.



.

TABELLA 6
( dall'anno 1738 al 1795 )

BINARI - FERROVIA - TRAM - LOCOMOTIVA A VAPORE - LOCOMOTIVA ELETTRICA - LOCOMOTORE A DIESEL - LOCOMOTORE A MONOROTAIA - LOCOMOTIVA A CREMAGLIERA - MASSICCIATA - FERRI DA STIRO - SCALA CELSIUS - CONGETTURA DI GOLDBACH - STUFA - BOTTIGLIA DI LEYDA - ACIDO SOLFORICO - AVITAMINOSI - SCORBUTO - ZUCCHERO - EDULCORANTI INTENSI - NULLA SI DISTRUGGE... - ETA' DELLA TERRA - NICHEL - ENCICLOPEDIA (DIDEROT) - PARAFULMINE - ANIDRIDE CARBONICA - GALASSIA - MOVIMENTO DEI CONTINENTI - COMETTA DI HALLEY - OMUNCOLI - EMBRIOLOGIA - CARDATRICE - PATOLOGIA - CRONOMETRO MARINO - IMPOLLINAZIONE - ASSEGNO - MACCHINA A VAPORE DI WATT - IDROGENO - AUSTRALIA - ISOLE HAWAI - ISOLE SANDWICH - SANDWICH (PANINO) - ACQUA GASSATA - PRIMO VEICOLO A MOTORE - FILATOIO MECCANICO - FILATOIO JENNI - VIAGGI NEOCOLONIALISMO - NEBULOSE - LE PIANTE RESPIRANO - DIAMANTE - AZOTO - BACILLI - OSSIGENO - CICLO RESPIRAZIONE - CLORO - MAGNETISMO CURATIVO - FARMACI VEGETALI - ERBORISTERIA - WATER CLOSET - RAZZE UMANE - FECONDAZIONE - FOTOSINTESI - ELETTRICITA' ANIMALE - OTTONE - TEODOLITE - URANO - NETTUNO - PLUTONE - STELLE BINARIE - STELLE DOPPIE - CRISTALLOGRAFIA - MOTO DEL SOLE - LA NOSTRA GALASSIA - RESPIRAZIONE - MONGOLFIERA - AEROSTATO - DIRIGIBILE - IDROGENO E ACQUA (FLOGISTO) - TELLURIO - COULUMB UNITA' - ELETTROSTATICA - UNIFORMISMO - ALPINISMO - M.BIANCO 1a ASCENSIONE - IL LINGUAGGIO DELLA CHIMICA - BATTELLO A VAPORE - MECCANICA ANALITICA - GHIGLIOTTINA - LEGGE CONSERVAZIONE DELLA MASSA - URANIO - SISTEMA METRICO - METRO - CHILOGRAMMO - LITRO - MISURE INGLESI - UN INVENTORE COPISTA (USA) - TITANIO - MANICOMI - GINNATRICE - SGRANATRICE DEL COTONE - STELLE CADENTI - ASTEROIDI - METEORITI - MATITA - CONSERVAZIONE DEL CIBO - CIBI IN SCATOLA - RAZIONE K

 

ANNO 1738

____ TRENO (vedi sotto)
____ FERROVIA (vedi sotto )
____ BINARI - L'invenzione dei binari che diede vita in seguito alla ferrovia, la si deve a un anonimo lavorante in una miniera inglese. Per trasportare il minerale scavato nelle gallerie, costruì delle rotaie in legno sulle quali - trainati da cavalli- scorrevano verso l'uscita una serie di vagoncini pieni di minerale. Con questa idea più tardi, nel 1736, nella cittadina inglese di Whitehaven fu realizzata un binario, con rotaie in ferro sulle quali scorreva sopra una carrozza con passeggeri, trainata da cavalli; era nato l'"antenato" del ...

____ TRAM - Colpito da questa idea un intraprendente londinese, Outram, nel 1775, perfezionò l'idea e realizzò il primo trasporto di persone con questa singolare carrozza nella città di Londra. La sua idea fece subito successo in tutta Europa. L'anno dopo entrava in funzione a Napoli, con l'omonimo nome storpiato in napoletano "U'tram" (nome che rimase in seguito anche su quelli elettrificati). A Milano nello stesso anno (1776) l'8 luglio a Porta Venezia veniva inaugurata la prima linea pubblica.
Un sistema di trasporto questo che continuò a esistere nei centri cittadini (col nome di u'tram, tranvai, o più semplicemente tram) utilizzato anche quando fu inventato il vero e proprio locomotore elettrico per l'utilizzo nelle grandi città. La presa di corrente era assicurata da un'asta libera - chiamata "trolley"- che il conduttore alzava e abbassava dai fili posti lungo la linea. La prima città a dotarsi di una via tranviaria fu Firenze nel 1890, seguita da Milano nel 1893.

____ LOCOMOTIVA A VAPORE - L'ingegnere inglese Richard Trevithick nel 1803 ideò e realizzò il primo modello di locomotiva, sviluppando gli elementi della strada ferrata e della trazione meccanica impiegati nelle miniere, applicandovi quale forza motrice la caldaia a vapore di J. Watt, che lui però perfezionò aggiungendovi la caldaia d'acqua e riutilizzando il vapore che prima in quella di Watt andava perso. Trevithick il 21 febbraio 1804 fa compiere il primo viaggio della storia alla sua locomotiva per 15 chilometri alla media di 8 km/ora, trasportando 10 tonnellate di ferro su cinque carrozze e 70 persone tra PenyDarren e Abercynon nel Galles. Ma non fu un successo commerciale. Inoltre aveva un grosso difetto: la ruota motrice spesso slittava sul binario.
Poco successo anche quella realizzata nel 1811 da Blenkinsop, che per ovviare al difetto sopra mise una ruota motrice centrale dentata, che avanzava su una rotaia a grimagliera.


Basandosi su queste due locomotive, a partire dal 1814 George Stephenson costruì diverse locomotive sempre a due assi ma con ruote motrici molto più pesanti azionate contemporaneamente da due bracci, risolvendo così il problema dello slittamento delle ruote sui binari. Nel 1825 l'industriale E. Paese gli commissionò la costruzione della prima strada ferrata per collegare le miniere di Darlington al porto di Stockton distante 17 chilometri. La prima locomotiva a compiere il viaggio -il 27 settembre 1825- trainandosi dietro 34 carri di carbone alla velocità di ca. 20 km/h,
viene battezzata "locomotion". Lo stesso Stephenson ha progettato pure le rotaie, non in bronzo ma in ferro, non saldate ma unite da un giunto che permette alla rotaia di scorrere quando si verifica la dilatazione per calore. Nel 1830 una nuova locomotiva di Stephenson - la "Jupiter" - inaugura le prime linee ferroviarie inglesi pubbliche, la Liverpool Manchester; nello stesso anno s'inaugura in Francia, la Saint Etienne Lione; non perdono tempo gli Americani che già nel 1831 il 15 gennaio inaugurano la loro prima ferrovia, la "rail-road" nella South Carolina.
Il successivo sviluppo delle ferrovie prima col vapore poi con l'elettricità, fu talmente intenso da divenire il simbolo di una nuova impetuosa fase della rivoluzione industriale; essa interessò innanzitutto Gran Bretagna, Francia, Germania, USA, Canada e India, e raggiunse il suo culmine e cavallo tra l'800 e il 900. Nel 1850 la rete mondiale era di 38.582 km; nel 1870, salì a 206.000; nel 1900 raggiunse i 790.000; nel 1930 si era oltre il 1.100.000 km. Un forte incremento delle strade ferrate, con un ruolo preminente nel trasporto delle merci sulle grandi estensioni del proprio territorio lo si ebbe subito negli Stati Uniti, che a partire dal 1850 mantennero sempre il primato di un quarto dell'intera rete ferroviaria terrestre; nel 1970 ne possedeva 340.000 km, pur possedendo circa 6 milioni di chilometri di strade e circa 10.000 aeroporti.



In Italia, la prima linea Napoli-Nocera venne inaugurata nel Regno delle Due Sicilie da Ferdinando II nel 1839 (primo tratto Napoli-Portici - 8 km - sotto in una stampa dell'epoca) . Le linee realizzate in Italia prima dell'unità si estendevano per poco più di 2000 km; nei primi anni dei '900 erano in funzione circa 15.000 km di strade ferrate.
Mentre nel mondo, questa la straordinaria diffusione
(da Storia del Capitalismo, di Arturo Labriola - e E. CAUDERLIER, Evolution économique au XIX siècle, 1903, pag. 32 e 156).

FERROVIE NEL MONDO (chilometri in esercizio)
1830 - - - - - - - 195
1840 - - - - - - 7.712
1850 - - - - - 38.592
1860 - - - - 107.915
1870 - - - - 206.651
1880 - - - - 370.978
1890 - - - - 607.925
1900 - - - - 790.570
1930 - - - -1.100.000
Lo sviluppo dei mezzi di trasporto e di penetrazione, mise tutti gli uomini in rapporto fra di loro dando così inizio a quello che fu subito chiamato "mercato universale". In parallelo allo sviluppo delle ferrovie decollò anche il trasporto via mare e non solo quello a vapore. Un colpo d'occhio alle due tabelle mostra in quali proporzioni l'industria dei trasporti si estese anche nell'ambiente marittimo.
Marina (trasporto merci in tonnellate)
Anni - - - - Battelli a vapore - - Velieri - - - - - - Totale
1816 - - - - - - 1.500 - - - - - 3.415.100 - - - - - -3.410.600
1830 - - - - - 30.200 - - - - - 4.016.000 - - - - - - 4.040.200
1840 - - - - - 97.000 - - - - - 4.556.000 - - - - - - 4.653.000
1850 - - - - 216.800 - - - - - 6.983.900 - - - - - - 7.200.700
1860 - - - - 764.600 - - - - 10.712.000 - - - - - 11.476.600
1870 - - - 1.109.100 - - - - 12.352.600 - - - - - 14.061.700
1880 - - - 4.745.700 - - - - 12.267.500 - - - - - 18.013.000
1890 - - - 8.286.747 - - - - 10.540.051 - - - - - 18.826.798
1900 - - 12.165.251 - - - - - 8.347.596 - - - - - 20.512.877


Come si vede, l'incremento maggiore si é avuto nei trasporti a vapore. I battelli a vela hanno avuto anch'essi una certa espansione proporzionale allo sviluppo del traffico, ma ci vuol poco a capire che l'incremento avutosi nella navigazione a vela é un risultato dello sviluppo del traffico e della espansione del mercato, entrambi effetto della introduzione dei nuovi sistemi produttivi e i parallelo delle ferrovie.


____ LOCOMOTIVA ELETTRICA - Progettata e costruita dal tedesco Werner von Siemens, nel marzo del 1879 alla Esposizione Universale di Berlino viene presentata la prima locomotiva elettrica. Il prototipo era poco più che un trenino che trasportava 18 persone, ma era ormai il "locomotore" che avrebbe in seguito ispirato tutti gli altri. Lo stesso Siemens realizzerà il primo vero e proprio treno elettrico nel 1882 a Berlino.
Con la locomotiva elettrica che non sprigionava fumo, si prese in seria considerazione la costruzione di gallerie in percorsi piuttosto difficili e lunghi; furono gli inglesi a realizzarne una nel 1890, scavando sotto il Tamigi per unire la City al South London. Da questa nuova positiva esperienza - che avrebbe potuto eliminare la congestione del traffico di superficie- si radicò l'idea di fare solo più ferrovie sotterranee; che però non era cosa nuova, infatti gli inglesi nel 1863, quando ancora esisteva la trazione con le locomotive a vapore, avevano già costruito la prima galleria nel sottosuolo di Londra. Progettata dall'ingegnere Charles Pearson, era una galleria sotterranea di poco più di 6 chilometri che collegava due quartieri nel West End. Nel primo anno di esercizio la utilizzarono 6 milioni di passeggeri. Si continuò così su quella strada e Londra a partire dal 1890 ampliò e rimase sempre all'avanguardia e sempre insuperata con la sua Metropolitana, che oggi ha una ramificazione fittissima di circa 400 km, in grado di collegare piccoli e grandi quartieri. Quella londinese fu la prima del mondo, seguita da quella di New York (379 km), da Tokyo (198), Parigi (192), Mosca (184). In Italia la prima è di cento anni dopo quella di Londra, entrò in esercizio a Milano nel 1964, lunga 47 chilometri.


____ LOCOMOTORE A DIESEL - Per problemi di costi non sempre si poteva realizzare una linea elettrificata, pertanto nelle tratte che collegavano alcune città, e con il motore a carburante sempre più perfezionato, in Germania nel 1913 viene realizzata la prima locomotiva con motore a diesel (inventato da Diesel nel 1893, che però i primi non funzionavano a gasolio, ma utilizzavano ancora una polvere di carbone).

____ LOCOMOTORE A MONOROTAIA - Questo tipo di ferrovia che sembra sospesa, e con il locomotore che corre su una monorotaia viene per la prima volta inaugurata in Germania a Wuppertal nell'anno 1900.

____ LOCOMOTORE A CREMAGLIERA - Per motivi economici non potendo sviluppare una ferrovia in certi impervi territori, fu ideata questo locomotore nei percorsi con forte pendenze, che affronta con una rotaia centrale dentata e una ruota dentata del treno; non poteva non nascere che nella montana Svizzera; costruita dall' ingegnere elvetico Niklaus Riggembach nel 1862. Sono ancora oggi utilizzate in alcune famose località turistiche della Svizzera; la più famosa, quella della Jungfraujoch che raggiunge i 3457 metri.

____ MASSICCIATA - Iniziando a usare grosse locomotive, il terreno sul quale venivano posti i binari sprofondando per i continui passaggi cominciaro a rendere pericoloso il percorso. Spesso le rotaie cedendo da una parte ma anche tutte e due, causavano ritardi, blocchi di giorni per il ripristino. A inventarsi un metodo nella costruzione di ferrovie fu un ingegnere scozzese nel 1865. Metodo che fu poi adottato anche nelle costruzioni di strade. Consisteva di posare uno spesso strato di pietrisco a volumetria variabile, su cui si stendono i binari ripartendo così adeguatamento il carico, oppure - nel caso di strade- stenderlo prima della vera e propria pavimentazione stradale (vedi costruzione "strade" anno 312 a.C.)

____ FERRO DA STIRO - Fin dai tempi che comparvero i tessuti, usare il calore per distendere le fibre dei panni (cioè stirare) non era sconosciuto. I cinesi stiravano la seta con piastre metalliche, e i romani pure loro utilizzavano piccole lastre di bronzo preventivamente riscaldate direttamente sul fuoco o su bracieri. Con varie foggie queste lastre di metallo si usarono fino al '700, e ancora oggi se ne trovano diversi nei mercatini di cose vecchie.
Ma a rendere molto pratica questa operazione fu un ingegnoso inglese - Isaac Wilkinson nel 1738, realizzando un contenitore in ferro con dentro carboni ardenti. Con l'avvento dell'elettricità a realizzare nel 1888, una piastra con resistenze elettriche - simili a quelle dei fornelli- affogate in fogli di amianto che ha funzione isolante, fu l'americano Henry Seely. Nel 1926 nelle numerose stirerie comparvero accanto ai ferri da stiro delle piccole caldaie per la produzione del vapore. Con una specie di pistola le stiratrici inumidivano e riscaldavano il tessuto prima della stiratura. In seguito nel 1938 il sistema fu perfezionato dall'americano Edmund Schreyr, applicandolo direttamente al ferro da stiro dopo aver creato all'interno dello stesso una camera con acqua per generare vapore. Un semplice tasto a pressione convoglia su una piastra interna alcune gocce d'acqua e queste trasformandosi in vapore fuoriescono da piccoli fori situati sotto la piastra

ANNO 1742

____ SCALA CELSIUS - Daniel Gabriel Fahrenheit (1696-1736) aveva fatto un grosso passo avanti per misurare le temperature, fissando una scala standard che porta ancora oggi il suo nome. L'unità di misura della temperatura è definita come la 180-esima parte dell'intervallo tra la temperatura di fusione del ghiaccio a pressione atmosferica (32° F) e la temperatura di ebollizione dell'acqua a pressione atmosferica (212° F). Non si conoscono i motivi di questi due numeri stranamente irregolare.
A concepire nel 1742 un'altra scala termometrica centigrada (in latino significa "cento gradini"), fu il fisico svedese Anders Celsius. L'unità di misura la definì la 100-sima parte dell'intervallo tra la temperatura di ebollizione dell'acqua (0°) alla pressione di 751,16 e la temperatura dell'acqua quando gela (100°). Era il sistema termonetrico centigrado molto semplice, solatnto che era l'incontrario di quello che noi vediamo oggi. Infatti a capovolgere la scala - dopo la morte di Celsius - fu un altro svedese, Ekstroem.
Ed è quella che normalmente viene oggi usata nel mondo occidentale. Unica eccezione gli Stati Uniti che continuano ad usare il gradi Fahrenheit.

____ CONGETTURA DI GOLDBACH - Fu il matematico tedesco Christian Goldbach (1690-1764) a sostenere la più famosa congettura. Dopo l'"Ultimo teorema di Fermat" (vedi 1654 . voce "probabilità"), fu lui a lanciare nel 1742 la sfida nel mondo dei matematici; e tuttora nessun matematico è riuscito a dimostrare che la "congettura" di Goldbach sia sbagliata. L'affermazione riguarda un'indagine matematica, che non è stato possibile dimostrare, almeno nella sua completa generalità, ma che gli studiosi ritengono essere vera e della quale è opportuno utilizzare le conseguenze per proseguire nello sviluppo di una teoria. In luogo di "cogettura" si usano anche i termini "tesi", "ipotesi", "principio".

____ STUFA - Questo mobile domestico che fino a ieri era in tutte la case, normalmente in ferro nero con tubi di ferro che portano a un camino, potrebbe sembrare antichissimo e invece apparve in questa data, e subito si diffusero sia per cuocere le vivande sia per il riscaldamento della casa. Prima di questo 1742, si usavano i focolari, i caminetti, che avevano un difetto: lo spreco di calore; riscaldavano solo standoci vicino, ma spesso la stanza era gelida, perchè la maggior parte del calore della legna che bruciava saliva su per il camino. L'idea di un qualcosa di diverso venne all'inventore Benjiamin Franklin. Realizzare una stufa in ferro (poi si fecero in ghisa) e per smaltire il fumo fornirla di lunghi tubi verso una canna fumaria. Il calore del combustibile bruciato, si sarebbe allora diffuso nel ferro della stufa medesima e nel ferro dei tubi, e l'aria che veniva in contatto con questi e con quella avrebbe riscaldato l'ambiente. L'idea era così geniale e pratica, che ben presto le stufe con i tubi si diffusero in un baleno. Si cominciarono a farle con a fianco un contenitore così si aveva sempre acqua calda, e cominciarono ad apparire anche i forni. Si cominciò a chiamarle "stufe economiche", ed infatti il calore di un pezzo di legna bruciato lo si utilizzava per quattro funzioni, riscaldava l'ambiente, ci si cucinava, si aveva l'acqua sempre l'acqua calda, e sempre caldo anche il forno da far venir voglia di far tante focacce, torte, pane, arrosti. Ancora oggi molte stufe o per solo riscaldamento o per cucinarci sono ancora costruite come le aveva inventate Franklin; e perfino la stessa caldaia del nostro riscaldamento moderno è fatta quasi allo stesso modo.

ANNO 1745

____ BOTTIGLIA DI LEYDA - Quando parliamo di condensatore non dobbiamo confonderci con quello che serve a condensare il vapore, ma con quell'apparecchio usato nell'elettrotecnica che concentra e accumula energia. Furono due fisici: il tedesco George von Kleist e l'olandese Pietre van Musschenbroek - in maniera indipendente a scoprire nel 1745 un fenomeno che diede poi origine alla realizzazione di un condensatore e in seguito una vasta applicazione nei motori elettrici.
I due fisici osservarono questo fenomeno: in un flacone pieno d'acqua, quando veniva immerso un conduttore caricato attraverso un generatore di elettricità (usando l'elettricità statica di Gray e Cisternay du Fay - che abbiamo già visto nell'anno 1660) , il flacone d'acqua era in grado di conservare l'elettricità e di restituirla in un istante con una forte scarica quando si toccava il conduttore con qualcosa o con una mano (ma anche di incendiare dell'alcol mediante un piccolo apparato rappresentanto dalla figura sopra).
Questo fenomeno elettrico prese il nome di "bottiglia di Leyda" località dove si svolse la prima presentazione del fenomeno. In sostanza l'acqua della bottiglia condensava l'elettricità, ecco perchè in seguito prese il nome di "condensatore". - Ma i due fisici non avevano individuato qual'era il "fluido" (polo) positivo e quello negativo. Tuttavia con questo esperimento veniva aperto il primo studio dei fenomeni elettrici. (vedi ora sull'elettricità "parafulmine" anno 1752 - poi vedi anche "elettrostatica" anno 1785).

ANNO 1746

____ ACIDO SOLFORICO - Alcuni alchimisti lo producevano già nel XVI secolo, chiamandolo "olio di vetriolo". Nel 1746 appare prodotto industrialmente con un metodo messo a punto dall'inglese John Roebuch bruciando zolfo con salnitro.

ANNO 1747

____ AVITAMINOSI - (vedi sotto)
____ SCORBUTO - In patologia è la malattia dovuta a carenza di vitamina C; è pertanto una tipica avitaminosi. La sintomatologia: nelle note cliniche dominanti sono costituite fa fenomenici emorragici, tumefazione alle gengive che sono cianotiche, dolenti e sanguinanti dovute a fragilità nasale. Come conseguenza delle ripetute emorragie si instaura uno state anemico con debilitazione delle condizioni generali, delle alterazioni alle ossa. Lo scorbuto fu conosciuto nelle sue manifestazioni conclamate solo nel Medioevo con l'inizio delle lunghe navigazioni. I naviganti costretti ad alimentarsi per mesi solo con cibi conserbati e quindi poveri di vitamine presentavano le classiche manifestazioni dello scorbuto, che venne pertanto indicato come "malattia dei naviganti".
Ma nulla si sapeva dell'avitaminosi e quindi portò a ritenere che la malattia avesse natura infettiva epidemica. Quest'anno ci fu invece una attenta osservazione di un medico inglese - James Lind (1716-1794) che notò innanzitutto che la malattia non era solo dei naviganti, ma si manifestava anche nelle città sottoassedio, nelle prigioni, soldati nelle lunghe campagne, dove la dieta non comprendeva, e nel caso dei marinai frutta e verdura era perfino del tutta assente perchè di solito nessuno caricava sulle navi generi alimentari che non fossero a lunga conservazione. La causa l'aveva trovata, e anche se non sappiamo come, trovò anche il rimedio, che il succo di limone (uno dei più ricchi di vitamina C - nda.) faceva regredire la malattia; e se non vi era carenza nell'alimentazione di frutta e verdura la malattia non si manifestava. Quella del succo di limone era una soluzione così semplice che pochi medici di allora ci credettero. Tuttavia vero o falso, qualche capitano marittimo aveva sì imbarcato fiasche di succo di limone, ma se in alcuni casi funzionò a meraviglia, in altri non si ottennero i risultati sperati; ma per una ragione molto semplice, convinti di far bene, prima di imbarcarlo veniva bollito per non farlo marcire; così facendo (come tutte le vitamine) neutralizzavano con il calore la vitamina, che fra l'altro viene distrutta anche dall'ossidazione e (essendo il succo di limone acido ) da un'alcalinizzazione sia pure debole. Ed anche i contenitori se sono di rame la catalizzano distruggendola.
Un aneddoto che circolava fra i marittimi e che forse fece scoprire a James Lind la vera causa: durante le esplorazione nelle terre dei Caraibi, l'equipaggio di una nave portoghese (convinti che fosse una malattia contagiosa) si sbarazzarono di alcuni malati a bordo abbandonandoli quasi morenti su un isola. Questi sopravvissero mangiando solo ciò che c'era sull'isola: abbondanza di frutta. Quando dopo molti mesi una nave approdò sull'isola e li raccolse, gli ex malcapitati stavano meglio dei soccorritori. Raccontando l'avventura finita a lieto fine, la guarigione parve talmente miracolosa che chiamarono da allora quell'isola con nome di "Guarigione", che in lingua portoghese si pronuncia "Cuaracao", il nome che è rimasto sino ai nostri giorni.
Mezzo secolo dopo, vero o falsa la teoria di Lind, gli inglesi nelle loro navi il succo di limone lo misero costantemente sulle loro navi da distribuire come razione giornaliera ai marinai a bordo; e si accorsero subito che la malattia non si verificava più. Tuttavia solo però nel 1912 il biochimico Funk individuò il fattore dell'acido ascorbico o "vitamina C". Sei anni prima in una famosa conferenza il medico olandese Christiaan Wijkman (scopritore anche delle cause del "beriberi") espose il suo punto di vista congetturando che scorbuto e rachitismo fossero due malattie causate dalla mancanza di alcune sostanze in alcuni alimenti. A lui e al suo collega Hopkins fu riconosciuto il merito di aver contribuito a creare il coneccetto di "vitamine". Ad entrambi fu assegnato più tardi il primio Nobel per la medicina e fisiologia nel 1929.


____ ZUCCHERO - La sensazione del dolce nella storia dell'uomo non ha solo avuto un effetto psicologico gratificante. Tutte le sostanze zuccherine presenti nelle bacche e nei frutti maturi ebbero una considerevole importanza quando i primi uomini modificarono la dieta dalla carnea a quella vegetale. Alcuni fisiologi e nutrizionalisti ma soprattutto i neuroscienziati di oggi, ritengono che la vera rivoluzione della mente umana sia stata determinata proprio dagli zuccheri, che oltre l'azione energetica di pronto impiego nelle fasce muscolari determinata dai glucidi, ha una importanza considerevole e un ruolo di primaria importanza nel cervello; infatti partecipa in modo considerevole alla struttura dei neuroni, intervenendo nella formula dei composti complessi e fondamentali delle cellule. Infatti i glicolipidi e le glicoproteine sono proteine che poste sulla superficie della cellula neurale vanno a favorire e a costituire le membrane. Inoltre si attribuiscono agli zuccheri le proprietà morfogenetiche.
E' infatti la sintesi degli zuccheri che privilegia l'organizzazione pluricellulare nella sue più importante fasi, in quella embrionale, poi subito dopo in quella della crescita morfologica e infine in parallelo alle due, struttura, alimenta e sovrintende a quella intellettuale. In sostanza se le proteine modellano un bel corpo, gli zuccheri modellano un buon cervello.
Gli alimenti che fornirono i primi zuccheri all'uomo furono i dolci frutti e il miele, cioè il fruttosio. Ma nel primo periodo dell'epoca romana, non solo nel resto d'Europa ma anche in Italia erano piuttosto rari sia i frutti molto zuccherini, sia il miele, in Italia crescevano solo qualche meletta e peretta selvatica e nel profondo sud solo qualche striminzito fico. Ma quando i romani con le loro campagne in Africa, Grecia e Medio Oriente scoprirono quelle terre, non solo si alimentarono di frutti ad alto contenuto zuccherino (fruttosio), ma scoprirono anche un altro zucchero il saccarosio della canna. Questa pianta originaria dell'India era coltivata fin dal 600 a.C. I Romani fecero insomma nel loro cervello "il pieno" di zuccheri. E sarà un caso che quando l'impero Romano entrò in decadenza aveva perso tutti i territori africani e orientali?.
Per l'intero medioevo fino alle prime Crociate, lo zucchero di canna rimase solo più un ricordo. Poi nelle guerre sante gli Europei approdati nuovamente in Africa e in Medio Oriente, lo zucchero di canna fece nuovamente la comparsa in occidente e soprattutto in Italia, grazie ai mercanti delle quattro repubbliche marinare. Gli effetti dello zucchero indubbiamente ci furono, quasi subito; l'Europa sembrò risvegliarsi da un profondo letargo, anche se la canna da zucchero allora disponibile in Siria era un alimento carissimo, venduto dagli speziali e acquistato solo dai ricchi mercanti. Furono infatti loro, i privilegiati, a riprendere per primi il lume della ragione; a ridiventare attivi, desiderosi di conoscere, di indagare, di discutere, e con una gran forza di combattere per essere autonomi e lottare per i Comuni, le Signorie. Alla fine del '400 la domanda era così alta che il primo pensiero di Cristoforo Colombo quando fece il secondo viaggio nel Nuovo Mondo fu quello di far coltivare la canna da zucchero nelle nuove terre scoperte in centro america. E dato che questa pianta graminacea a quelle latitudini tropicali nasceva rigogliosa, in seguito proprio le piantagioni di canna da zucchero contribuirono a creare quella prima società schiavista in America fino a inizio Ottocento. Periodo in cui il commercio dello zucchero di canna divenne intero monopolio degli inglesi. Ma prima ancora che finisse il precedente secolo, nel 1747 un chimico tedesco - Andreas Marggraf - scoprì che le radici della "beta vulgaris" (la comunissima e diffusissima barbabietola) contengono saccarosio. Sappiamo che la sua scoperta non ricevette la dovuta attenzione, o forse fu più semplicemente boicottata. Devono passare circa quarant'anni, prima che un altro chimico tedesco - B. Schard - riprendendo in mano quello studio, fece il primo tentativo pratico: cioè quello di produrre zucchero estraendolo dalla barbabietola. L'idea fu felice e nacquero le prime industrie anche in Francia per la lavorazione del tubero, subito duramente ostacolate dai grandi importatori coloniali della canna da zucchero che ritenevano di bassa lega questa nuova tecnica estrattiva e il prodotto ricavato soltanto un succedaneo dello zucchero di canna, lanciando perfino una campagna per disprezzarlo. Fu addirittura formata una commissione di scienziati all'Istituto Nazionale Francese, che concludeva (ovviamente, pressata dagli importatori) "che non si potrebbe mai sperare in Francia di trarre un qualche beneficio per il commercio dello zucchero da barbabietola". Siamo solo alle prime battute, poi la lotta per lo zucchero coloniale e lo zucchero locale, fu violenta. Qualcuno propose perfino di vietarlo e di distruggere le coltivazioni di barbabietola e le prime piccole fabbriche che erano sorte per produrre zucchero. In effetti, quelle che già operavano furono chiuse o fatte fallire boicottando la loro produzione o impedendone il commercio e la distribuzione.
Ma quando nelle guerre napoleoniche le potenze europee decretarono il blocco continentale, lo zucchero di canna diventò in Europa, e soprattutto in Francia, quasi introvabile e i ricchi non volendo privarsi di questa ghiottoneria (considerato allora solo uno psicologico alimento gratificante, piuttosto che un nutrimento fisiologico indispensabile soprattutto al cervello) riesumarono l'idea ed incentivarono la produzione del "dolcificante" estratto dalla barbabietola. Fu lo stesso Napoleone a incentivare la coltura delle barbabietole e a creare grandi impianti statali per la produzione di zucchero. Quando poi ci fu la restaurazione, il procedimento si era ormai diffuso non solo in Francia ma anche nel resto d'Europa. E accadde questo: che gli inglesi riprendendo il mercato dello zucchero di canna, col pregiudizio che c'era e che ovviamente alimentarono, fecero crollare il prezzo dello zucchero di barbabietola. Non potevano fare miglior cosa, il prezzo basso, la facilità della coltivazione della barbabietola e la facile produzione rese lo zucchero così accessibile al resto della popolazione che alcuni fisiologi e nutrizionalisti ma soprattutto i neuroscienziati di oggi, ritengono che la vera rivoluzione della mente umana di quegli anni così "fatidici" in tutti i campi, sia stata determinata proprio dall'introduzione a basso prezzo dello zucchero.
Prima era un genere di lusso, carissimo, e pochi se lo potevano permettere; era venduto solo dal farmacista e dallo speziale, mentre con la nuova abbondante e facile produzione, la vendita approdò nei normali negozi di alimentari allargando il consumo anche nei bassi ceti.
Quanto al nome "zucchero" ci fu una rivalsa piuttosto beffarda nei confronti di quello di canna. Essendo un nome comune, prima di allora nessuno lo aveva mai brevettato, cosicchè l'inventore del procedimento (Schard) dando questo nome a quello ricavato dalla barbabietola, a quello precedente di canna fu invece impedito di usarlo. "Zucchero" è quindi un marchio depositato. Tutti gli altri si possono solo chiamare "dolcificanti", ma non "zucchero". Fra l'altro il suo nome era quasi una predestinazione. Quello di canna massiccciamente introdotto dagli arabi in Spagna e in Sicilia, era chiamato col nome as- sokkar poi shakar, dal sanscrito sakkarù e dall'anticho persiano sakar. Ma nella Spagna araba la fonetica diventò a-zacar, per poi trasformarsi negli altri idiomi: nel russo sacaru, tedesco zuchar, poi zucker, nell'inglese sugar, olandese suiker, francese sucre, danese zuccher, italiano zucchero, ma il suo nome scientifico è rimasto "saccarosio".
Ma la vera paternità della fabbricazione dello zucchero va attribuita ai cinesi, sostiene Maguelonne Touissant-Samat. Essi avrebbero prodotto zucchero dalla più remota antichità nella regione di Canton. In realtà l'Impero di Mezzo avrebbe appreso quest'arte dagli indiani. Infatti, nel VII secolo l'imperatore inviava alcuni tecnici ad apprendere l'arte della fabbricazione dello zucchero nello Yu (India) e più particolarmente nel Mo-Ki-To (Bengala) e in sanscrito il suo nome era "sarkra". Nel 300 a.C. Teofrasto lo descrive come un miele che colava da una specie di giunco. Mentre nella sua Historia Naturalis, Plinio non spiega come si fabbrica ma precisa: "Lo si impiega solo come farmaco". Un farmaco, secondo Dioscoride e Galeno, pagato a peso d'oro dai ricchi romani.
Nei nostri tempi moderni sono stati scoperti gli....

____ EDULCORANTI INTENSI ...che hanno in rapporto allo zucchero un potere dolcificante più elevato, come un apporto calorico trascurabile. I principali prodotti sono la saccarina, il ciclamato, l'acesulfame, l'aspartame. Taluni lasciano un gusto poco gradevole, altri producono una sensazione di durata breve o lunghissima. Accenniamo qui all'ultimo, all'....
____ ASPARTAME - Costa duecento volte più dello zucchero, ma ha un potere dolcificante duecento volte superiore. Si va quindi a pari come costi. E' una molecola composta da due amminoacidi: la feninalina e l'acido aspartico.
Di tutti questi edulcoranti intensi, sembra che non abbiano mai posto problemi di tossicità, ma alcuni centri di vigilanza medica e tossicologica stanno seguendo il problema, perchè alcuni consumatori lamentano cefalee, insonnia, cambiamenti d'umore. Gli industriali dal loro canto, per diluire gli eventuali effetti tossici si sono proposti di miscelare i vari edulcoranti. Negli Usa ad es. la miscela impiegata per molte bibite sarebbe composta per tre quarti da saccarina e per un quarto di aspartame.
(Neurologo, Jean-Marie Bourre, La dietetica del cervello, Sperling & Kupfer, 1990)

ANNO 1748

____ NULLA SI DISTRUGGE - A enunciare la legge capitale della scienza moderna sulla conservazione della materia fu il fisico-filosofo russo Mikhail Valilevic Lomonosov. In occidente non era molto conosciuto, lui del resto era un figlio di pescatori, autodidatta. Enunciò la sua legge scrivendo una lettera al matematico Eulero. Alcune sue frasi sono divenute storiche: "Nulla si perde e nulla si distrugge", la materia viene sempre conservata, anche nelle reazioni chimiche. Avvengono solo delle trasformazioni. "In tutti i cambiamenti della natura ciò che si aggiunge a un corpo viene perso dall'altro e quando un corpo ne urta un altro parte del suo movimento si trasferisce all'altro. Non esistono forze extranaturali".

ANNO 1749

____ ETA' DELLA TERRA - Evoluzione - (vedi anno 1669 - alla voce "geologia" e "fossili").
Dopo le dispute sui fossili, le polemiche continuarono innescandosi sulla vera e propria "Evoluzione biologica" sostenuta da alcuni scienziati. Molti avevano forse le idee chiare, ma si astenevano di intervenire o per convinzioni religiose o per prudenza. Il primo audace scienziato che abbia apertamente formulato ipotesi sull'evoluzione, fu il naturalista francese Georges Luis Leclerc de Buffon (1707-1788) quando intorno a questa data (1749) iniziò a pubblicare i volumi della sua "Storia naturale generale e particolare" (arrivò a compilarne 44 di libri sull'argomento). Congetturava non solo sull'evoluzione di animali e piante, ma esordiva con il suo primo volume ipotizzando che la Terra e gli altri pianeti fossero stati formati dalla collisione del Sole con qualche corpo celeste; perdendo materia, questa poi raffreddandosi, aveva dato origine ai pianeti che le ruotano attorno. Ma quando tutto questo era accaduto? Buffon rispose facendo degli strani calcoli, che gli permisero di affermare che per raffreddarsi, alla Terra erano occorsi 75.000 anni; la vita vi era apparsa da 40.000 anni, e questa in seguito si sarebbe estinta dopo 90.000 anni a causa del raffreddamento totale del pianeta. Le sue congetture non erano esatte, ma Buffon fu il primo a sostenere che la Terra potesse avere molti più anni dei 6000 che aveva con tanta precisione ipotizzato il vescovo anglicano nel 1650 - James Ussher (1581-1656), quando questi aveva affermato che il mondo era stato creato dal Padreterno nel 4004 a.C.; uno più zelante di lui - il teologo inglese John Lightfoot- quattro anni più tardi - aveva precisato che Dio aveva creato il mondo, l'universo, la luce, il sole, la luna, i pianeti e tutti gli esseri viventi alle 9 di mattina del 26 ottobre del 4004. (vedi l'argomento nell'anno 1669 alla voce "geologia" e "fossili").

ANNO 1751

____ NICHEL - Lo scopre a questa data il minerealogista svedese Axel Fredrick Constedt, isolandolo dal minerale che non produceva nè rame nè cobalto, di colore bianco. E' il terzo elemento scoperto e isolato personalmente da un uomo, dopo il fosforo (da parte di Brand, vedi 1669) e il cobalto (da parte di Brandt - vedi 1737)

____ ENCICLOPEDIA - Anticamente - quelle che noi oggi chiamiamo enciclopedie (opera dove si espone metodicamente o alfabeticamente l'insieme delle conoscenze universali o specifiche di un settore del sapere) - non erano ordinate con una successione di voci come le attuali, ma erano sistematiche, trattavano cioè delle singole discipline, e non portavano il nome di Enciclopedia. La potremmo definire tale ("enciclopedia" è un tremine greco che significa "istruzione generale") l'insieme di opere di Aristotele, il filosofo che si è occupato sistematicamente di tutte le branche della conoscenza di allora. Questo bisogno di sistemazione culturale ispirò anche Marco Porcio Catone nello scrivere i "Libri ad Filium", Terenzio Varrone nei "Disciplinarum Libri IX", e Plinio il Vecchio nella "Naturalis Historia". Quest'ultima imponente opera in 37 libri, tratta di zoologia, botanica medicina, cosmologia, geologia, magia, astronomia, fisiologia animale ecc. Una vasta compilazione enciclopedica, una raccolta di cognizioni, però senza spirito critico, rigore scientifico, semmai con un po' di immaginazione, ma in compenso era preziosa per le infinite notizie accumulate dalla dotta e instancabile curiosità dell'autore. La sua e quella di Aristotele ebbero larga diffusione e godettero favore per tutto il medioevo, se non altro servendo di modello e di base alle successive opere. Costituiranno una fonte inesauribili di conoscenze, ma paradossalmente sarà anche un fatto dannoso, perchè gli studiosi medievali crederanno più a quelle autorità antiche che non alle esperienze e alle ricerche personali. Erano libri che riunivano tutte le cognizioni scolastiche del tempo passato o del loro tempo, o narravano la storia del mondo dalle origini, quasi tutte seguendo l'ordine biblico della creazione, non affidandosi alla ragione e all'esperienza, nè propugnarono le loro idee contro la tradizione, e rarissamente sottoposero quelle conoscenze alla critica. Non erano insomma nè monumenti nè specchi della cultura e dello spirito del loro tempo.
La prima enciclopedia per ordine alfabetico e anche per il modo di trattare la materia, in lingua moderna è dell'italiano Vincenzo Coronelli, che iniziò a pubblicare nel 1701 la "Biblioteca Universale Sacroprofana", che doveva comprendere 45 volumi, ma l'autore non giunse nemmeno all'ottavo pur essendoci già 32.000 articoli. Ne seguì subito dopo un altra di Gianfrancesco Pivati in 10 volumi "Nuovo Dizionario scientifico e curioso sacro-profano", e anche qui già il titolo rivela dei limiti e una certa dipendenza. Molto diversa (ma siamo in Inghilterra) la "Cyclopaedia" di Charmers, pubblicata a Londra nel 1728.
Una vera e propria "rivoluzione culturale" in quel periodo chiamato "età della ragione" venne dal suggerimento dato da un libraio allo scrittore francese indipendente Denis Diderot (1713-1784). Lui e il matematico Jean le Rond d'Alambert (1717-1783) s'infiammarono all'idea di offrire al pubblico più vasto e in maniera ragionata tutto lo scibile umano, dalla scienza alla tecnologia, dalla letteratura all'artigianato. La visione del mondo doveva essere completamente razionale, e il linguaggio svincolato da quello dello Stato e della Chiesa dell'epoca. Diderot diede il via al vasto progetto il 16 ottobre 1747; si servì di collaboratori per le varie voci, ma alla fine svolse lui la maggior parte del lavoro. Il primo dei 28 volumi uscì nel 1751, l'ultimo vent'anni dopo, nel 1772. La prima opera di divulgazione del sapere dell'uomo, e questa volta era proprio lo specchio della cultura e lo spirito del tempo; una vera e propria "rivoluzione culturale". Fu un opera filosofica a carattere innovatore che mirò a far trionfare su tutto la ragione ed a diffondere anche tra il popolo un senso di opposizione alle idee tradizionali, sottoponendo alla critica anche le vecchie istituzioni religiose e politiche. Motivo per cui ebbe un influsso profondo sul pensiero del XVIII secolo e contribuì notevolmente al movimento di preparazione della rivoluzione francese.
Quasi contemporaneamente (pubblicata ad Edimburgo dal 1769 al 1771) di alto valore scientifico la inglese "Encyclopedia Britannica"; uscita poi in varie edizioni nei secoli XIX e XX, con l'ultima del 1960 in 24 volumi.
Una delle più antiche Enciclopedie pubblicate in Italia quella pubblicata a E. Pomba, iniziata nel 1841 terminata nel 1848 con nome "Nuova Enciclopedia Popolare Italiana" (nel 1888 era già alla sesta edizione). La maggiore Enciclopedia italiana per mole e importanza fu in seguito l' "Enciclopedia Italia di Scienze, Lettere e Arti", in 35 volumi, più un volume indici e 5 volumi di appendice; una pubblicazione colossale organizzata e iniziata nel 1929 dall'Istituto Treccani durante il periodo fascista-gentiliano, con patrocino dello Stato; edizione questa, valida ancora oggi benchè il settore ideologico risenta spesso del periodo in cui fu scritta. Alla fine del secolo XX è uscita una edizione completamente rifatta con meno volumi, meno costosa, ma decisamente più moderna.
Ma l'inizio del XXI secolo porterà sicuramente delle novità; offrirà a un pubblico molto più vasto tutto lo scibile umano tramite Internet. Ci sono già i denigratori che vorrebbero mettere dei limiti, dei controlli, e ritengono che la rete è una confuzione di notizie, e che il navigante non può fare delle scelte oculate senza avere a fianco il "maestro".
Dimenticano che questo lo abbiamo già letto, quando apparve la scrittura, e quando apparve la stampa. E lo abbiamo capito tutti perchè, anche senza accanto il "maestro".

ANNO 1752

____ PARAFULMINE - Uno scienziato americano, inventore di mille altre innovazioni, Beniamino Franklin (1728-1799), nel ripetere e nell'osservare lo scaricamento della "bottiglia di Leyda" notò che quando si verificava la scarica elettrica questa emetteva una scintilla luminosa bluastra e un crepitio sonoro. Intuitivamente fece una comparazione con ciò che avveniva in modo macroscopico quando era in corso un temporale; la scintilla era il certamente il fulmine e il crepitio doveva essere certamente il tuono. Fece un esperimento (rischioso, ma lui non sapeva ancora che un fulmine può generare una scarica elettrica di decine e decine di migliaia di Volt - infatti, un suo collega ripetendo l'esperimento l'anno dopo rimase fulminato) durante un temporale fece alzare in volo un aquilone trattenendolo con un lungo filo di seta, poi all'estremità in basso legò ad un altro filo di seta tenuto all'asciutto una chiave. Quando la corda bagnata si era in mezzo alle nuvole impregnata di elettricità (come avveniva nella Bottiglia di Leyda) e volle toccare la chiave legata al filo asciutto (e nel farlo interruppe il circuito con la Terra) percepì una scarica elettrica. Gli andò bene, perchè quella era solo una piccola scarica, ma poteva andare peggio se la corda si fosse impregnata di una quantità maggiore di elettricità.
Illeso, fece un altro esperimento, la chiave la collegò a una bottiglia di Leyda, e questa immagazzinò elettricità nell'acqua come se fosse stata erogata da un generatore elettrico artificiale, e come al solito fece la sua bella scarica quando la riprese in mano. Non ci volle molto per capire che le due elettricità erano identiche.
Riflettendo capì che bastava avere un'asta esposta su un tetto di una casa collegata con un filo a terra per evitare quell'accumulo di elettricità che poi è l'origine una scarica disastrosa (vedi nota in fondo). Con il "parafulmine" le varie scariche di elettricità prima ancora di accumularsi sulla casa, silenziosamente tramite il filo si disperdono a terra. Franklin fece fatica a far comprendere l'enorme portata della sua scoperta e invenzione, ma proprio su quest'ultima molti risero perchè non era una macchina, non era un aggeggio, non era un marchingegno, ma era una semplice asta, che diamine!! Possibile che quel pezzo di ferro avrebbe preservato dalla distruzione case, palazzi, chiese e campanili (questi erano sempre i più esposti e quindi normalmente i più colpiti)
Prima di allora, il fulmine durante un temporale era un incubo; (ma non a Duino - vedi nota in fondo) lo si viveva pregando, facendo i vari incantesimi, esponendo gli oggetti anti iella sulla porta. Erano tutti inutili, la forza della natura colpiva, distruggeva, uccideva. I primi "parafulmini" che furono istallati si rivelarono efficaci. Mentre quelli che si affidavano solo al buon Dio ci credevano poco. Ma quando i parroci dei paesi e delle città misero i parafulmini anche sui loro campanili, anche i bigotti capirono che Dio sì li proteggeva, ma a una condizione: se prima mettevano i parafulmini sul tetto.
Frankiln nel suo esperimento volle spazzar via l'idea dei "due fluidi" ipotizzati da Fay, ne prese in considerazione solo uno definendo"elettricità positiva" (polo positivo) il filo asciutto, e "elettricità negativa" (polo negativo) l'altro bagnato. Era l'incontrario ma ormai era fatta e in seguito così rimase e così è ancora oggi . (vedi anche "elettrostatica" anno 1785)
NOTA: Una curiosità - Sono venuti in chiaro molti fatti che ci portano a ritenere che l'invezione del parafulmine fosse assai anteriore a Franklin, e che la natura elettrica del fulmine fosse già nota da gran tempo in Italia. Una lettera di giovanni Fortunato Bianchini diretta nell'anno 1758 alla Accademia delle Scienze di Parigi, informa che sui bastioni del castello di Duino presso Trieste, esisteva da tempo immemorabile, pare del secolo XIII, u'asta metallica verticale, con punta acuminata. Nel periodo dei temporali, un uomo munito di una picca era incaricato di avvicinarla di quando in quando all'asta, e doveva dare l'allarme se si accorgeva se scoccava una scintilla. All'allarme venivano fatti segnali ai pescatori che erano in mare. Bianchini faceva notare che la conoscenza dell'elettricità atmosferica, e quindi la pratica del parafulmine, è ricordata in una lettera del Padre Imperati nel 1602.

ANNO 1754

____ ANIDRIDE CARBONICA - L'anidride carbonica (o biossido di carbonio) è prodotta dalla combustione di fonti di energia, dalla fermentazione di liquidi, dalla respirazione degli esseri viventi. Fino a questa data (1754) questo gas era stato individuato soltanto come un prodotto della combustione o della fermentazione. Fu uno studente in chimica scozzese - Joseph Black (1728-1799) in una sua tesi di laurea in medicina - a descrivere come aveva ottenuto un gas, che chiamò "aria fissata" (perchè poteva essere "fissata" cioè costretta ad assumere una forma solida). L'aria fissata si rivelò essere anidride carbonica. Era chiaro che dai solidi potevano venir formati dei gas, e questi prender parte alle reazioni chimiche. Ed era altrettanto chiaro che l'aria non era una sostanza semplice (un elemento) ma un misto di diversi gas. Lo studente era però in anticipo sui tempi, i gas erano ancora nel mondo dei misteri, e ci vorranno ancora molti anni per scoprire le caratteristiche di molti gas e le loro reazioni chimiche. Tuttavia i suoi studi permisero dieci anni dopo a far scoprire a Cavendish l'idrogeno. (vedi anno 1766 "idrogeno").

ANNO 1755

____ GALASSIA - In anticipo di mezzo secolo su una verità e di un secolo e mezzo su un'altra, era anche il filosofo tedesco Immanuel Kant (1724-1804). Prima di diventare il "grande filosofo", Kant si era nei suoi anni giovanili interessato di problemi scientifici e cosmologici. Intorno a questa data, trentenne, seguendo le teorie che circolavano in questi tempi sull'universo, volle avanzare un ipotesi: che la Terra con il Sole e gli altri pianeti faceva parte di un sistema planetario; che questo era inserito in un conglomerato di stelle a forma di spirale; che la Via Lattea era un braccio della spirale visto dalla terra; e questo conglomerato lo si poteva chiamare "galassia" (tanto per rimanere in tema di latte). Galileo aveva dimostrato con il suo cannocchiale che la Via Lattea non era altro che un grande ammasso di stelle; ma aveva anche scoperto che al di là di queste c'erano in ogni direzione moltissime altre stelle dalla luce fioca, e chissà a quale distanza si trovavano. Dei movimenti delle stelle poco si sapeva; solo Halley aveva dimostrato nel 1718 (vedi "moto delle stelle") che le stelle si muovevano, non erano come si era sempre pensato "fisse". Ma misurarne la distanza non era cosa facile, troppo lontane per poterle misurare con la paralasse. Inoltre resisteva l'opinione che il cielo stellato era finito, non solo, ma appiattito. Ancora cinque anni prima (1750) l'astronomo inglese Thomas Wright, aveva sentenziato che le stelle è vero che si trovano in tutte le direzioni, ma sono tutte contenute in un volume finito, la volta celeste insomma non era altro che un coperchio. E le stelle che alcuni dicevano che erano fioche e quindi più lontane delle altre, lui affermava che erano fioche perchè erano stelle piccole.
Kant non si era molto discostato da questa ipotesi, ma dopo aver avuto l'intuizione che abbiamo riportato all'inizio, cominciò ad avanzare un altra ipotesi: che se noi eravamo uno dei tanti ospiti in questa nostra galassia, al di là della nostra potevano esistere altre galassie; e ipotizzò che alcune nebulose altro non erano che galassie vicine e lontane, e una di questa (visibile a occhio nudo) poteva benissimo essere la "Nebulosa di Andromeda" e così tante altre. O come le chiamò lui : "Galassie esterne" alla nostra.
Kant poi rivolgerà i suoi studi alla filosofia lasciando il segno; ma anche in questa intuizione lasciò il segno in anticipo sui tempi. Una simile teoria, relativa alla formazione del sistema solare verrà poi con l'ipotesi cosmogonica di Laplace ( vedi anno 1796 ) secondo la quale il sistema solare era originariamente una nebulosa in rotazione. Tali ipotesi verranno dimostrate soltanto un secolo e mezzo dopo. (vedi la figura della nostra galassia e la nostra posizione nell'anno 1609).

ANNO 1756

____ MOVIMENTO DEI CONTINENTI - A ipotizzare che in tempi lontanissimi l'isola della Gran Bretagna fosse congiunta al resto d'Europa, fu il geologo francese Nicolas Desmarest (1725-1815). Ma pur andando contro certe descrizioni bibliche, cioè che la forma della terra fosse state creata da Dio fissa ed eterna- non è che si sbilanciò molto, ipotizzò che forse un grande terremoto aveva distanziato l'isola dal continente creando così lo stretto della Manica. Desmarest non aveva ancora pensato in grande, cioè che non solo le isole si muovono, ma vanno alla deriva interi continenti. E questa non era una ipotesi nuova ma era già stata accennata da Bacone nel 1620, poi ripresa da Placet nel 1668, ma era rimasta allo stato di intuizione e nulla più. Tuttavia le tre intuizioni sono le prime indicazioni del fatto che grandi isole e interi continenti possono spostarsi e cambiare forma e sono ancora in continuo movimento. Non avrebbe mai potuto immaginare Desmarest che la Gran Bretagna alcuni milioni di anni fa era ancora unita all'America. (vedi qui l'animazione della "deriva dei continenti" )

ANNO 1758

____ COMETA DI HALLEY - ( sull'argomento vedi anno 1705 "Orbita delle Comete" e vedi anche l'anno 1301 - "La cometa di Giotto", cioè quando nacque la leggenda della Cometa di Betlemme.)

ANNO 1759

____ OMUNCOLI - (vedi sotto)
____ EMBRIOLOGIA - Quando l'olandese Antoni van Leeuwenhoek (1632-1723), dilettandosi a osservare al microscopio, costruendone uno in un modo diverso dai soliti, scoprì nel 1676 (vedi alla voce "microorganismi" anno 1676) quelle che lui chiamò "bestioline", e scoprì pure gli spermatozoi sia umani che animali, oltre che sconvolgere le varie teorie della riproduzione, l'immaginazione non ebbe più limiti, corse al galoppo in un caos di teorie. Alcuni pensavano che fossero degli organismi veri e propri che dovevano crescere nell'utero materno, altri - riferendosi agli spematozoi umani- che erano piccoli "omuncoli" già formati, cioè in miniatura in attesa di crescere. Sulle uova degli animali la confusione era ancora maggiore. Osservando l'interno di un uovo di gallina nei vari stadi del suo sviluppo non era difficile intuire come avveniva la nascita del pulcino. Ma anche chi aveva avuto occasione di vedere dei feti era sconvolto nel vedere nei primi stadi una rassomiglianza smaccata con lo stesso pulcino.
Il fisiologo tedesco Kaspar Friedrick Wolff (1727-1759) in un suo trattato descrisse in un modo fermo che sia gli spermatozoi sia il polline sia le uova, erano delle cellule che si sviluppano dando forma ai vari organi. Era anche lui in anticipo sui tempi, tuttavia Wollf è considerato un altro fondatore della moderna embriologia. Cinquant'anni dopo (nel 1828) il suo concetto sarà perfezionato dall'embriologo Karl von Baer, quando stabilì che il meccanismo era quello di un embrione che sviluppa all'inizio solo i tratti costitutivi generali e solo successivamente questi si differenziano formando quelli delle diverse specie animali, "uomo compreso".

ANNO 1760

____ CARDATRICE - La funzione di questa macchine è quella di trasformare in un velo continuo la fibra di lana, seta, lino, canapa, a fiocco. Che in seguito i filatoi trasformeranno in fili per la tessitura. Fu inventata dall'inglese Paul Lewis intorno a questa data.

____ PATOLOGIA - Questa scienza è lo studio delle malattie, delle loro cause e dei loro sintomi. Un buon patologo riesce a diagnosticare la patologia a partire dall'analisi dei reperti anatomici. Viene considerato il fondatore l'anatomista italiano Giovanni Battista Morgagni (1682-1771). Nel 1760 pubblicò un libro in cui descriveva le 640 autopsie che aveva condotto nella sua lunga esistenza. Descrisse in modo scrupoloso e particolareggiato le vite dei suoi pazienti, la presenza e lo sviluppo della malattia, e come fossero morti, e cercò di interpretarle tutto dal punto di vista anatomico.

ANNO 1761

____ CRONOMETRO MARINO - (vedi "orologio" anno 270 a.C.)

ANNO 1763

____ IMPOLLINAZIONE - Quando nel 1672 il botanico inglese Nehemiah Grew (1641-1712) rivelò che le piante come gli animali si riproducevano sessualmente, perchè anch'esse possedevano organi sessuali differenziati in maschio e femmina, che i singoli granelli di polline altro non erano che cellule del mondo animale, una sostanza fecondatrice come lo sperma del mondo animale, molti sorrisero alle sue affermazioni, lo presero per matto, dato che le piante essendo immobili non possono comportarsi come gli animali. Per capire com'era praticata questa sessualità, doveva passare più di un secolo. A spiegarne il meccanismo fu il botanico tedesco Joasef Gottlieb Kohlreuter (1733-1806) indicando che la fecondazione avviene in due modi: uno puramente casuale quando l'impollinazione avviene tramite il vento che trascina con se' il polline e lo deposita su altri fiori, dando così risposta al perchè le piante ne producono tanto; l'altro avviene con l'ausilio delle api (o altri insetti): queste alla ricerca del nettare visitano molti fiori, ma avendo le gambe ricoperte di penuria queste impregnandosi di polline, alla successiva visita di un altro fiore, il polline si deposita sul pistillo fecondandolo; spiegando così anche il perchè i fiori lusingano le api con la loro bellezza.

____ ASSEGNO - E' un invenzione dei banchieri arabi del X secolo, per evitare di portarsi dietro nelle carovane o nei viaggi navali il denaro contante. Prese il nome di shek (scheque). L'Idea fu ripresa dalla Hoare's Bank che ne emise quest'anno il primo esemplare.

ANNO 1764

____ MACCHINA A VAPORE DI WATT ( vedi anno 1679 )

ANNO 1766

____ IDROGENO - Joseph Black (1728-1799) in una sua tesi di laurea in medicina dieci anni prima aveva descritto come aveva ottenuto un gas (l'anidride carbonica - che lui chiamò "aria fissata") e aveva concluso la sua tesi affermando che l'aria non era una sostanza semplice -composta da un solo elemento- ma da tanti elementi, che era un misto di diversi gas. Aveva destato qualche interesse, ma come al solito - ai suoi tempi - mettere in discussione certe verità acquisite o far accettare simili stravaganze non era semplice. Ma aveva iniziato, e così un altro giovane chimico - l'inglese Henry Cavedish (1731-1810) - ripetendo alcuni esperimenti nel 1766 comunicò alla Royal Society la sua relazione, affermando che Black aveva ragione: lavorando con certi acidi aveva scoperto che alcuni metalli sprigionavano un gas infiammabile, che lui chiamo proprio per questo "aria infiammabile" (era l' "idrogeno"). Isolandolo ne determinò anche la densità: un quattordicesimo di quella dell'aria. In tempi passati il fenomeno era già stato osservato da alcuni scienziati, come Boyle, ma non avevano riferito alcune sue proprietà; si erano limitati a dargli un fantomatico medievale nome; "flogisto"; e anche Cavedish era convinto di aver scoperto quella che era poco più che una empirica credenza alchimistica; ci vorrà Laurent Lavosier (1743-1794) nel 1789 per spazzarle via quelle credenze, mettendo un po' d'ordine nella chimica moderna, definendo leggi chiare e precise sulle razioni, lanciando il motto "in ogni trasformazione chimica nulla si crea e nulla si distrugge e la massa rimane sempre uguale"; che era poi la frase famosa detta da Lomonosof vent'anni prima ( nel 1748 vedi ).

____ AUSTRALIA -
____ ISOLE HAWAI - Molti altri esploratori avevano già osservato alcune coste dell'Australia, ma tutti credevano che erano lembi di piccole isole. E' abbastanza singolare che avevano scoperto la minuscola Isola di Pasqua, quasi in mezzo all'oceano Pacifico e non ancora un intero continente. Dall'Inghilterra nell'anno 1768 lo specialista in lavori di triangolazione e di cartografia James Cook (1728-1779 - poi chiamato semplicemente Capitano Cook) fu incaricato dalla Società Geografica inglese di fare delle ricerche astronomiche su Venere che l'anno dopo si poteva osservare perfettamente dal Mare del Sud. Ma sembra che si ipotizzasse che oltre la Nuova Zelanda, (scoperta da Tasman nel 1642-43) esistesse un'altra terra. Gli ordini erano di stabilire esattamente la posizione geografica di quest'isola, ma anche di "cercare altre terre fra il 40° e 35° perchè vi sono degli indizi che esistono". Dopo questo e altri viaggi successivi - che lo portarono ad attraversare in lungo e in largo l'oceano Pacifico- il 13 luglio 1771 Cook gettava l'ancora in patria, avendo raggiunto tutti gli scopi della spedizione, fornendo dettagliati resoconti su "una terra di dimensioni significative al proprio interno". Era in nuovo continente: l'Australia.
Ma nella relazione c'era anche altro: si era spinto anche a sud, fino a 60° di latitudine (quasi nei pressi del circolo antartico) dove il ghiaccio gli impedì di proseguire; ma le conclusioni furono molto interessanti: "Il ghiaccio fino al polo forse copre una terra; abbiamo sentito ma non visti dei pinguini, qualche uccello, e altri indizi di terra vicina. Io credo che a sud sotto il ghiaccio vi sia terra". Nessuno immaginava che ciò che scriveva era vero; le successive scoperte di un cacciatore di foche e di un capitano inglese (vedi anno 1820) e poi quelle di Scott e Amundsen confermarono più tardi le supposizioni di Cook.
Il leggendario capitano dopo mille rischiose avventure, morì nel 1779 durante uno scontro nelle isole Sandwich (isole Hawaiane, scoperte l'anno prima).  Il suo corpo fu divorato dagli indigeni. (vedi - Il Capitan Cook- i viaggi la biografia)

____ SANDWICH - Cook scomprendole aveva dato questo nome alle isole Hawaiane in onore dell' inglese I. Montague conte di Sandwich. Costui era un incallito giocatore di carte che non abbandonava mai il tavolo del gioco, nemmeno per pranzare; il suo cuoco escogitò allora un sistema per nutrirlo, le bistecche invece di servirglele al piatto le metteva tra due fette di pane, in modo che il conte con una mano mangiava e con l'altra giocava. Il singolare pasto ben presto iniziò a chiamarsi col suo nome: "sandwich".
NOTA: Giá nel 1676, 94 anni prima che il Capitano Giacomo Cook sbarcasse in Australia, il Domenicano Padre Vittorio Riccio, missionario Italiano stanziato nelle Filippine, tracció una mappa della Terra Australis, per la Congregazione della Propagazione della Fede.
Nel 1770, insieme con il Capitano Cook, aveva visitato l’Australia l’esploratore italiano Giacomo Mario Matra. I suoi ragionati rapporti di viaggio gli aprirono le porte del Parlamento Inglese e fu in grado di suggerire la colonizzazione del vasto continente australe. Sydney, a memoria dell’esploratore italiano, nominó uno dei suoi sobborghi: Matraville.

ANNO 1768

____ ACQUA GASSATA - L'anidride carbonica era stata scoperta nel 1754. Come abbiamo appunto letto in quell'anno, essa è un gas prodotto dalla combustione o dalla fermentazione. E proprio questa fermentazione fece scoprire a un chimico una caratteristica particolare. Joseph Priestley (1733-1804), abitava accanto a una grande fabbrica di birra dove la fermentazione del luppolo produceva enormi quantità di biossido di anidride carbonica. Averla a disposizione non gli era difficile per fare esperimenti; e in uno di questi scoprì che dissolvendo un po' di anidride carbonica nell'acqua, otteneva una gradevole bevanda. L'idea fece presto a diffondersi fino a divenire una interessante e profittevole produzione industriale che oltre che produrre l'acqua gassata e il selz, aggiungendo aromi e zucchero misero sul mercato bibite di ogni tipo.
Ma Joseph Priestley non fece solo questa banale scoperta, ne fece un'altra grandissima, che ebbe un notevole impatto nelle menti grette dei conservatori ( vedi anno 1771 ).

ANNO 1769

____ PRIMO VEICOLO A MOTORE - Con ormai a disposizione il motore a vapore, un ingegnoso costruttore - lo svizzero-francese Nicolas Cugnot (1725-1804) - lo utilizza per costruire un carro militare a tre ruote destinato al traino dei grossi pesanti pezzi dell'artiglieria. E' in assoluto il primo automezzo meccanico a muoversi su strada autonomamente. Viene realizzato con una caldaia e due stantuffi che alternandosi fanno girare la ruota motrice posta sul davanti. Come velocità era pari all'andatura di un uomo, circa 3 km l'ora; aveva però l'inconveniente che ben presto - ogni quarto d'ora non produceva più vapore perchè l'acqua si esauriva. La macchina ben conservata è oggi esposta nel museo di Parigi.

ANNO 1769

____ FILATOIO MECCANICO - Si afferma da più parti che il filatoio meccanico è stata la macchina che inaugurò la rivoluzione industriale. Si pagò un prezzo ingente per la sua invenzione. Nell'introdurlo molti rimasero senza lavoro e soffrirono la fame. Prima iniziò la guerra degli artigiani, poi seguì quella degli operai con vere e proprie rivolte, assalto di grossi opifici, che in un paio di decenni avevano ormai prima sconvolto e poi monopolizzato tutta la produzione. In pochi anni cambia tutto il sistema delle manifatture con effetti devastanti sull'occupazione. Basti dire che ai primi dell'Ottocento in Inghilterra sono in funzione sei milioni di filatoi meccanici, e dato che la macchina era molto semplice e vi potevano lavorare maestranze senza essere specializzate e quindi disposte a svolgere il lavoro per poco denaro, le donne e il lavoro minorile furono le maestranze preferite; paghe basse e turni massacranti fino a 18 ore, incrementarono la ricchezza dei proprietari delle cosiddette "filande".

____ FILATOIO JENNY - Tutto inizia nel 1737 quando in Inghilterra Paul Wyatt brevetta una "filatrice meccanica", che sbriga molto lavoro, anche se gli è sempre necessario per farla funzionare l'uomo, con la sua competenza oltre a una certa abilità manuale. La guerra per il momento è quella dei piccoli artigiani. Passano pochi anni ed ecco un ex barbiere, semianalfabeta, dilettante di meccanica, dalle idee geniali, Richard Arkwright (1732-1792) che brevetta nel 1769 un altro "filatoio meccanico".
Contemporaneamente un suo coetaneo (che gli contesterà l'invenzione) James Hargreaves (1732-1792) ne ha costruito un altro molto simile, un filatoio multiplo che ha chiamato Jenni, Giannetta (nome della moglie). La sua macchina avvolge il filo su 8 fusi simultaneamente, ed esegue meccanicamente i tre movimenti della filatura; lo stiramento della fibra, la torsione e l'avvolgimento sul fuso; ma la migliorò subito facendo avvolgere il filo su 16 fusi. Le prime produssero un filato piuttosto morbido ma in seguito un buon ritorto, tale da essere subito utilizzato nei telai (questi da poco hanno iniziato ad usare la veloce "flying shuttle" "navetta volante" inventata da John Kay nell'anno 1733 e sinora, i filatori erano rimasti sempre indietro ai tessitori nel fornir loro la materia prima. Entrambe le due macchine sono ancora azionati a mano, ma é ancora Arkwright a rivoluzionare la manodopera. Costruisce un filatoio meccanico che non ha più bisogno nemmeno della manodopera umana; ha applicato il sistema della catena cinematica (Si chiama catena cinematica un insieme di oggetti -organi- meccanici che consente di trasferire il movimento dall’uno all’altro, anche a distanza. Questi organi sono catene, cinghie, funi, ruote dentate, bielle, eccentrici, pulegge, alberi, giunti, ecc. ecc.) applicando l'energia idraulica alle stesse macchine; nasce il "Water frame".
Nel 1790 funzionavano già in Inghilterra e nel paese di Galles 150 fabbriche di cotone, sistema Arkwright.
Sistema che inizia a far strage di artigiani e operai, di cui Arkwright non ha più bisogno. Per togliere i fusi pieni, e mettere i fusi vuoti nelle macchine gli bastano donne e anche bambini di 6-7 anni, che sfruttati 16- 18 ore al giorno faranno diventare Arkwright straricco; e da inalfabeta che era, diventera pure baronetto.
Ma non è finita qui. Proprio in questi anni James Watt riparando una grezza macchina a vapore di Newcomen (VEDI) ha una formidabile idea, e prima ancora di perfezionarla nel 1863 la brevetta. Ha aggiunto alla macchina un condensatore (vedi anno 1852). In altri termini Watt ha realizzato il primo motore a vapore efficiente. La sua invenzione permette di mantenere il cilindro, nel quale si muove il pistone, sempre caldo, utilizzando appunto il condensatore, ovvero un recipiente collegato al cilindro nel quale il vapore viene riconvertito in acqua. Prima il ciclo era incapace di imprimere un movimento rotatorio, perché richiedeva che in ogni fase si alternassero riscaldamento e raffreddamento, era quindi poco economico. Con vari perfezionamenti, la macchina verrà definitivamente approntata e introdotta nel 1782, aprendo definitivamente la strada alla "vera" Rivoluzione industriale. Anche perchè per quanto l'avesse brevettata nel '63, giravano già molte macchine a vapore realizzate con la sua stessa idea.
Infatti prima ancora che Watt scompagini con una nuova energia le lavorazioni nelle grandi manifatture, nel 1779 due inglesi Samuel Cropton e George Hockhan, hanno già applicato un motore simile ai loro filatoi, sconvolgendo loro -prima di Watt- il mondo della manodopera nelle manifatture. I filatoi hanno ora 8, 10 e anche 100 fusi, che se la fibra tessile è buona, distendono lo stoppino, fanno la torcitura, lo raccolgono nel fuso, e tornano a fare nuovamente l'operazione, tutto automaticamente. Un banale lavorante assiste, e solo quando si rompe uno stoppino, interviene e fa la banale operazione di rimettere insieme i due capi, senza fermare la macchina ma camminando avanti e indietro con essa mentre compie l'operazione di "riattacco". Quando poi sorsero in Italia le grandi filature a Biella, questo tipo di lavoro - il più basso mestiere - era appunto chiamato "attaccafili". Oggi i moderni filatoi, "continui ad anello", lavorano contemporaneamente 3000 fusi, con un solo operatore badante. Che però anche questi sembrano giù superati dal "filatoio a rotore" che compiendo 60.000 rivoluzioni al minuto, produce sei volte di più di un normale filatoio ad "anello". E spesso non sono nemmeno più in Italia, ma all'estero.

____ VIAGGI TERRESTRI -
____ NEOCOLONIALISMO - Dopo oltre 270 anni di viaggi di esplorazioni, gli europei navigando avventurosamente in tutti gli oceani del globo terrestre, col loro corteo di pericoli, di avventure e tragici destini, avevano esplorato le coste, ma all'interno dei grandi continenti scoperti poco si sapeva; ma anche in quelli leggendari e conosciuti dall'antichità pochissimo si conosceva. Con le esplorazioni terrestri nei primi, oggi noi sappiamo come furono condotte, e quali grandi mutamenti ci furono, dopo aver spazzato via popoli e civiltà.
Nei secondi le poche notizie di antichi viaggi che si erano svolti non erano ancora stati causa di influssi, non avevano ancora collegato con un filo diretto civiltà e popoli diversi, non erano ancora stati stravolti paesi come la Cina, l'India, il Giappone, il Siam, l'Africa. Ma a partire da questo fine secolo, con la forza delle armi avviene la spaventosa "Standardizzazione" o "uniformazione" di tutte le terre secondo il modello europeo. Distruggendo lentamente ogni particolarità, ogni caratteristica, ogni modo di sentire ed ogni espressione artistica dei popoli, ed hanno sostituito agli antichi alti valori (straordinari di alto senso nazionale) una monotona patinatura. Ogni altra terra - a partire da questi anni fine secolo - diventa un palcoscenico sul quale si rappresenta quello che vuole l'occidentale. Inizia a nascere un regime coloniale basato sul disprezzo della società indigena e sulla volontà di trapiantare istituzioni e sistemi economici occidentali con essa incompatibili. L'imperialismo si realizza in tre forme: attraverso il controllo diretto (colonie), attraverso il controllo indiretto, attraverso cioè organi locali (protettorati) e attraverso lo sfruttamento economico (come la colonizzazione "informale").
Tramonta cioè la "perbenistica" ideologia della missione civilizzatrice e protettrice della colonizzazione precedente e si profila un nuovo modello di penetrazione economica senza responsabilità politiche né coinvolgimento militare, una forma di controllo indiretto che garantisce i vantaggi della dominazione coloniale abbattendone al contempo i costi.
Il parametro con cui normalmente si misurano gli effetti del neocolonialismo rimane sempre quello economico: gli investimenti occidentali, i prestiti, le politiche commerciali e i programmi di "aiuto" hanno lo scopo di proteggere gli interessi politici e strategici degli imperialisti e di mantenere economicamente deboli i paesi in via di sviluppo e quindi farli dipendere dal neocolonialismo.  Questa situazione si aggrava quando il governo locale è formato da esponenti della borghesia e della piccola borghesia i quali preferiscono, in nome del proprio interesse, che il loro paese resti una debole dipendenza delle potenze capitalistiche, piuttosto che avviarsi verso l'indipendenza e una giusta società.

ANNO 1771

____ NEBULOSE - Dopo le felici scoperte di Halley, che divenne ancora più famoso postumo quando nel 1758 apparve la cometa di cui aveva previsto la comparsa, seguì un periodo singolare; tutti gli astronomi erano intenti a scrutare il cielo con la speranza di scoprire una cometa. E fra questi un caparbio astronomo francese Charles Messier (1730-1817) che passò l'intera vita in cerca di comete. Ne scoprì 21, ma non era ancora contento, anzi era infastidito quando un suo collega ne scopriva una che lui non aveva ancora individuato. E proprio per individuarle iniziò a osservare ogni piccolo bagliore in cielo, riportandolo su delle tavole, per seguirne (se fosse stata una cometa) gli sviluppi e quindi avere la precedenza della scoperta su altri astronomi. E di questo si preoccupava, infatti in questo 1771 pubblica delle tavole con la posizione di 41 alcuni oggetti indistinti; purtroppo il tempo passava e gli oggetti come posizione rimanevano immutate; cioè era ovvio che non erano comete. Ma non si arrese e continuò a scrutare il cielo ogni notte, tutte le notti. E continuò a pubblicare tavole dove ormai gli oggetti indistinti erano già 110. Gli altri astronomi li chiamavano gli "oggetti di Messier". Ma se non erano comete, che cos'erano?
Quando Kant nel 1755 aveva ipotizzato che alcune nebulose erano anch'esse delle galassie simile alla nostra poste molto al di là, pochi lo ascoltarono. Era in anticipo sui tempi. Ma quando i telescopi cominciarono ad essere molto potenti, gli "oggetti di Messier" risultarono essere conglomerati di stelle, cioè galassie. Messier inconsapevolmente aveva registrato la posizione di 110 galassie. Ottenne quella fama che non era riuscito a conquistarsi con le comete. Oggi tutti i trattati di astronomia riportano le tavole con le coordinate, il tipo, la declinazione, e la magnitude degli "oggetti di Messier", da 1 a 110 in ordine cronologico.

____ LE PIANTE RESPIRANO - Le menti deboli non preparate erano rimaste sconvolte quando il botanico inglese Nehemiah Grew (1641-1712) rivelò nel 1682 che le piante come gli animali e gli uomini vivono e si riproducono sessualmente (confermato poi dal botanico inglese Nehemiah Grew (vedi 1759), ma che ora saltasse fuori uno che affermava che le piante respiravano come gli animali e gli uomini, questa poi era una tesi veramente incredibile. Tutti, compresi gli scienziati, sapevano che gli esseri viventi -compreso l'uomo- in presenza di anidride carbonica non possono sopravvivere; infatti questo gas che si sprigiona dalla combustione (o dalla fermentazione) è mortale se l'essere vivente è chiuso in un locale. E le piante come si comportavano nella stessa precaria situazione, morivano anche queste? Fino a questa data alle piante si dava poca importanza, salvo per quello che producevano. La domanda se la fece anche Priestley (l'uomo che tre anni prima aveva scoperto l'acqua gassata). Iniziò una serie di esperimenti. In una campana di vetro mise una candela accesa, dopo pochi minuti la candela si spegneva perchè satura di anidride carbonica (ricordiamo qui che nulla si sapeva ancora dell'ossigeno, che scoprirà tre anni dopo proprio lui, Priestley). Ripetè l'esperimento mettendoci dentro questa volta una piantina; la pianta non moriva mai, perfino dopo mesi e mesi, ed era pure cresciuta. Fece il terzo esperimento. Assieme alla piantina mise anche la candela accesa. E qui fece la più strabiliante scoperta: la piantina non moriva e la candela non si spegneva. Ma se la candela era più che noto si spegneva, com'era possibile che ora seguitava a bruciare. Indubbiamente non solo la piantina ripristinava l'aria per viverci ma la ripristinava anche per la fiamma della candela. Dunque doveva esserci una sostanza che la pianta emetteva, che era utile a se stessa ma anche al fuoco e perfino ad un essere vivente quando Priestley si decise a mettere dentro la campana anche un topolino. Priestley aveva dato risposta alla iniziale domanda, ma ora ne era sorta una ancora più grande. Che cos'era quella sostanza che emetteva la pianta, e per quale motivo la emetteva. Gli ci volle tre anni per darsi una risposta: nel 1774, quando isolò l'ossigeno, il vero gas essenziale alla respirazione. Ma non riuscirà ad elaborare la completa teoria biochimica, che sarà merito di Laurent Lavosier (1743-1794).

ANNO 1772

____ DIAMANTE - Lavosier e i suoi amici chimici volevano sapere a tutti i costi di che sostanza fosse il diamante. Per saperlo bisognava bruciarne uno, ma per averne uno bisognava anche acquistarlo. Fecero una colletta e il diamante fu pronto per essere immolato. Con l'intenzione di carbonizzarlo lo misero dentro un recipiente di vetro e utilizzando una grossa lente concentrarono il raggio sul diamante , che una volta raggiunta l'alta temperatura bruciando scomparve del tutto mentre all'interno comparvero tracce di anidride carbonica. Se l'intenzione era quella di carbonizzarlo, ci erano riusciti in pieno, il residuo lasciato dal diamante era molto vicino al residuo che lascia il carbone fossile. Infatti il diamante non è altro che carbonio cristallizzato.

____ AZOTO - Dopo l'esperimento di Priestley, tutti i chimici si erano impegnati a scoprire che cos'era quella sostanza che emettevano le piante. Fra questi ovviamente c'era Black (lui aveva scoperto l'anidride carbonica nel 1754 - vedi ), che in questi anni insegnando chimica all'università, chiese ad uno dei suoi migliori studenti di indagare. L'allievo era il 23 enne Daniel Rutheford (1749-1819). Volle ripetere all'infinito quegli esperimenti di Priestley: uno in particolare, fece bruciare la candela dentro la campana fino a quando si spense con la campana satura di anidride carbonica. Estrasse questo gas, lo unì ad alcune sostanze chimiche, e scoprì che vi era un altro gas, ma anche questo non permetteva nè la vita nè la combustione. Rutheford aveva scoperto un nuovo gas, l'azoto, ma non aveva ancora risolto il problema principale della sua 'indagine.
L'Azoto come elemento chimico si trova allo stato libero nell'aria, di cui costituisce i 4/5 e in numerosi composti organici e inorganici. Attraverso un complesso di trasformazioni che subisce nell'ambiente (detto "ciclo dell'azoto) garantisce agli esseri viventi l'apporto continuo e regolare di materiali azotati indispensabili per le funzioni vitali.


____ BACILLI - Dal 1683, dopo che Antoni van Leeuwenhoek aveva scoperto al suo microscopio le "bestioline" (batteri) erano passati quasi cento anni, ma nonostante un buon miglioramento dei microscopi, pochi scienziati avevano incrementato la conoscenza del "microscopico" mondo biologico. A ritornare alle osservazione e agli studi di questa scienza - intorno a questa data (1772)- fu un biologo danese - Otto Friedrick Muller (1730-1784). Non solo ne scoprì molte altre di "bestioline", ma fu il primo a farne una accurata classificazione, dividendole in categorie, in generi e specie (come aveva fatto Linneo "dare un nome in ordine"). Questi batteri si presentavano in varie forme; a quelli somiglianti a un bastoncino dritto o curvo Muller li chiamò "bacilli"; altri che si presentavano a spirali (spiraliformi) li chiamò "spirilla (spirilli). Non andò oltre, perchè i microscopi non erano ancora all'altezza per individuare i batteri molto più piccoli, soprattutto quelli patogeni responsabili di moltissime malattie infettive dell'uomo e degli animali (tubercolosi, peste, lebbra, tetano, tifo, colera, difterite ecc.). Dovranno passare molti anni per vedere i batteri dell'immagine sopra, ottenere risultati migliori e comunque tali da poter combattere numerose malattie

ANNO 1774

____ OSSIGENO - (vedi sotto)
____ CICLO RESPIRAZIONE - L'ossigeno a scoprirlo non poteva che essere Priestley, che tre anni prima nel fare l'esperimento (vedi "le piante respirano" anno 1771) era rimasto sconcertato dal fenomeno che si era verificato. Con ostinazione per tre anni fece continui esperimenti, voleva trovare la soluzione prima che la trovassero altri, perchè tutti si erano buttati alla ricerca della misteriosa sostanza che capovolgeva certe convinzioni. Anche un giovane che prometteva bene, Rutheford, lo tallonava, e Lavosier di certo non stava a guardare o ad aspettare. Priestley di solito nei suoi esperimenti lavorava con il mercurio. Utilizzò quel composto che oggi chiamiamo ossido di mercurio, lo mise in una provetta, gli concentrò i raggi del sole con una potente lente, e ciò che si verificò fu anche questa volta strabiliante: il mercurio si separò in tante piccolissime sfere luccicanti e si creò un gas che a Priestley era del tutto sconosciuto. Ed era l'opposto dell'anidride carbonica; con questo gas la fiamma di una candela messa dentro una campana di vetro bruciava meglio, i topolini sembravano più vivaci di quando respiravano aria normale, e aspirandone anche lui un po', pure lui si sentiva vivace e più leggero.
Quando Lavosier seppe i risultati prima quelli di Rutheford poi quelli di Priestley, comprese che l'aria doveva consistere in un miscuglio di due gas: quattro quinti di "azoto" e un quinto di "ossigeno"; nomi che diede lui ad entrambi i due elementi. E riguardo all'esperienza di Priestley sulla respirazione delle piante e degli animali diede anche qui la soluzione al problema: gli animali e l'uomo respirano ossigeno e producono anidride carbonica; mentre le piante consumano biossido di carbonio e producono ossigeno. Due forme di vita che mantengono stabile la composizione dell'atmosfera.
Più tardi nel 1777 Lavosier elaborò la prima teoria scientifica sul processo di respirazione, eliminando tutte le varie credenze fino allora consolidate dagli alchimisti o dalle tante metafisiche verità filosofiche e religiose.

____ CLORO - La scoperta di Priestley dell'ossigeno non era del tutto nuova, due-tre anni prima un chimico svedese - Karl Wilhelm Scheele (1742-1786) - lo aveva ottenuto con lo stesso procedimento, ma non si era preoccupato di rendere noto i risultati nè forse si rendeva conto del valore delle sue scoperte. Infatti lo scienziato - pur nella sua breve vita, morì a 44 anni - in seguito scoprì moltissimi composti semplice e fu coinvolto nella scoperta di un certo numero di elementi, ma non ne ebbe mai la paternità. Salvo uno: lo scoprì quest'anno (1774) e lo chiamò "cloro"; ma anche qui non si era reso conto che era un vero e proprio elemento. Morto lui, lo si scoprì solo trent'anni dopo e a Scheele venne conferito postumo il merito della scoperta.
Fra l'altro, aveva accennato con molto anticipo l'effetto della luce sui composti d'argento, che Daguerre poi - sessant'anni dopo, nel 1837 - utilizzerà per realizzare la prima vera fotografia della storia.

____ MAGNETISMO CURATIVO - Da quando fu creato il mondo, gli uomini che iniziarono ad abitarlo, avevano sempre creduto alle grandi divinità, e rivolgendosi a loro erano gli dei che risolvevano tutti i problemi; ricorrendo a riti mistici, superstizioni, e tante altre stregonerie l'afflitto di una male fisico o morale dopo si sentiva meglio. A guidarli su questi sentieri delle forze soprannaturali si erano avvicendati in tanti, e tutti costoro dichiaravano di avere la facoltà di intercedere presso gli dei; prima il saggio del villaggio, poi lo stregone, infine il sacerdote delle tante, tantissime divinità.
Anche i metodi si adeguarono, dalle danze rituali per scacciare gli spiriti maligni, si passò ai vari riti d'invocazione, poi nelle fastose cerimonie al congiungere le mani per recitare preghiere invocanti guarigioni. L'autorità di questi soggetti - spesso senza tante credenziali - divenne immensa. Alcuni studiosi affermano che sono azioni di coercizione (ricatto della punizione divina) altri che è semplice suggestione (condizionamento psichico). In entrambi i casi sappiamo che è una caratteristica della mente umana di esser portata ad ascoltare con rispetto e fede le parole di coloro che assumono un aspetto di autorità e conoscenza. Non sarebbe tanto dannoso se tutto ciò si limitasse alla semplice accettazione della suggestione d'autorità in se stessa. Ma questo è solo il principio, il peggio è che l'idea suggerita, una volta ammessa senza discussione nella mente, vi si stabilisce e colorisce ogni successivo pensiero individuale. Che può essere negativo o positivo alla salute. Quelli che chiamiamo "miracoli" sono sempre avvenuti. La suggestione terapeutica è sempre esistita. Attraverso tutta la storia della razza umana, troviamo nemerosi esempi dell'impiego della "suggestione velata" - cioè della suggestione ricoperta da qualche forma esteriore o credenza - posta in opera per guarire le malattie. Dai primi testi che sono giunti fino a noi, si conoscono esempi innumerevoli di sorgenti e grotte sacre, di oracoli, di santuari, di sacre reliquie, di altari ed altri luoghi collegati con le diverse credenze "pagane" o religioni, ai quali sono state attribuite miracolose guarigioni di mali fisici. Attraverso tutta la storia si trovano narrazioni simili, in collegamento con tutte le varie forme di religione; per cui l'investigatore scientifico giunge ben presto alla conclusione, che la sola virtù esistente nell'associazione della guarigione con i riti religiosi, si trova effettivamente nella fede che esiste nella mente del paziente e che opera per suggestione. Ma siccome si ottengono i medesimi risultati con metodi così diversi ed uniti a tante fedi e fasi religiose differenti, bisogna ben convenire che la vera causa non si trova in particolari forme, credi o cerimoniali, ma bensì nella suggestione.
Alla fine del Settecento con le scoperte che ogni giorno ponevano dubbi su alcune consolidate certezze, comprese quelle religiose (e che ogni tanto vacillavano), un medico mistico - il tedesco Franz Anton Mesmer (1734-1815) volle adeguarsi alla scienza (un po' simili agli astrologi del passato che sfruttarono le scoperte degli astronomi) utilizzando i magneti per curare i mali dei suoi pazienti. Ottenne buoni risultati. Ma li ottenne comunque quando cominciò a non usare più i magneti, ma solo le mani, affermando che da queste si sprigionava una forza magnetica capace di guarire gli ammalati. Operava a Vienna, ed era diventato anche popolare, ma il suo metodo dai suoi colleghi fu bollato come ciarlataneria, e fu espulso dalla categoria dei medici. Se ne andò a Parigi, e anche qui divenne così popolare che sia Lavosier che Franklin si interessarono di lui. Il primo era scettico, ma il secondo ipotizzò che la mente poteva benissimo influenzare il corpo, in male come in bene. Non sappiamo se Mesmer barasse oppure era convinto delle sue facoltà, ma sappiamo oggi che i suoi metodi, perfezionati e senza tanti riti o atteggiamenti, divennero poi rispettabili. Che gli stati mentali abbiano una influenza sulle funzioni fisiologiche è cosa ormai ammessa da molto tempo, dalle più alte autorità mediche. Su questi metodi è del resto nata la psicoanalisi. E tutti i medici conoscono il valore di un "palliativo", che consiste in una prescrizione innocua, senza alcun effetto medicinale. E tutti i medici sanno quante guarigioni meravigliose si possono ottenere mediante queste innocue "medicine" che agiscono però come dei veri e propri "psicofarmaci".
Se un medico fallisce una cura e invece il medesimo paziente la ottiene in un santuario o presso un mago, è perchè il primo non è stato capace di destare sufficientemente nel paziente il potere emozionale di cui sono capaci i secondi. L'atmosfera spirituale o l'influenza che circondano certe guarigioni "miracolose" , sono adatte a destare nel paziente sentimenti di fede ed emozioni mistiche; e queste sono i più forti fattori emotivi nelle cure, perchè servono a mettere in opera la forza dinamica della mente del paziente, che tende in tal modo, a ristabilire il funzionamento normale; ha cioè una forte "volontà" di guarire. Queste forze mentali sono abbastanza potenti da agire e reagire sugli organi del corpo e sulle funzioni organiche. E' ben noto il fatto che gli stati mentali hanno effetto diretto sulle funzioni fisiche. Il cambiamento di uno stato mentale reagisce immediatamente sul sistema fisico. Non si tratta qui di cose insensate o di un'immaginazione fantastica, ma bensì di fatti psico-fisiologici ben noti. Chi non conosce gli effetti prodotti da una notizia che ci porta dolore o gioia? Nel primo caso si bloccano le funzioni della digestione, nel secondo ci fanno gustare maggiormente il cibo, provocandoci la secrezione dei succhi gastrici.
A che cosa è dovuto tutto questo non lo sappiamo ancora, ma l'ipotesi più suggestiva è che vi è mente in ogni nostra cellula ed in ogni centro del nostro corpo fisico.

ANNO 1775

____ FARMACI VEGETALI - (vedi sotto)
____ ERBORISTERIA - La "molta scienza" nel campo della fisiologia umana di questo periodo, se da una parte andava scoprendo e poi affermava certe funzioni vitali fino allora sconosciute, dall'altra - con tanti pregiudizi - iniziava a negare determinate conoscenze solo perche "erano storie vecchie". Era stata spazzata via l'alchimia e si guardava soltanto più alla chimica, fino al punto che fra alcuni anni Woheler annunciando la sua sintesi organica andava gridando a destra e a manca che "la materia è la chimica, e la chimica è la vita". Del resto già con Boyle la "chimica" diventando una scienza autonoma, era stata separata dalla medicina perchè questa era rimasta legata alle cure e ai rimedi dei tempi antichi; medici e farmacisti si comportavano come in passato, tutte le medicine erano derivate da piante di vario genere, si era infatti ancora fermi alla prima importante opera di farmacologia, al "De Materia Medica" del medico greco Pedanio Dioscoride, cioè al 60 d.C. . Lui aveva studiato circa seicento piante e un migliaio di sostanze medicinali; sicuramente non si era inventato nulla, ma viaggiando in varie zone del vasto impero Romano, aveva appreso millenari rimedi, che indubbiamente erano il frutto di altrettante millenarie osservazioni di migliaia di generazioni. Gli scienziati invece in questo nuovo periodo pieno di sperimentazioni, fecero di tutta un'erba un fascio. Quelle erano "storie vecchie", senza fondamento scientifico, quindi tutte da buttare. Se poi questi rimedi venivano da Oriente o dal Nuovo mondo, essendo questi luoghi abitati da popoli non civilizzati, erano cose da ignorare. Invece una "scienza" collaudata come i rimedi erboristici, non era da paragonare a qualsiasi altra scienza. Erano conosciuti rimedi a base di erbe per i mali fisici, per sofferenze morali, per ogni situazione difficile, e fra i tanti denigratori, era convinto di questo un medico inglese - William Withering (1741-1799). Nel 1775, volle provare i succhi della pianta digitale per la cura dell'edema ("idropisia") causato da un cuore debole. Infatti i principi attivi della digitale presenti nelle foglie agiscono elettivamente sul cuore migliorando l'efficienza del lavoro cardiaco senza aumentare il dispendio energetico. Era quello di Withering il primo passo di una rivalutazione della farmacologia delle "storie vecchie"; e quando in chimica si iniziò la produzione di farmaci ottenuti per sintesi, la maggior parte partirono dai singoli elementi o da composti semplici: cioè dalle piante delle "storie vecchie". Vecchie ma efficaci.

____ WATER CLOSET - A migliorare l'invenzione dell' inglese - John Harrington - che fu il nel 1585 a dotare la tazza igienica di un serbatoio d'acqua, fu un matematico inglese - Alexander Cummings intorno a questa data (1775), mettendoci un sifone. Il congegno permetteva di mantenere sempre una certa quantità d'acqua nella vaschetta, poi con un semplice scatto si svuotava immediatamente il contenuto assolvendo il compito della pulizia e automaticamente si riempiva per un successivo uso utilizzando un galleggiante che interrompeva il flusso una volta ricolmato il serbatoio. Proprio per questo fu chiamato "water closet" (chiusura dell'acqua). Non lo brevettò, ne approfittò tre anni dopo un certo Bramah, inventore di una serratura moderna (la cosiddetta "serratura a pompa").

ANNO 1776

___ RAZZE UMANE - Dopo la classificazione delle piante, dopo quella degli animali, mancava ancora una sistematica classificazione dei gruppi umani. A impegnarsi in questo studio fu l'antropologo tedesco Johann Friedrich Blumenbach (1752-1840) - Intorno a questa data (1776) divise le specie umane in cinque razze: caucasica, mongola, malese, etiope, americana (bianca, gialla, bruna, nera, rossa). Fu un lavoro forse scientifico, ma fatto in modo superficiale, semplicistico e purtroppo rimase tale; con la conseguenza che servì solo a far nascere ottusi pregiudizi razziali; un insensato egocentrismo. Gli uomini sono solo superficialmente diversi di aspetto, ma non esistono differenze di rilievo tra nessuna "razza" , nè di natura fisica, nè di natura mentale, nè di natura psicologica. Per il solo fatto che alcuni paesi accusavano un ritardo tecnologico e culturale (dovuti a tanti motivi - a un Sumero era facile civilizzarsi in Mesopotamia, meno facile a uno sparuto gruppo di Boscimani in Australia) gli europei ancora nel 1853 con "autorevoli pubblicazioni scientifiche" stabilivano che vi era un legame fisico degli ottentoti, boscimani, negri, pellirossa, ecc. con le scimmie antropoidi e che quelli erano e sarebbero rimasti sempre animali! "Molti dotti dicon che son al primo stato dell'uomo antico e naturale: La prima opinione è un errore, la seconda è sentimentalismo, non regge al raziocinio: sono figli di un putrido tronco... E' sentenza ormai degli universali fisiologi e degli uomini di scienza che quegli uomini hanno per natura nessun intelletto. Padre Gregorie (un missionario Ndr.) sperava prodigi in una sviscerata sensibilità, ma ahimè, l'esperienza non corrisponde al suo desiderio, quella sua speranza è pura follia. Con quegli più nulla s'ha da fare, solo mettergli le catene al collo e alle caviglie!" (Marmocchi "Geografia Universale, Storia dell'Umanità", pag. 312, 3° volume ). Era il 1853 !!. Chissà cosa direbbero quegli "autorevoli scienziati" nel vedere questi "figli del putrido tronco" in molti posti di comando perfino strategici, uscire dalle accademie e dalle università, essere insigniti di premi Nobel, o insegnare nelle cattedre perfino ai bianchi!

ANNO 1779

____ FECONDAZIONE - Nel 1676 (vedi) l'olandese Antoni van Leeuwenhoek (1632-1723), primo essere umano a vederlo, aveva scoperto lo spermatozoo; aveva sì sconvolto un po' le menti, ma era comunque venuta la conferma - come affermavano fin dall'antichità - che la riproduzione era una questione unilaterale, che era il maschio che aveva il "seme" e che il ventre della femmina fosse semplicemente il luogo dove si sviluppava. Più tardi il fisiologo tedesco Kaspar Friedrick Wolff (nel 1759 - vedi ) in un suo trattato aveva descritto in un modo fermo che gli spermatozoi erano delle cellule che si sviluppano dando forma ai vari organi, mettendo fine alla diffusa opinione di molti che quei piccoli girini erano uomini in piccolo, degli "omuncoli" come venivano chiamati. Ma anche lui non aveva chiarito come avveniva la "fertilizzazione" nel momento del rapporto sessuale.
Il biologo italiano Lazzaro Spallanzani (1729-1799), fin dal 1768 impegnato a studiare la "generazione spontanea" (vedi sotto), aveva studiato anche le "uova femminili", che l'anatomista olandese Reiner de Graaf (1641-1673) credendo di averle scoperte, aveva dato il nome (sbagliando) di "follicolo ovarici" individuandoli appunto il "sacchetto" come "uova"; inoltre non aveva spiegato a cosa servivano. Spallanzani (pur restando nell'errore del "follicolo" - ignorando il vero e proprio "uovo" il cui nome corretto è "gamete femminile" che è però posto dentro il "sacchetto" ) nel 1779, dimostrò che la fecondazione avveniva solo quando le cellule contenute nello sperma maschile, cioè gli spermatozoi (oggi, gamete maschile), entravano in contatto con l'uovo femminile (oggi, gamete femminile). Spallanzani fece crollare contemporaneamente due consolidate certezze: la prima, che la riproduzione non era una questione unilaterale, madre e padre contribuivano alla nascita di un figlio; la seconda, essendo opinione corrente fin dai tempi antichi che se in un matrimonio non nascevano figli, si dava per scontato che la donna fosse sterile, Spallanzani affermò che sterile poteva essere sia il maschio sia la femmina. Il primo era incapace di fecondare, la seconda era incapace di concepire. Questa scoperta avveniva soltanto poco più di duecento anni fa !!
Spallanzani impegnato a dimostrare che c'era nulla di vero nella "generazione spontanea" (vedi argomento nell'anno 1666) aveva condotto un decisivo esperimento: fece bollire del brodo di carne per quasi un ora (cosa che aveva già fatto un suo collega - John Turbevillen, soltanto che il brodo l'aveva fatto bollire poco, e quindi l'ipotesi che il calore della bollitura avrebbe impedito la germinazione spontanea non fu presa in considerazione). La considerazione finale di Spallanzani - in anticipo di mezzo secolo su Pasteur, che lo scoprì nel 1864 - fu che il calore, o meglio la bollitura fatta più a lungo - uccideva tutti i microrganismi presenti nel brodo.

____ FOTOSINTESI - Se ricordiamo quanto letto nel 1771 (vedi), quando Priestley fece l'esperimento delle piante, aveva solo scoperto che le piante vivevano anche se rinchiuse in una campana di vetro dove vi era anidride carbonica, che era invece letale per tutti gli esseri viventi. Tre anni dopo aveva poi scoperto l'ossigeno, ma non aveva ancora capito perchè le piante consumavano anidride carbonica e producevano ossigeno. Lavosier era andato un po' più in là, ed era arrivato alla conclusione che gli animali e l'uomo respirano ossigeno e producono anidride carbonica; mentre le piante consum