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ANNO 58 d.C.
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l'intero riassunto:
del PERIODO DI NERONE dal 54 al 68 d. C.
*** RIFORMA FISCALE DI
NERONE
*** IN ITALIA NERONE PROMUOVE LO SPORT
*** NASCE LA CARTA IN CINA
*** NASCONO I LIBRI FILOSOFICI CINESI
Il progetto di legge di Nerone, già studiato lo scorso anno, cui abbiamo già accennato, all'inizio di quest'anno entra in vigore con un atto d' imperio. Nerone a Roma vuole abolire tutte le imposte indirette e aumentare le imposte dirette. Toglie agli appaltatori esattori privati la riscossione delle imposte, spesso non interamente versate nelle casse dello Stato.
Tutta la plebe applaude, mentre i ricchi proprietari e i latifondisti applaudono molto meno questa rivoluzione fiscale copernicana che, pur non passando al senato, Nerone impose creando una casta di funzionari incaricati di applicare la sua legge.
Si va dunque delineando un contrasto sempre più marcato tra l'assemblea e l'imperatore che tende sempre di più verso l'assolutismo imperiale.
Solo Napoleone lo potrebbe giustificare, visto che lui nel 1800 si comporterà allo stesso modo; ma nelle sue memorie scrive: "era una necessità, la Francia aveva bisogno di un'unica autorità per fare grandi cose, non di mille padroni inetti, ladri, stranieri in patria, furfanti, che io avevo tolto dal fango e che subito furono convinti di essere loro i padroni della Francia. Elargivo enormi somme, me li ritrovavo che facevano feste solo tra di loro"Seguirà un altra riforma economica più marcata anche nel 63; qui troviamo ormai Nerone in una maturità (affermano i ricchi) scellerata. Farà coniare nuove monete con lo stesso valore facciale ma con un contenuto sia di oro che di argento inferiore di circa il 10%. Una svalutazione che si era resa necessaria in seguito a una accentuata tendenza da parte dei ricchi a essere la moneta aurea occultata, tesaurizzata, quindi non più destinata a investimenti produttivi con la conseguenza di una scarsa circolazione monetaria e quindi una vertiginosa salita dei prezzi.
Nel frattempo a corte si ordiscono le trame per reciprocamente mettere gli avversari nelle condizioni di agire per annientarsi l'uno con l'altro. Agrippina questa volta è veramente diabolica, diventa un'alleata di Poppea. La giovane moglie sa di essere ora d'ingombro a suo marito, e se non lo sapeva ha mettergli il tarlo c'è lei, Agrippina.
Non possiamo escludere che di fronte a questa congiura lo stesso Nerone congiuri lui stesso per eliminare sia la madre che la moglie entrambe pericolose per la sua vita.
(qualcosa del genere accadde anche durante le crociate, la madre voleva eliminare il figlio, ma il figlio eliminò la madre)
Nel frattempo a Roma Nerone cura la sua immagine e la sua popolarità nei confronti della plebe. Già lo scorso anno, abolendo i divieti di Tiberio, aveva istituito i giochi romani, molto simili a quelli greci ma piuttosto cruenti, mentre quest'anno dopo aver costruito un nuovo anfiteatro a Campo Marzio vuole introdurre le nuove regole. Vuole imitare in tutto e per tutto i giochi olimpici.
Nelle regole di Nerone, nessun combattimento doveva essere a morte, perché questo era in contrasto con la sua sensibilità, aveva disgusto del sangue (non come ci è stato tramandato).
Inoltre come in Grecia voleva che scendessero nell'arena non gli schiavi e i criminali, ma il meglio della gioventù; la popolana, l'aristocratica, i cavalieri, i militari, e anche i senatori se questi erano giovani. Voleva democratizzare i giochi, farne non solo uno spettacolo, ma creare e far nascere una coscienza sportiva. Come nelle Olimpiadi -lui andava ripetendo- alle gare partecipavano anche i re, i principi, oltre che gli atleti della plebe. Insomma voleva dar vita Nerone allo Sport di massa.
Per avere 21 anni, Nerone ebbe un'idea geniale. Che era anche soprattutto politica.
Del resto nei rami della politica greca quello che riguardava l'educazione della gioventù era il più ammirabile e tenuta in grande considerazione da parte del Governo; infatti istituiva pubblici luoghi dove si svolgevano esercizi per formare il corpo e perfezionare la mente. I giochi erano solo il punto di arrivo, ma durante il resto dell'anno c'erano palestre, scuole ginnasio, che preparavano gli atleti alle varie discipline. E si chiamarono discipline perchè nell'esercitare i vari sport agonistici, e per ottenere dei risultati, era necessario sottoporsi a un preparazione atletica rigorosa, innanzitutto la disciplina. Utile poi anche nella vita.Anche DE COUBERTIN, pedagogista all'Accademia di Francia, che ripropose i Giochi Olimpici nel 1896, non era un uomo qualunque, era un grande umanista fortemente impegnato a risolvere i gravissimi problemi sociali del tempo inquieto. Sensibile soprattutto a quelli giovanili, De Coubertin si dedicò appunto interamente all'educazione sportiva, sostenendo che lo sport era il miglior rimedio contro i pericoli di corruzione, il sedentarismo, la depravazione, la pigrizia mentale e fisica dei giovani. Una necessaria valvola di sfogo per dirottare la carica vitale, verso altre forme d'affermazione individuale anche in settori non economici, questa era la soluzione politica e pedagogica al problema. All'industria sempre meno manifatturiera, occorrevano cervelli e non più braccia e le macchine iniziavano ad emarginare una popolazione sempre più numerosa e inadatta a certi compiti; questa poi alimentava le tensioni sociali minando alla base l'intero sistema; di conseguenza compreso anche quello privilegiato. Per dare sfogo a questa aggressività latente era dunque necessario promuovere la competizione sportiva di una parte di questa società, e il tifo degli spettatori dall'altra. Quando sono assenti i campi di battaglia, e prima che l'aggressività trasformi ogni luogo delle nostre città in un campo di battaglia, bisogna intervenire; creare delle "arene" d'altro tipo.
Come se non bastassero le precedenti disposizioni sulle tasse ai ricchi, questa novità di Nerone suscitò un grande scandalo nell'aristocrazia. Fu accusato di mirare a sradicare le loro sane tradizioni repubblicane e a trasformare i giovani in plebei, ragazzi che per emulazione scendevano nelle arene con gli entusiasmi della loro età, ma che poi venivano trasformati in una soldataglia, il tutto con la scusa delle esibizioni artistiche, ginniche e sportive.
Ma Nerone proseguì nel suo progetto e lo varò. Li chiamò questi giovani gli Augustiani e fecero la loro prima comparsa ai giochi ufficiali del 60, chiamati Giochi di Neronia. Comprendevano delle competizioni di atletica, corse di carri, gare di musica, di poesie e di oratoria. Nerone provetto musico -dando l'esempio- vi partecipò come arpista, ma poi vinse il premio per l'oratoria. Lasciamo da parte la piaggeria, ma il risultato che voleva ottenere lo ottenne. Questo era importante!
I giochi vennero ripetuti nel 65 poi furono interrotti dopo la morte di Nerone e ripresi nel 240 da Gordiano III, poi nuovamente stroncati quando -ritenuti osceni dal cristianesimo- furono non solo eliminati quelli di Roma ma nel 393, Teodosio con un editto proibì anche quelli di Olimpia.
Iniziava così la civiltà Ecumenica, ma appartata, distante, lontana, con la vocazione all'isolamento, e ad annullare la volontà, la competizione, la cura del corpo. Consorzio di fratellanza, attento a non promuovere, ma semmai a respingere, o sempre impegnato a dividere ogni tipo di promiscuità i rapporti interpersonali, sociali, collettivi.
Iniziavano i "secoli bui". Quella vita colorata tutta di nero funereo, e tutt'attorno, un'assordante silenzio tombale. Unica indicazione nel percorso dell'esistenza delle 46 generazioni che seguirono, fu quella di insegnargli una strada molto faticosa: a "vivere" con la rassegnazione.
Ma ne parleremo molto più avanti......
Nasce in Cina TS'AI LUN, un anonimo eunuco che fra qualche anno farà la più grande invenzione del millennio. Inventa il metodo per ottenere una superficie da scrittura simile al papiro egiziano e, quando poi arriverà dopo mille anni con gli Arabi in Europa, conserverà tale nome. E' l'INVENZIONE DELLA CARTA. Che in tedesco, in inglese e in francese conserva ancora questa denominazione, rispettivamente papier, paper, papier.
Invece di utilizzare una canna sempre più rara, cioè il papiro, la carta poteva essere fatta con ogni fibra triturata vegetale poiché anche la più scadente contiene quasi sempre nella stessa quantità la cellulosa. La prima e la più antica industria della carta che si conosca è del 108 in Cina. In Occidente giunse nel 793 dopo che gli Arabi ne appresero il segreto da un prigioniero, sul confine della Battriana dove si erano spinti, e subito dopo a Baghdad costruirono la loro prima cartiera. In Sicilia arriverà con gli arabi nel 1109 e ci volle più di un secolo per risalire l'Italia, troviamo infatti la prima cartiera a Fabriano nel 1233 costruita da un ex crociato di ritorno dai paesi d'oriente dove aveva imparato l'arte.
Il nome carta viene dato in Europa dopo la sua comparsa per il motivo che essendo il foglio fabbricato all'incirca 50 x 70 cm, i monaci per i loro libri lo piegavano in quattro, ottenendo così un foglio detto un quarto, in latino chart. Lo stesso quaderno=quaternus trae da quater, quattro volte quattro.
Fondata da San Brunone un monastero nel 1084, nella regione di Grenoble, vi si diffuse l'arte della scrittura sulla carta, tanto da chiamarsi Chart-reuse, (in inglese Chart-house casa della carta)che divenne il primo monastero di (poi italianizzato) Chertouse, Certosa, e Certosini i suoi abitanti, che divennero sinonimo di pazienza nel copiare a mano numerosi testi, tanto da prendere l'appellativo di operai della mano, cioè amanuensi, servi della mano.Libro invece conservò la radice dell'antica voce Librum che distingue la sezione di una pianta dove compaiono gli anelli che indicano la "storia" vegetativa del tronco o "annali". Un cerchio per ogni anno. (I libri appunto contengono, la storia, o gli annali)
Volume era in origine l'involucro cilindrico (volumen-volvere = avvolgere) dove si riponevano le pergamene arrotolate che divenne poi in traslato sinonimo di libro.
Di Foglio invece è molto chiara l'origine etimologica dal latino folium che indicava l'uso di impiegare foglie di papiro come supporto da scrivere e che rimase invariato nel tempo).
Codice Fin dai tempi Babilonesi la riunione delle tavolette di argilla, poi ai tempi romani quelle ricoperte di cera, fece assimilare l'idea (visto che contenevano nelle biblioteche le "radici" della "storia") di tronco, ceppo, radice, che i latini dicevano Codex, e anche questa voce trapassò a significare libro, anche se rimase per molto tempo a indicare una raccolta di Leggi.
IN CINA per ordine imperiale di MING-Ti in tutte le scuole Cinesi si erige una cappella in onore del Grande Confucio. Dopo anni di violenza, di ambizioni e di usurpazioni senza scrupolo con una realtà senza senso, si sentì l'esigenza di alcuni princìpi morali che erano stati violentati dal precedente feudalesimo. Confucio (551-479 a.C.) era essenzialmente un filosofo politico che cercava di riformare il mondo attraverso il ritorno alla virtù primitiva, la cosidetta aurea, quella di Yao e di Shun, i saggi sovrani della remota antichità.
Sorgono quindi le famose "Cento Scuole", una denominazione che non deve essere presa alla lettera nel senso che in realtà ci fossero cento sistemi di filosofia morale e politica in competizione (come in quella greca).
Ogni saggio-filosofo era circondato da discepoli che formavano la sua o meglio la loro "scuola", ne mettevano per iscritto gli insegnamenti confuciani, e a poco a poco componevano il canone delle sue opere. Fu così che i libri filosofici cinesi furono il prodotto delle scuole piuttosto che l'opera di un singolo maestro. Questi nuovi seguaci di Confucio non solo riunirono i suoi insegnamenti, ma vi aggiunsero anche le antiche scritture che Confucio aveva solo citato e i cui veri autori erano a lui ignoti e che con lo stesso metodo di sopra si erano tramandati, e non solo da un maestro o più maestri ma da altrettanti anonimi allievi che ne avevano commentato continuamente i contenuti.Su queste "scuole" non apparve solo la saggezza di Confucio, ma anche quella di MO-TZU' (500-420 a.C.) una scuola che cadde in completo oblio dopo la rivoluzione Ch'in. Lui insegnava dottrine che moralmente erano le più sublimi fra quelle di tutte le antiche scuole cinesi. Questo sistema, predicato cinque secoli prima di Cristo, conteneva tutta la dottrina caratteristica del cristianesimo, tranne l'immortalità per i buoni e la dannazione eterna per i cattivi, cioè Mo-tzu non prometteva il cielo e nemmeno minacciava l'inferno.
Ma ne riparleremo negli anni della diffusione del cristianesimo in Occidente.