi sudditi.
Fu chiamato in seguito il "migliore principe" della terra, perfino da Gregorio Magno Papa, nonostante le sue, anche se non proprio molto severe, persecuzioni ai cristiani, che furono sostanzialmente miti nei loro confronti. Tuttavia fu poi annoverato tradizionalmente quale autore della terza persecuzione contro i cristiani. Ma ne riparleremo il prossimo anno quando queste disposizioni contro i cristiani furono adottate.Sulla sua personalità e magnanimità non abbiamo dubbi dalle testimonianze. Il Senato adottò in seguito, quando proclamava e dava ufficialmente l'investitura ad altri imperatori la formula " che tu possa essere migliore o almeno uguale a Traiano".
Naturalmente non era così per Tacito, che ci lasciò impressioni molto diverse dai suoi colleghi contemporanei. Ma lo leggeremo più avanti......