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NOTA: Le invenzioni-scoperte
sono in ordine cronologico, ma in alcune sono accennate le successive evoluzioni,
anche se le stesse sono poi riportate in dettaglio nei rispettivi anni di
scoperta.
TABELLA
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5.000.000 a.C.
____ ANDATURA A DUE GAMBE - Non avvenne per caso ma fu un atto voluto; provando e riprovando un pongide fece la sua prima sensazionale "scoperta": che poteva rimanere eretto. Quando ebbe questa idea di erigersi su due gambe e camminare, liberando le mani dal compito di locomozione, questo essere, nel fare il primo tentennante passo, diede inizio alla lunga avventura di quello che d'ora in avanti chiameremo ominide. Quando, nonostante gli insicuri tentativi, espresse una cosciente "caparbietà" di voler rimanere eretto, e pur con degli inconvenienti fisiologici che ancora oggi sono causa di disturbi, questa "volontà" segnò l'inizio di molte altre scoperte, e quindi del progresso dell'uomo.
La Terra offriva allora un aspetto non molto differente da come si presenta oggi. In luogo della vita intelligente e attiva che circonda sulla sua superficie; in luogo di queste città popolate, dei nostri villaggi e delle nostre abitazioni; di questi campi coltivati, dei vigneti e dei giardini; delle strade e delle ferrovie, dei navigli, delle officine nostre e dei laboratori; in luogo di questi palazzi, dei monumenti, dei templi; in luogo di questa incessante attività umana che trae profitto attualmente di tutte quante le forze della natura, penetra le profondità terrestri, interroga gli enigmi del cielo, studia gli avvenimenti dell'Universo, e sembra concentrare in se stessa l'intera storia del creato...... non vi erano che foreste selvagge ed impenetrabili, fiumi che scorrevano silenziosamente in mezzo a rive solitarie, montagne senza anima viva che le ammirasse, valli senza traccia di capanne, e sere senza incanti, e notte stellate senza alcuno che le contemplasse. Non scienza, né letteratura; non arti, né industria, né politica, né storia; non parola, né intelligenza, né pensiero.Ma ecco LUI ! non è ancora un uomo, ma non è neppure un antropomorfo, è già qualcosa di diverso. Abbiamo detto "volontà", perchè il processo evolutivo (ammettendo che ve ne sia uno) non aveva ancora fisiologicamente modificato le ossa della sua postura; ancora oggi la colonna vertebrale dell'uomo non è "ingegneristicamente" una costruzione perfetta, cioè atta a camminare eretta su due gambe, presenta -lo abbiamo appena accennato- degli inconvenienti fisiologici, perchè la struttura è poco resistente per sorreggere il peso di tutto il busto con la testa. Infatti, questo ominide nel voler insistere la sua deambulazione eretta, in un tempo relativamente breve, con una colonna vertebrale nata per stare in orizzontale, la sua postura ha dato origine a schiacciamenti delle vertebre, a dislocazione o degenerazione dei dischi intervetebrali, alle cosiddette infiammazioni, alle sciatiche, alle ernie, ai dolori nella regione sacrale, alle scoliosi, alle discopatie, e perfino a una fragilità nelle ginocchia. Nonostante siano passati circa 5-6 milioni di anni da questo primo tentativo, quasi metà del genere umano ancora oggi nello stare eretto soffre di mal di schiena. Questo perchè per darci un portamento, per equilibrare il peso abbiamo curvato nella parte inferiore della schiena la colonna vertebrale, che ha assunto una forma a S. Nessun altro organismo presenta questa flessione all'indietro, non esistono altri animali quadrupedi che stanno eretti con questo accorgimento volutamente espresso dalla volontà. Mentre tutti gli altri animali che sono veramente bipedi (es. struzzi, polli ecc.) hanno un baricentro "ingegneristicamente" quasi perfetto.
Anche se non sappiamo ancora da quale scimmia noi discendiamo, non possiamo chiudere gli occhi quando accertiamo che il nostro corpo è costruito come quello degli animali superiori. Se l'uomo fosse stato l'oggetto diretto di una creazione speciale, estranea a quella delle altre specie viventi, questa rassomiglianza organica non avrebbe alcuna ragione di essere.
E se dallo scheletro ci spingiamo più oltre e consideriamo il complesso dell'organismo corporeo; e se andando ancora più in là, osserviamo l'organizzazione intellettuale, la vita e i costumi di alcuni tipi di scimmie, la rassomiglianza con l'umanità si fa sempre maggiore. "Giammai, questa putrida affinità" dicevano ancora i nostri bisnonni; infatti, ancora a metà '800 questa rassomiglianza con sdegno la si negava; però !!!... la si confermava per alcune razze di uomini allora ritenute inferiori. Autorevoli pubblicazioni scientifiche stabilivano che vi era un legame fisico e intellettuale fra le razze inferiori del pianeta (ottentoti, boscimani, negri, pellirossa, ecc.) e le scimmie antropoidi. Che quelli erano e sarebbero rimasti sempre animali! "Molti dotti dicon che son al primo stato dell'uomo antico e naturale: La prima opinione è un errore, la seconda è sentimentalismo, non regge al raziocinio: sono figli di un putrido tronco... E' sentenza ormai degli universali fisiologi e degli uomini di scienza che quegli uomini hanno per natura nessun intelletto. Padre Gregorie (un missionario Ndr.) sperava prodigi in una sviscerata sensibilità, ma ahimè, l'esperienza non corrisponde al suo desiderio, quella sua speranza è pura follia. Con quegli più nulla s'ha da fare, solo mettergli le catene al collo e alle caviglie!" (Marmocchi "Geografia Universale, Storia dell'Umanità", pag. 312, 3° volume ). Era il 1853 !!. Ma William Sherman segretario della "Guerra agli indiani" nel 1868 era ancora più radicale: "Non fa molta differenza se butteremo fuori i pellirossa mediante l'imbroglio o uccidendoli". Chissà cosa direbbero oggi Marmocchi e Sherman nel vedere questi "figli del putrido tronco" in molti posti di comando americani perfino strategici, uscire dalle accademie e dalle università, essere insigniti di premi Nobel, o insegnare nelle cattedre perfino ai bianchi!Quanto sopra nel 1853 ! Ma vediamo più recentemente. Lo scienziato James Watson, premio Nobel nel 1962 per aver scoperto la struttura del DNA, a fine anni 2000, fece una affermazione razzista molto simile a quella sopra del Marmocchi. Disse "Sono pessimista sulle prospettive dell'Africa, perchè tutte le politiche sociali dell'Occidente sono basate sul fatto che la loro intelligenza sia uguale alla nostra, mentre tutti i test svolti affermano il contrario. L'intelligenza dei neri non è uguale alla nostra". Dunque secondo il luminare, gli africani sono meno intelligenti, per motivi sociali e... genetici (!!).
Nel 2007 (clamoroso!!) nell'analizzare proprio il suo DNA è emerso con sorpresa che il 16% dei geni di James Watson hanno una origine nera (ha probabilmente avuto un antenato venuto dall'Africa nera); una presenza straordinaria (e imbarazzante) per un uomo europeo come lui di pelle bianca; in genere gli europei non hanno nei loro codici più dell'1% di geni africani.
Insomma il Nobel che offese i neri ha antenati di colore. Ora sull'intelligenza di James Watson, dopo questa notizia, decidete voi !! Se è nera o bianca.
All'inizio abbiamo indicato 5 milioni di anni, ma secondo le ultime scoperte (del Paleontologo francese Yves Coppens - Inchiesta sulle origini dell'Umanità, anno 2000 ) la divisione tra scimmie e ominidi, i nostri primi antenati diretti, si è verificata circa 7,5 milioni di anni fa, in Africa , quando si produce l'immensa spaccatura della Rift Valley, la faglia geologica che corre lungo l'Etiopia, il Kenia e la Tanzania, dove viveva un piccolo antenato comune di ominidi e grandi scimmie, il Kenyapiteco (10 milioni di anni fa, discendente dei primi primati superiori, il Preconsolo, 22 milioni di anni fa; a sua volta discendente dall' Egittopiteco, 35-40 milioni di anni fa), che popolava le rigogliose foreste dell'Africa equatoriale. Jean-Jaques Jager, dell'università di Montpellier (sulla rivista scientifica Nature, 1991), riferisce la scoperta in Namibia di un antenato comune dell'uomo e delle grandi scimmie, in una scimmietta del peso di meno di un chilo, vissuta 50 milioni di anni fa, evolutasi quando i dinosauri si estinsero.
Torniamo ai 7,5 milioni di anni fa. Mentre le scimmie rimaste nel versante occidentale continuano a vivere nella foresta, i nostri antenati isolati a Est devono invece adattarsi alla savana; adeguarsi a un ambiente diverso, arido e con pochi alberi. Sono queste le prime famiglie di ominidi; e ad una di queste famiglie appartiene la famosa "Lucy", la prima donna dell'umanità, di cui oggi abbiamo come reperti 52 frammenti di ossa; ritrovati in Etiopia, che ci confermano da uno studio osseo una stazione eretta del corpo (la famosa S ). A Est della Rift Valley vissero dunque solo pre-umani. A Ovest, i pre-scimpanzè e pre-gorilla.
La posizione eretta dei primi, la locomozione bipede, lo sviluppo del cervello, la fabbricazione dei primi manufatti sono il risultato di un adattamento a un ambiente più arido. Nella savana, i nostri antenati dovettero alzarsi per esigenza sulle zampe posteriori per scampare ai pericoli, per scorgere una preda, per trovare cibo per i loro piccoli. Con il corpo eretto improvvisamente è cambiata la concezione del mondo del nostro antenato; il suo campo visivo non è più quello di una scimmia a quattro zampe; ora abbraccia l'orizzonte, l'infinito, e forse la coscienza dell'umanità emerse quando l'uomo con lo sguardo rivolto al cielo iniziò a guardare il firmamento. "Siamo diventati intelligenti solo quando ci siamo alzati in piedi" - diceva Andrè Leri-Gourhan del College de France - "Dobbiamo rassegnarci. La nostra storia è cominciata coi piedi". (Pietro Del Re - Inchiesta sulle origini dell'Umanità)
"Dunque l'evoluzione tecnologica prende il sopravvento. E non è più la biologia che domina il destino dell'uomo. Ma il prodotto del suo cervello: la cultura. Già allo stadio Homo habilis (3 milioni a.C.), è l'esperienza acquisita che diventa prioritaria. Da questo momento, dalle varie sollecitazioni dell'ambiente l'uomo riceve solo delle risposte culturali, non più biologiche. L'evoluzione, la selezione naturale, l'adattamento del corpo a uno squilibrio qualsiasi, sono fenomeni che non intervengono più, perchè non sono più necessari alla sopravvivenza della specie. Che continua nella sua evoluzione culturale, prima con l'Homo sapiens di Neandertal (90.000 a.C.), poi con il definitivo l'Homo sapiens sapiens di Cro Magnon (40.000 a.C.). Ma sono solo microevoluzioni "culturali" dovute al suo cervello più organizzato, e questa nuova organizzazione dà origine alla neocorteccia, la parte più recente del nostro cervello. Più organizzato perchè esso è stato sollecitato a diventare tale; e se prendiamo gli ultimi studi della neuroscienza, il nostro cervello diventa ordinato e si creano delle particolari aree, solo dopo molte specifiche (culturali) informazioni introdotte.
Immagini del cervello di una persona che si applica a compiti diversi, rilevate alla Pet del centro dell'Università di Los Angeles. Si noti però in fondo la maggiore attività del metabolismo nel LAVORO, dove occorre, vedere, sentire, pensare, ricordare, agire.____ INFORMAZIONI - Solo con le informazioni nascono le ramificazioni neurali, con i gangli, gli assoni (uniscono due neuroni), i dendriti, le sinapsi, con gli impulsi (afferenti) della periferia al sistema centrale, che fanno prima le associazioni, poi le comparazioni di quanto immagazzinato, poi forniscono le risposte con altri impulsi (efferenti) in base alle esperienze negative o positive già fatte; dopodichè sollecitate entrano in azione "le risposte", con i sistemi nervosi sensoriali, dell'agire o non agire, del difendersi o aggredire, dello scappare o affrontare il pericolo (e ancora oggi: di parlare o starsene zitti) se si ha l'impressione che la risposta è istintiva e non sufficientemente razionale, cioè già vagliata con diverse ipotesi, che sono poi il frutto di tutte quelle informazioni che abbiamo in precedenza inserite - e siamo certi di averle inserite dentro il nostro cervello, ecco perchè alcune volte abbiamo dubbi. In un tuffo da un aereo in volo, l'istinto di conservazione ci trattiene, ci crea dubbi e timori, anche quando abbiamo un paracadute; ma se superiamo questa fase (ma alcuni proprio non ci riescono - e lo so per esperienza per aver fatto l'istruttore di paracadutismo) nei successivi lanci - dopo aver convinto la parte più antica del nostro cervello con quella più recente dove è depositata la nuova informazione che dice che nella caduta ho un paracadute che si apre, e quindi non c'è nulla da temere - l'istinto primordiale (neuroni con le antiche informazioni conservate nel nucleo dell'amigdala, sito in profondità negli emisferi cerebrali) viene inibito dall'informazione più recente che nella sua nuova logica razionale ha vagliato e spazzato via tutti gli antichi i dubbi. Ma se non faccio crescere il dendrite della nuova informazione - ripetendomi più volte che ho un paracadute (analisi razionale) - ha il sopravvento la risposta del cervello antico (mirante alla conservazione) che dice... "no, non devi buttarti!". Fa cioè il suo dovere, innesca la difesa, ci trattiene da una decisione improvvisa per noi pericolosa; ma se insistentemente noi gli segnaliamo l'analisi razionale, lui spegne la reazione di paura e ci lascia agire.
C'entra poco la quantità di materia grigia, la superiorità del nostro cervello è dovuta alla ricchezza di connessioni interneuronali sviluppate e mantenute con l'apprendimento, l'esperienza, l'istruzione, la cultura, piuttosto che all'estensione di talune aree corticali o al numero delle cellule della corteccia cerebrale.
Ripetere più volte l'informazione significa far crescere le "strade" che devono percorrere i dendriti e gli assoni, è più queste strade sono battute, maggiore è la velocità di connessione con altri neuroni o intere zone di neuroni che contengono le informazioni che sono necessarie ad una risposta dopo aver fatto una domanda.
Es. a scuola impariamo una poesia dopo che l'abbiamo ripetuta tante volte, creando così una buona "strada" associativa verso quei neuroni che hanno ricevuto più volte le ripetute informazioni. Ma se per anni non ripetiamo quella poesia, non la ricordiamo più. Questo perche le connessioni se non usate tendono a regredire a regredire, fino a scomparire del tutto. E' come una città che isolandosi da altre città, le strade cadono in disuso, ci crescono le erbacce, scompaiono del tutto, con la conseguenza che gli abitanti -isolandosi- non avendo più informazioni dal di fuori, entrano in declino e si impoveriscono. Anche quando un volenteroso vorrebbe uscire, rompere l'isolamento, non lo può più fare perchè non esistono più strade ma solo più una impenetrabile foresta. Così i cervelli ! (di alcuni). L'atrofia precede di poco la morte dei neuroni, dei dendriti, di alcune o di tutte le aree cerebrali. Se poi c'è un trauma, una ischemia, il processo del "suicidio" delle cellule neuroniche è ancora più accelerato.
In polemica con Cartesio, Locke negò che esistono idee innate e che "l'intelletto prima del processo cognitivo è completamente privo di ogni nozione, è tabula rasa, una pagina bianca su cui non è scritto nulla". Cartesio se poteva dire "io penso quindi io sono" è perchè aveva introdotto delle informazioni apprese da altri, di aver interagito. Se nasceva e viveva in una foresta da solo, senza contatti umani, non avrebbe mai potuto nè pensare nè esprimere un concetto. Locke senza avere la PET anticipa la Neuroscienza di duecento anni. La PET è la Tomografia ad Emissione Protoni, che nella corteccia cerebrale, soprattutto nella neocorteccia individua i neuroni che hanno o non hanno una informazione bioelettricamente depositata negli stessi, evidenzia la formazione o non formazioni di dendriti e sinapsi che le stesse informazioni se ricevute hanno creato fra un neurone e l'altro per fare associazioni, dare una risposta a una domanda, o autoassociandole farsi una domanda, porsi un dubbio o esercitare la propria creatività mettendo tanti associazioni di informazioni insieme in un modo diverso da come le abbiamo immagazzinate. E i tanti "magazzini" sono la nostra "conoscenza".
____ CONOSCENZA - "Ogni nostra conoscenza -affermava Locke- ha origine dall'esperienza esterna (dai sensi); dall'esperienza derivano le idee semplici che l'intelletto poi elabora e sintetizza costruendo con esse le idee complesse. La riflessione non è un'attività spirituale: non è altro che senso interno".
Locke anticipa intuitivamente il meccanismo neuronico. Lui allora non poteva certo immaginare che tutti i nostri sensi in effetti non sono altro che impulsi biolettrici scaturiti dalla polarizzazione-depolarizzazione di una sinapsi, che converte ioni in quanti, e li trasmette tramite gli assoni alle singole aeree del cervello, che decodificano l'impulso, da biochimico a elettrico (a livello di sinapsi, l'azione chimica cede il posto all'impulso elettrico), da analogico a digitale, e depositano nel neurone la sequenza di impulsi in quanti; questa sequenza prende il nome di engramma (che assomiglia molto alle etichette codice barre di una scatola di pelati comprata al supermercato, che ci dice dove è stata prodotta, chi l'ha confenzionata, la quantità, la qualità, il costo, la scadenza ecc.).Cartesio poteva sì dire "io penso e dunque io sono" ma si dimentica che lui può pensare solo perché ha interagito con un suo simile, cioè ha ricevuto tramite un linguaggio (mimico o verbale) delle informazioni, che gli permettono di pensare. Senza informazioni non potrebbe nè pensare e tanto meno pensare di essere. Cartesio è insomma -nelle sue esperienze, nelle sue conoscenza, nei suoi pensieri - sempre debitore di qualcuno che a sua volta ha esperienze e conoscenze.
E' da bambini che inizia questa lenta trasformazione da creature che appena sanno, a creature che sanno di sapere, il che è l'essenza dell'autocoscienza. Ma non lo hanno appreso da soli, hanno bisogno di interagire con altri: all'inizio col padre e la madre, poi con gli amici di scuola, infine con l'ambiente in cui vivono. E se l'ambiente è culturalmente ricco ci si avvantaggia rispetto a coloro che vivono in un ambiente povero di esperienze e di conoscenze. Solo così si può imparare un linguaggio (verbale o mimico), con questo ricevere informazioni, e con le acquisite informazioni pensare, cioè scoprire e rappresentarci il mondo che ci circonda.
"Perfino il libero arbitrio è un fatto di esperienza. E' qualcosa che ciascuno di noi prova. Nessuno avrebbe immaginato che il libero arbitrio esistesse se non ne avesse fatto esperienza, con il che io intendo la capacità di effettuare delle azioni in base alle informazioni-esperienze introdotte, o almeno il tentare di effettuarle" (John Eccles, Nobel 1963, La conoscenza del cervello, Piccin editore, Padova).
Non dimentichiamo che un cieco e sordo dalla nascita (i due principali sensi-veicoli dell'informazione verso il cervello tramite i meccanismi centrali della trasmissione sinaptica), nulla sa, nè del pensiero, nè sa che esiste, perchè nulla a lui possiamo comunicare, non riceve nessuna informazione dal mondo che lo circonda. Non sa cos'è la luce, i suoni, il linguaggio, l' infinito o il definito. Nulla! E senza percepire nulla, nulla può pensare e nulla può elaborare (e che è così basta visitare un istituto dei cosiddetti handicappati totali - alcuni sono vere e proprie "piante vegetali", con il cervello "piatto", con dentro (lo mette in evidenza la PET) proprio nulla, i neuroni ci sono ma non hanno ramificazioni, nemmeno un "stradina", nessun dendrite).
La storia della scienza è una dimostrazione di come il cervello sappia elaborare l’ immaginario percettivo generando logiche interpretative con cui vengono affrontate le problematiche osservate o udite per dimensionare un pronostico anticipativo degli eventi e pertanto esplorare il futuro.
Oggi le "neuroscienze cognitive" hanno iniziato a comprendere le basi neurologiche per mezzo delle quali il cervello acquisisce una percezione significativa del mondo generando una percezione sensoriale che altro non è che lo scenario delle nostre interazioni possibili con l’ ambiente in cui viviamo.
____ CREATIVITA' - Tutti i sensi potenzialmente a posto, poi l'ambiente, l'istruzione e una grande assimilazione di informazioni mettono in luce e utilizzano in modo corretto (alcuni bene, altri male) quello che abbiamo immagazzinato. Alcuni lo fanno disordinatamente, altri nel disordine tuttavia sono ancora capaci di fare poi ordine, ed altri ancora nell'associarle le informazioni in un certo modo creano qualcosa di completamente diverso da un suo simile pur avendo ricevuto le stesse informazioni. Il sapiente dà una risposta a una domanda quasi meccanica (nozionistica); Il sapiente-intelligente invece a una domanda dà una risposta con molte altre idee collaterali associate; mentre il sapiente-intelligente-creativo (il genio, l'inventore, lo scopritore) dà invece una risposta senza che nessuno abbia fatto una domanda, esprime quello che lui ha creato all'interno, che è il frutto di varie associazioni (ovviamente se le ha immagazzinate). La creatività di Beethoven è impostata tutta sulle 7 note che tutti noi conosciamo, soltanto che lui nel creare i suoi capolavori le sette note le ha disposte in un modo diverso. La creatività di un tale che ha inventato la radio, può essere ripresa da quel prigioniero che in un campo di concentramento costruì una piccola radio con un po di filo, una scatola di sardine e la grafite di una matita; ma gli fu possibile solo perchè aveva precedentemente appreso qualche nozione di come costruire una radio. Il primo è un creativo, mentre il secondo ha solo utilizzato - anche se brillantemente - solo alcune fondamentali nozioni apprese. In certi gruppi umani, antichi e moderni, e così anche in intere nazioni, è accaduta la stessa cosa: alcune hanno avuto dei creativi, altre li hanno solo utilizzati, e altre ancora hanno fatto nulla. Spesso non per destino ma per la scellerata scelta politica del loro governante.
Considerando comunque la genialità come un aspetto fondamentale della creatività, è possibile ammettere che in alcune persone dotate di particolari doti di genialità, si evidenzi una peculiare attività di connessioni sub-corticali che generano peculiari livelli di integrazione delle aree cerebrali superiori, favorendo combinazioni “innovative ” di concetti già acquisiti, capaci però di modificare il punto di vista tradizionale delle più antiquate acquisizioni mentali, permettendo in tal modo di intravedere e prevedere nuove soluzioni. Purtroppo la genialità non sempre viene condivisa; da che è mondo essa al contrario rischia spesso di essere considerata dai contemporanei una inutile stranezza (es. Beethoven a suo tempo); addirittura stupidità (es. la vaccinazione immunitaria); irrazionalità (es. tentare di far volare in cielo un oggetto da 100 tonnelate); o pura follia (es. la possibilità di parlare con vostra zia in Australia con una piccola scatoletta in mano (il cellulare!).
____ IL "COMPUTER" CERVELLO - Quello che oggi appare stupefacente, scoperto dai neuroscienziati, è che i neuroni nel sistema nervoso centrale degli esseri umani e di altri animali superiori, obbediscono alle stesse leggi che in questo momento stanno facendo funzionare il computer che avete davanti, che usano nei circuiti del proprio microprocessore l'on-off. Così come i bottoni sinaptici della nostra rete neurale nel ricevimento degli stimoli (delle informazioni dei cinque sensi) sono "inseriti" o "disinseriti" (on-off), per effetto della differenza del potenziale elettrochimico ionico delle rispettive membrane.
L'SNC, il sistema nervoso centrale è quasi identico a un nostro computer, è uguale perfino alle telecomunicazioni di oggi in forma analogica-digitale. Cordoni micellari, fasci di cavi detti fibrille (proprio come sta succedendo ora sul nostro doppino telefonico) hanno una identica tecnologia di trasmissione; utilizzano nei cavi per costruire e inviare le informazioni, quantità di energie di comode dimensioni, le compattano e sono distribuiti "a pacchetti" (uno spinge l'altro che gli è davanti, come gli elettroni in un cavo) ad alta velocità sulla rete neurale trasformando il flusso elettrico da digitale in analogico e riconvertendolo poi da analogico in digitale. In sostanza é quanto avviene nel nostro Modem. Perfino alcune trasmissioni della codifica e decodifica dei segnali della nostra vista (immagini) al nostro SNC, funzionano come l'ISDN, la linea dedicata, la commutata, la futura optoelettronica, o le porte logiche del ns. PC.
L'informazione globale, le interconnessioni, la optoelettronica, tutta la struttura, le ramificazioni, i nodi, i messaggi afferenti e efferenti su tutto il pianeta e la loro funzione (creare, infine trasmettere informazioni ai suoi abitanti - leggi "internet") "è" la perfetta riproduzione in macro del nostro apparato neurale, come struttura, come tecnica e come filosofia; perfino nei minimi particolari. Persino il potenziale elettrico della trasmissione del messaggio è quasi uguale (- 0,30 mVolt +0,70 mVolt - con questo potenziale infatti operano le sinapsi - quando determinano l'apertura o chiusura delle stesse membrane). Alcune frequenze di un telefonino cellulare sono identiche a quelle dei campi magnetici che coordinano, equilibrano e poi inviano gli impulsi al sistema nervoso centrale (infatti i campi magnetici possono causare disturbi al SNC, proprio perchè riescono a interferire con questo).
Nella interconnessione delle attuali telecomunicazioni vi é perfino un'analogia con la stessa struttura fisica della interconnessione delle reti neurali. I cavi "assoni-(come i cavi coassiali o il semplice doppino)" sono schermati e rivestiti di mielina (un polimero proteico-lipidico che forma una "guaina" intorno in funzione protettiva estremamente necessaria per inibire la dispersione di campi bio-elettrici negli assoni, cioe’ nelle fibre nervose che propagano le informazioni al cervello) per non andare in corto e impedire interferenze da campi magnetici esterni. Nodi e internodi che amplificano il segnale sono presenti negli stessi assoni della nostra rete neurale e si chiamano in termini neuroscientifici, proprio nodi e internodi, come, e tale e quali le antenne ripetitrici (celle), o i server dei provider (che interconnettono i nodi della rete).Pacchetti di quanti (ioni) sono presenti nelle porte sinaptiche che operano e creano gli impulsi (come "i clock" del ns. computer). Nelle porte delle membrane l'impulso sinaptico si verifica con un aperto-chiuso, un vero e proprio on-off creato da un potenziale elettrico biochimico provocato dai neuromediatori, e sono proprio simili alle porte logiche di un computer-rete. E cosa curiosa, la trasmissione, dal e verso il mondo esterno, avviene in entrambi -cervello e computer- da analogica in digitale e riconversione da digitale in analogica.
Perfino la nuova tecnica optoelettronica è presente nei nostri occhi in quella che chiamiamo vista; qui le frequenze delle onde fotoniche fanno accendere i "pixel" in una area corticale (una specie di schermo monitor) specializzata: la v1,v2 per i contorni la v3,v4,v5 per i colori. Insomma funziona esattamente come la griglia di un monitor RGB che riceve i diversi impulsi dal nostro scanner digitale. Il tipo, il sistema e la frequenza nella codifica/decodifica e la trasmissione come nella multiplazione ottica è simile - e all'oscilloscopio il tracciato è quasi indistinguibile se trattasi di impulsi neurali o impulsi di una porta logica elettronica di un computer collegato alla rete.
Perfino un tecnico allenato all'oscilloscopio, non è in grado di distinguere la traccia del suono di una parola umana, da quella creata da un sintetizzatore vocale che di umano non ha nulla, solo bit, creati da una sequenza di impulsi elettrici prima convertiti e poi usciti da un altoparlante.
L'intera percezione dei nostri sensi, infatti, non é altro che un impulso elettrico creato dal mutamento della concentrazione di ioni di idrogeno sulla superficie delle cellule cerebrali; é continuo cambiamento di equilibrio fra sodio e potassio attraverso le membrane neuroniche. Ogni membrana di una cellula costituisce un generatore elettrico in miniatura.
E come velocità il potenziale d'azione viaggia sull' "autostrada" assone a una velocita inferiore a una Ferrari, cioè fra i 150 e i 280 km ora (e sono queste differenti velocità che determinano i nostri tempi di reazione).
Insomma un meccanismo perfetto costruito in circa 350 milioni di anni. "Il primo neurone comparve sul capo di un calamaro con un solo ganglio (un dendrite) che gli avvolge tutto il mantello con delle sinapsi che agiscono come dei sensori" (Hodgkine Huxley, Nobel 1963). Ad ogni contatto con oggetti la sinapsi invia un messaggio bioelettrico al nucleo del neurone, che risponde "conosco già questo", oppure con alcune molecole codifica il nuovo in "questo non lo conosco", in modo da essere pronto a riconoscerlo in un altra occasione di pericolo, oppure premiante. Ogni messaggio-esperienza é un codice e ogni codice é un'esperienza acquisita. Il calamaro che ha più informazioni e ha immagazzinato più esperienze, sfugge alla cattura e sopravvive. Insomma il più informato è meno vulnerabile.
Nietzsche osservando gli uomini si espresse anche lui in questo chiarissimo modo "La selezione spazza via sempre il più debole, e negli umani il più debole é lui! l'uomo ignorante!".Questi ioni di cui abbiamo appena parlato, generano un flusso di corrente negli assoni in pacchetti di quanti, che vanno poi a depositarsi nei neuroni lasciandovi (immagazzinandovi) una traccia; è la "traccia mnestica" (presunta registrazione fisica - "in bit", "in quanti di energia") dei nostri ricordi o esperienze; una traccia che nessuno fino a oggi ha mai visto, ma che i neuroscienziati che la cercano, gli hanno già dato un nome "ENGRAMMA". ( !!! )
John von Neumann, lo scienziato teorico dell'informazione ha stimato che i ricordi memorizzati durante una vita umana media dovrebbero ammontare a 2,8-10/20 (280 miliardi di miliardi) di bit (engrammi); fra quelli che ricordiamo e quelli che abbiamo immagazzinato ma che non abbiamo più richiamato alla nostra mente. Ma ci sono! Questo già lo sappiamo con la PET (Tomografia a Emissione di Positroni) eccitando alcuni neuroni. Alcuni sono ancora vuoti, altri hanno pacchetti di quanti depositati, cioè informazioni, visive, tattili, sonore, olfattive, gustative (i ricordi di esperienze fatte).
Ma non è la quantità di neuroni che sono presenti che formano un buon cervello. Solo da pochi decenni (Eccles, Nobel '68) conosciamo queste ramificazioni e la loro funzione. Il metro delle precedenti osservazioni dei paleoantropologi dell '800, era quello della capacità cranica. A maggior volume si pensava corrispondesse un grado superiore d'intelligenza. Era una cantonata. Oggi con la neuroscienza sappiamo che non é così. Einstein aveva solo 1400 cc. di materia grigia; il grande Dante 1420. Entrambe sotto la media di un uomo degli ultimi 30.000 anni. Perfino di molto inferiori al cervello dell'uomo di Neandertal vissuto 90.000 anni fa.
Questo perchè loro vivendo in un ambiente culturale ricco, le informazioni depositate nei neuroni hanno fatto"germogliare" rami dendritici e sinapsi verso altri neuroni. Ogni neurone può - se vengono immesse informazioni - far "germogliare" 10.000 rami dendritici esplorativi verso i circa 100 miliardi di neuroni di cui siamo dotati fin dalla nascita; ripetiamo ognuno di essi ha la stessa potenziale capacità di sviluppare altri 10.000 "germogli", creando così una intricata "rete" di "strade" e "stradine" (cioè dieci milioni di miliardi di "connessioni" - è insomma un "internet" un po' più grande, ma molto simile. E nel cercare un ricordo, dobbiamo agire come facciamo con Google, dobbiamo impostare bene la nostra "ricerca" in modo tale da non creare una grande confusione di risposte. Se su Google cerchiamo solo "Michelangelo" si accavallano risposte con gli hotel che si chiamano Michelangelo, ma se mettiamo "Michelangelo pittore" le risposte sono mirate al grande artista perchè la ricerca avviene in una particolare area dove sono memorizzati i pittori. Idem nel nostro cervello: la domanda se mirata, la risposta viene cercata e subito trovata in quella particolare area dove noi (con metodo) abbiamo depositato i pittori e assieme ad essi (nelle "stradine" vicine a quest'area, e su altri neuroni) sono associate particolari loro opere. Ecco perchè spesso ricordando l'opera ci viene in mente anche il pittore, o all'incontrario, il Giudizio Universale ci richiama Michelangelo, associandolo al Giudizio. Ovviamente se noi abbiamo messo insieme le due informazioni. E questo è il metodo.
Risulta così superfluo che un soggetto abbia a disposizione alla nascita 100 miliardi di neuroni se poi non ha costruito con le informazioni la "rete" che gli serve per fare associazioni, elaborazioni e quindi dare delle risposte. Inutile costruire una città se non si fanno poi strade verso altre città e paesi. Così i computer, a cosa servirebbero 10.000.000 di computer se poi non li colleghiamo a una rete e se questa non ha rimandi ad altre informazioni dove in qualche luogo queste sono depositate. Nel caso del nostro cervello il buon Dio ci ha dato sì tutti i neuroni alla nascita, ma le strade ci ha detto "costruitevele voi".In sostanza l'engramma dovrebbe comportarsi in questo modo; ad ogni ricezione di pacchetti di quanti, lascia una traccia dentro le nostre "scatolette" (neuroni). Si comporta come il classico "codice a barre" che il commesso di un supermercato applica su una scatola di pelati e poi li mette nelle "aree" dei vari "magazzini"; il suo generatore di impulsi elettronici, in pacchetti di quanti, scrive una traccia ("elettro-mnestica" stampata su un'etichetta la cui copia è magnetizzata su una memoria), ed ogni qualvolta senza la presenza del magazziniere se la commessa al banco deve leggere prezzo, caratteristiche o altro, usa all'inverso un lettore che legge la "traccia di quanti" "memorizzata" dal magazziniere. Ogni aerea di una memoria é inserita in molte altre connessioni, e ciascuna connessione è implicata in vari altri "magazzini" memorie - la nostra rete neurale è fatta proprio così, comprese le "aree", i "magazzini", le "memorie", le "connessioni".
Il proto-cervello del nostro antenato inizia avere un'area del suo cervello sempre più sviluppata. Il mondo più vario, le continue esperienze, le molte informazioni gli creano la necessità di avere "magazzini" più ampi, e chi ne ha di più ha quindi più informazioni e quindi sopravvive meglio. Più tardi farà ancora di meglio, non adibisce una sola aerea, ma allestisce diverse aree, ognuna specializzata in qualcosa, onde non dover cercare nell'intero "magazzino" con una grande perdita di tempo. Ma per farlo come fa un buon magazziniere, deve creare delle aree specifiche. Usa cioè un metodo.
I neuroni hanno molte informazioni immagazzinate dalle esperienze, e ognuno è collegato ad altri neuroni che hanno a loro volta altre informazioni immagazzinate. Le informazioni intergiscono svilluppando altri collegamenti dendritici, cosicchè gli scambi diventano sempre più numerosi, dando la possibilità di elaborare una massa enorme di informazioni già immagazzinate; ogni neurone riceve domande, fa confronti con ciò che già possiede, chiede (con i rami dendritici esplorando con le sinapsi) aiuto ai neuroni vicini della stessa area, se non trova si spinge in altre aree, fatto questo, elabora delle risposte. Avviene questo perchè oggi sappiamo che sono le stesse informazioni a far crescere i milioni di dendriti, e molti dendriti sviluppano sinapsi che si connettono ad altri dendriti, pronti a scambiarsi le reciproche informazioni e fare numerose associazioni, elaborazioni e fornire una o diverse risposte.
E' questo il primo efficiente cervello a stimolazione elettrica biochimica (essenzialmente sodio/potassio) oggi facilmente rilevabile con la Pet e la Tep. Il cervello del nostro ominide è ormai una vera e propria centrale chimica e bioelettrica che fabbrica neurotrasmettitori, endorfine, adrenaline. ecc. insieme o singolarmente, creando messaggi elettrici affarenti e efferenti. Messaggi premianti o punitivi.
Le interruzioni o eccitazioni provocate dagli impulsi elettrici dalle sinapsi fra neuroni, viaggiano su assoni con un potenziale elettrico - abbiamo già detto- fra i -30 e +70 mvolt (simile a un on-off di un processore di computer); le più vecchie cellule cerebrali o quelle in cui mettiamo ora una informazione, viaggiano sia nell'andata che nel ritorno sempre con gli stessi potenziali elettrici. Questi impulsi sono provocati dai neurotrasmettitori, sia quando un evento invia informazioni al neurone, sia quando quelli piú arcaici (frutto di lunghe esperienze) emergono e le contrastano inviando un proprio messaggio inibitore. Quelle acquisite dopo la nascita vengono sì immagazzinate nella neo-corteccia (la piu' recente) ma sono sempre collegate con alcuni rami dendritici arcaici situate nell'ippocampo, che hanno per milioni di anni fatto il loro dovere per la conservazione della specie (come la fame, il pericolo, la riproduzione ecc.). A contribuire alla nascita di queste reazioni chimiche sono alcune sostanze note come mediatori contenute sottoforma di molecole presenti in alcune particolari sostanze usate nell'alimentazione (una serie di amminoacidi - circa 50 quelle fino ad oggi conosciute). Sostanze alcune volte incompatibili tra loro, che venendo a contatto emettono una scarica elettrica; cioè inviano un particolare impulso che in sequenza va a depositarsi in uno o piu' neuroni. Ogni impulso è una sequenza di pacchetti di quanti, e ogni pacchetto scrive un engramma.
Il "Microprocessore" è ormai formato, lo "schema logico" non cambierà più; solo i "rami" dendritici, gli assoni, i gangli, le sinapsi potranno svilupparsi. Quando il "computer" cervello è ormai costruito; aumenterà solo la capacità della "Ram" e come usare i "sistemi operativi", cioè il "software" - che è in sostanza come fare a ricevere (acculturarsi) e come mettere in ordine le informazioni.
Lo schema è simile in entrambi nel cervello e nel computer: sensori, impulso elettrico, trasmissione dell'impulso, entrata nel deposito, elaborazione con i confronti delle precedenti informazioni, scelta di una strategia, infine l'attuazione di una risposta fisica o verbale. Proseguendo su questa strada il nostro antenato organizza ogni giorno la casualità degli eventi del mondo che lo circonda in strutture bene organizzate e in zone e aree ben precise. Chi lo fa a casaccio introducendo le nuove informazioni disordinatamente, senza ripartirle in aree ben precise, al momento di richiamarle fa fatica; quindi una maggiore intelligenza non è data dalla maggiore quantità di materia grigia, ma come questa viene organizzata fin dal primo momento, cioè quando andiamo a formare le aree, i nostri "magazzini".
Un neurone nel cervello di un neonato. A mano a mano che la corteccia cerebrale estende le sue cellule embrionali, sempre più numerose si estendono le ramificazioni dei neuroni;, le reazioni sensoriali si sviluppano e si instaurano tutte quelle attività che selezionano e stabilizzano le sinapsi. E' l'epigenesi.L'uomo alla nascita ha nel cervello circa 100 miliardi di neuroni (si formano nelle prime sedici settimane dopo la fecondazione, dopo smettono di dividersi perchè hanno raggiunto il loro numero massimo anche se il cervello pesa solo 200-300 grammi), ma sono tutti vuoti, infatti mancano le esperienza, le informazioni, il deposito di queste, e mancano innanzitutto le connessioni tra loro. Queste connessioni i neuroni iniziano a costruirle dal primo istante (vedi l'immagine sopra).
Ma anche quando queste informazioni vengono depositate a milioni e milioni, se non sono utilizzate frequentemente, nonostante anche una buona sistemazione, la connessione regredisce, si accorcia, perde il contatto con gli altri neuroni, scompare del tutto, e diventa difficile nel momento che sollecitiamo la memoria di fare delle associazioni con altre informazioni depositate in altri neuroni. Il magazzino é pieno ma manca la strada nei due sensi di marcia per "veicolare" l'informazione (sia per l'azione come per la retroazione - il cosiddetto feed-back).
Un bambino se nasce in Cina e impara nei suoi primi due-tre anni il cinese, se si trasferisce in un altra nazione non parla più la sua lingua ma quella del paese dove lui cresce; della sua lingua originale -se non si esercita a parlarla con altri cinesi- non saprà (apparentemente) più nulla, anche se ha tutti i vocaboli (ascoltati nei due anni precedenti) depositati nei suoi neuroni in una precisa area (di Broca), in tanti "engrammi"
I dendriti, le sinapsi, gli assoni (se non utilizzati) lo abbiamo già detto, vanno in atrofia, si comportano come alcune strade periferiche, che dopo averle costruite, se non utilizzate, diventano impraticabili proprio quando necessita percorrerle. Alle volte piccoli dendriti (stradine) portano a grandi strade (assoni), a banali ricordi che possono ricondurci però a fatti importanti, o perchè affini, o perchè collegati, o perchè vicini a quella zona; nulla va perso, ma tutto viene depositato. Infatti quando quella risposta giusta che cercavamo ci arriva in ritardo, diciamo "e pensare che questo lo sapevo". E diciamo una cosa giusta, possiamo pensare fin che vogliamo, ma se non abbiamo tenuto libere le "stradine" la causa è nostra, non del nostro cervello, dove nulla è andato perso; solo che non sono mai state o sono state poco utilizzate le sue "stradine". E cosa curiosa, quando abbiamo attivato il circuito, anche quando non abbiamo più bisogno, il cervello ci da sì una risposta, ma in ritardo, perchè ha dovuto "camminare" con fatica in stradine quasi impraticabili.
Con la ripetizione e l'esercizio mentale non solo contrastiamo il logoramento, non solo rinforziamo le antiche associazioni, ma ne creiamo sempre delle nuove anche se siamo vecchi. E' robusta una memoria ancorata ad estese associazioni, che non solo sfida il tempo, ma sfida quelle cancellazioni suscettibili alla debilitazione improvvisa (come può essere una lesione, un ictus) oppure a quella debilitazione lenta dovuta alla inesorabile e progressiva senilità.
Come le mille stradine che sono ai lati delle grandi autostrade, sembra servono a poco, poi ognuno di noi per entrare in autostrada ne utilizza una, così fanno tutti gli altri, quindi occorrono, sono necessarie: senza le piccole stradine di accesso le belle e grandi autostrade sarebbero del tutto inutili. Senza dendriti e sinapsi anche il cervello è inutile. E i dendriti e le sinapsi non ce li fornisce la natura, siamo noi a costruirli, con il sapere, la conoscenza, le esperienze.Per concludere la stazione eretta è stata una "scoperta", un'esperienza positiva che si è poi voluta ripetere, ed è diventato poi (per i vantaggi) un "atto di volontà", e la insegniamo che è tale ai nostri piccoli fin dalla nascita. Infatti, se un neonato cresce isolato in una foresta (ed è accaduto) senza ricevere nessun insegnamento, nè ha la possibilità di imitare un suo simile, continua a camminare su quattro zampe. Se non riceve informazioni, diventa sì adulto, ma il suo comportamento si riduce a pochi atti istintivi, rimane selvatico, nè è in grado, nè lo sarà mai per tutta la vita di esprimersi con un liguaggio, e quindi non ha neppure le capacità di pensare. Non potrà mai dire "Cogito ergo sum" perchè non ha mai costruito un pensiero con la razionalità, non è dotato della facoltà intellettiva, nè ha coscienza e sensazione della propria esistenza.
Alla nostra nascita abbiamo a disposizione circa 100 miliardi di neuroni (vuoti di informazioni), la cui rigenerazione é quasi inesistente nel corso della vita di un uomo (anche se recenti scoperte sulle "cellule staminali" nel cervello hanno eliminato il vecchio dogma della Neurologia per cui si riteneva che le cellule neuronali del cervello fossero incapaci di riprodursi. Oggi sappiamo invece che in un ambiente ampiamente stimolato, anche nell’ adulto la rigenerazione è sempre possibile a partire da "cellule staminali" cosi dette "Toto-potenti", che in qualità di precursori indifferenziati possono però differenziarsi in diverse forme cellulari. Però è anche vero che esistono nel cervello processi di stabilizzazione che rallentano e diminuiscono il numero di neuroni nel cervello e rallentano la crescita di nuove cellule neuronali), a partire dai 25 anni costantemente muoiono (per tanti motivi, senilità, radicali liberi, ecc.) all'anno l'1% del totale) sia quelli densi di informazioni accumulate, sia quelli vuoti a disposizione ma non utilizzati ( che in un uomo pur di media cultura sono di circa l'80/90% del totale). Spetta solo a noi movimentare le informazioni acquisite, trasferendole nei miliardi di neuroni che non abbiamo mai utilizzati. Si dovrebbero fare spesso queste movimentazione per richiamare le informazioni - fin che c'è ancora qualche traccia di "sentiero" - e depositarle nei neuroni ancora sani. (infatti, come abbiamo detto sopra, se ripetiamo ogni tanto quella stessa poesia non la dimentichiamo più per tutti gli anni della nostra vita). E' ormai accertato che i dendriti si diramano verso altri neuroni anche quando si è vecchi, perfino a 100 anni. Non è la vecchiaia che fa diventare stupidi, ma sono gli stupidi che non hanno messo in conto, già a partire da 30 anni, questa lenta e progressiva distruzione di neuroni che trasforma il nostro cervello in un colabrodo (sono poi i cosiddetti "vuoti di memoria"); a circa 45-50 anni di neuroni ne mancano all'appello una buona metà.
La rieducazione dei cerebrolesi consiste proprio in questo: far rinascere le connessioni in neuroni ancora sani e vuoti; ma se quelli precedenti sono andati distrutti senza aver movimentato le informazioni che contenevano, la rieducazione diventa difficile, bisogna partire da zero, come alla nascita; cioè insegnare al cerebroleso nuovamente a parlare, a camminare, a pensare, ecc. ecc.
La natura ha creato un meccanismo perfetto. In parole povere, prima che un neurone muore, vicino a questo ci sono altri mille neuroni vuoti e inutilizzati pronti con i loro piccoli bracci a sostituirsi ad essi e quindi accogliere il "bagaglio" di informazioni se queste informazioni però le seguitiamo a movimentare, cioè a trasferire.
(se in una alluvione, prima che si allaghino i piani bassi portiamo ai piani alti tutto quello che possiamo salvare dalla distruzione, non perdiamo nulla. Mentre se restiamo passivi perdiamo tutto ciò che avevamo accumulato, soldi, mobili, vestiti, album dei ricordi ecc.; dobbiamo ricominciare tutto da capo - ed è quello che deve fare un cerobroleso, sempre che abbia accanto chi gli fa "nuovamente" da "mamma"; una "paziente mamma", non mettendogli accanto solo una badante filippina o marocchina che al massimo lo aiuta solo a fare qualche banale operazione). ( vedi anche le pagine di "CERVELLO e MEMORIA" )
Torniamo al discorso della "stazione eretta" sopra accennato: le due (possiamo dire, anomale) curvature (fra i dischi lombari e quelli cervicali) garantiscono una elasticità maggiore, necessaria per sostenere il peso del corpo e della testa, mentre nelle scimmie la colonna vertebrale è quasi diritta; e sia quando camminano a quattrozampe, sia quando stanno erette la colonna resta sempre a forma di arco.
La volontà nel nostro ominide fu più forte dell'architettura ossea, e anche se causò qualche problema, lo sviluppo della stazione eretta - con tutti i vantaggi in grado di compensare gli inconvenienti detti sopra - procedette nelle savane africane su "due gambe" a spron battuto, e non solo metaforicamente. Una fase indispensabile quella dell'equilibrio nella deambulazione a due gambe, perchè liberando gli arti anteriori dalla locomozione essa favorì il secondo stadio dell'evoluzione del nostro antenato: un'organizzazione migliore degli arti superiori che via via si accentrarono nella specializzazione delle mani come principali organi del lavoro. E' da questo momento che il nostro proto-ominide inizia a diventare Homo habilis. A "scoprire" il mondo innanzitutto, toccando, guardando, ascoltando, provando e riprovando come fa un inventore oggi.
Le articolazioni delle zampe anteriori non più impiegate per arrampicarsi sui rami, o appoggiate a terra per camminare,
si raddrizzarono, e le falangi si accorciarono in un assetto tale da poter svolgere un lavoro manuale. Determinante fu il pollice più corto e la sua flessione all'interno della mano, un movimento estremamente necessario alla presa.John E. Pfeiffer (nello scritto The emergence of Man La nascita dell'uomo), dimostrò che "lo sviluppo delle articolazioni precedette lo sviluppo del pensiero". Più precisamente, nel graduale adattamento questi ominidi prima di conseguire un aumento dell'encefalo, specializzarono le articolazioni superiori ed in particolare le mani. Lo sviluppo della neocortecia fu quindi una conseguenza dell'eleborazione di nuove attività indi all'accumulo di nuove esperienze. "il miglioramento della presa precede il miglioramento del pensiero" (Pfeiffer, 1971). Come ribadisce anche Bardiga, la struttura del cervello degli ominidi, è dunque "in stretto rapporto con l'esercizio della tecnica [lavoro]", cioè con il grado tecnologico raggiunto dalle specie. In particolare, la porzione del cervello che si è sviluppata sotto gli stimoli dell'attività umana è la regione fronto-temporo-parietale media che, già con i primi ominidi, ha subìto il continuo aumento della superficie della corteccia cerebrale (Bordiga, 1973).
Quando questo "primo passo" verso il futuro fu compiuto e da quale specie di ominide, è impossibile stabilirlo con certezza. Tra il 1997 e il 2001 sono stati scoperti un certo numero di frammenti datati tra i 5,2 e i 5,8 milioni di anni e sembrano fare parte di una nuova specie, L’Ardiphithecus ramidus kababba. Le notizie emerse su questa nuova (presunta!) specie sono troppo rare e confuse per fare delle valutazioni attendibili, ma se questi resti appartenessero veramente ad un antenato primordiale dell’uomo, potremmo spostare indietro l’orologio della storia fino a 6 milioni di anni.2.000.000 a.C.
CIOTTOLI - UTENSILI - Dalle prime esperienze con le mani l'Homo habilis cui abbiamo accennato sopra ha avuto fino a questa data un tempo per specializzarsi di circa 3-4 milioni di anni (corrispondono a circa 120-160.000 generazioni). Dei precedenti "lavori", dei primi "attrezzi", non abbiamo reperti, perchè essendo questi fatti in legno o in osso, quindi deperibili, non sono giunti fino a noi; non così quelli realizzati con le pietre, che hanno all'incirca questa data e proseguono in una varietà infinita per altre 40.000 generazioni.
O dagli scimpanzè, o dai primi ominidi austrolopitechi (che significa scimmia australe), o dai primi homo habilis, questi rudimentali utensili (detti choppers) erano quindi da molto tempo già usati.
Alcuni, i primi, erano piuttosto semplici e grezzi, impiegati per difesa o per attacchi agli animali ma anche come offesa ai propri simili per impossessarsi di un territorio; altri successivi, sono meglio lavorati, più scheggiati, adatti a semplificare certe operazioni quotidiane soprattutto nella caccia, per tagliare pezzi di carne, per le rudimentali lance idonee a colpire gli animali da lontano, o per farne asce e mazze dopo averle legate all'estremità di un robusto ramo. Per quest'ultima idea-operazione, non sempre si poteva trovare la pietra adatta all'uso, ma utilizando solo quella che era disponibile; il primo "scalpellino" della storia cercò di sagomarla percuotendola con un'altra pietra, scheggiandola fino al punto di adattarla all'estremità dell'impugnatura lignea. Ha insomma il nostro ominide realizzato il primo "oggetto" durevole fatto con le proprie mani, il primo prodotto artigianale della storia, anche se, prendiamone atto, era già una vera e propria arma aggressiva che nei vari contrasti, dispute, liti, usò senza scrupoli contro un suo simile.
I primi strumenti acheuleani, risalgono a 1,6 milioni di anni orsono. Si tratta di utensili ancora scheggiati su una faccia ma hanno già una perfezione e una simmetria che evidenzia non solo abilità ma anche della creatività. E sono oggetti-strumenti che variano in funzione dello scopo.
1.000.000 a.C.____ PIETRE - A quest'epoca le pietre scheggiate e usate come utensili sono decisamente migliori....
...la tecnica neolitica si perfeziona, la presenza di questi manufatti tra i reperti di scavo di questo periodo, indica una tecnologia sempre più avanzata nella scheggiatura di ciottoli, che non sono più solo unifacciali, ma bifacciali. La cosiddetta "amigdala".
In essi: "si riconosce la ricerca deliberata, vale a dire consapevole, di strumenti con una forma predeterminata, che in precedenza esistevano soltanto nella mente dell'autore" (Arsuaga, 2001). Belli come sculture moderne, dimostrano di essere anche funzionali agli scopi per cui vennero costruiti. La cosiddetta età della pietra levigata rappresentò la prima grande rivoluzione tecnologica, la prima tappa verso l'affermazione dell'homo sapiens.
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E' un crescendo nella tecnica non solo della scheggiatura ma anche nella levigatura; un'operazione questa che fatta con lo sfregamento, che fornisce alla pietra scheggiata una estremità affilata o delle aguzze punte alla lancia e alle frecce; vengono realizzati perforatori, raschiatoi per lavorare le pelli, asce forate, mazze, accette. L'abilità nello scheggiarle, l'esperienza acquisita nel tempo che fa migliorare sempre di più lo strumento, dopo aver scoperto le operazioni più valide il nostro ominide le ha immagazzinate nel cervello che si sta sempre di più ingrandendo, e cerca di ripeterle queste azioni migliorandole e tramandando poi il "come si fa" ai suoi discendenti.
Questo periodo "della pietra" inizia e finisce in tempi diversi a secondo della zona geografica perché legato a un miglioramento tecnologico strettamente locale ma anche all'approvvigionamento di particolari ciottoli, come la selce (presente in Francia e in Inghilterra), o la ossidiana (un ciottolo vetroso fragile ma duro, di origine vulcanica che si trova solo nell'isola di Lipari, Pantelleria, Sardegna, nell'isola Egea di Melos, in Anatolia, Armenia, nei Carpazi). Ed è curioso che si sono ritrovati alcuni di questi semplici utensili anche in zone prive della materia prima; questo significa che fra tribù anche lontane già erano in atto degli "scambi commerciali".
500.000 a.C.
____ FUOCO - Quando l'uomo scoprì che era possibile controllare il fuoco e, in molte cose, il suo utilizzo poteva essere vantaggioso, si ebbe un salto considerevole nell'organizzazione degli ominidi.
Il fuoco è sorgente di calore nelle stagioni fredde oltre che una sorgente di luce nella notte. Inoltre il fuoco è una arma di difesa e di offesa. Cosicchè l'utilizzo del fuoco, permise all'umanità di compiere il primo grande passo verso la comprensione delle leggi della natura, e dall'emancipazione da essa. I vantaggi acquisiti riguardavano sia miglioramenti della vita nelle dimore che nelle tecniche di caccia. All'interno delle caverne e nelle capanne vennero create zone di sonno, calde e luminose di notte, in cui era possibile difendersi dai grossi predatori. La fobia del fuoco degli animali fu utilizzata anche come strategia di caccia, come spingere gli animali in una trappola. Inoltre s'inventò una nuova tecnica -forse scoperta per caso- per rendere lance e giavellotti di legno con l'uso della fiamma più duri ed efficaci.
Probabilmente il fuoco era conosciuto prima di questa data (Dagli scavi nella grotta di Swartkrans in Sudafrica è emerso il primo focolare, datato circa 1,5 milioni di anni fa (Renfrew e Bahn, 1995). Ma probabilmente era un fuoco originato da fulmini, dalle lave dei vulcani, dall'autocombustione di sterpaglie nelle torridi estati, che poi veniva conservato alimentandolo con altro materiale infiammabile come la legna.
Purtroppo quando per tante cause il fuoco si estingueva bisognava aspettare un nuovo incendio. Tuttavia si era già in grado di conservarlo e anche di trasportarlo durante gli spostamenti. Perfino difeso strenuamente chi voleva impossessarsene. E forse fu durante una di queste carenze che l'uomo notando che lo sfregamento di due bastoncini di legno dolce emanavano calore, ebbe l'idea di insistere nello sfregamento fino ad infuocare uno dei bastoncini, al punto di accendere il fuoco in un cumulo di foglie secche. Altri ipotizzano che nello scheggiare le selci, le scintille furono il primo accendino semi-naturale per i successivi fuochi.
Comunque sia, gli uomini il fuoco non lo ricevettero un bel giorno dal mitico Prometeo, nella realtà, lo hanno acquisito con la conoscenza della natura attraverso il tempo. L’osservazione dei fenomeni e i vari tentativi di riproduzione o di controllo di essi, ha fatto sì che in alcuni casi si arrivasse a felici risultati. Il più importante, da quando il fuoco l'uomo lo poteva ottenere quando voleva -procurandosi così calore- fu quello di poter fare migrazioni in altri luoghi lontani più freddi.
Fornì inoltre la possibilità di allungare il giorno. Con più tempo a disposizione, la sera i nostri antenati si sedevano attorno al fuoco, e indubbiamente fra gesti e grugniti, questi convegni stimolarono lo sviluppo del linguaggio parlato, dando impulso alla cooperazione e alla socialità.200.000 a.C.
____ AMBIENTE - Scoperta la funzionalità delle mani, dopo aver modellato un bastone, scheggiato una pietra, costruito un utensile, l'uomo inizia a trasformare anche l'ambiente, dove vive e opera con altri suoi simili. Ma nei rapporti con gli altri bisogna capirsi, ed ecco nascere un "linguaggio" che non è ancora fonico, ma mimico, gestuale. Nel corso di altre 8.000 generazioni questi gesti ripetuti milione di volte diventarono un vero e proprio linguaggio (non del tutto scomparso).
100.000 a.C.
____ LINGUAGGIO GESTUALE - MIMICO - E' il primo vero e pratico linguaggio della "comunicazione" fra gli ominidi. Inizialmente i gesti furono accidentali ma nel ripeterli per farsi capire diventarono mimici, poi espressivi, poi simbolici ed infine tecnici con una precisa codifica. Questo linguaggio, ancora primitivo, si tramette a vista, ma serve benissimo per eprimersi e farsi capire. Inizialmente lo si usò per indicare cose, azioni, pericoli, successivamente l'espressività dei gesti - soprattutto quelli della faccia per le varie occasioni - furono in grado di esprimere anche i propri pensieri e i sentimenti. I primi gesti furono semplici, i successivi ibridi (combinazione di due gesti distinti) poi si giunse a quelli composti, che sono più gesti indipendenti ma che in sequenza possono formare una frase e perfino un intero discorso (ancora oggi i gesti mimici li utilizziamo: se ci fermiamo al bar e indichiamo al barista con l'indice il tavolino, portiamo indice e pollice alle labbra, e mimiamo l'atto di bere, il barista -senza che noi pronunciamo una sola parola - capisce subito che deve fare quattro operazioni: servirci, al tavolino, il caffè, dentro una tazzina. Ancora oggi esistono dei gesti basati su un sistema formale, cioè sono codificati, hanno un proprio significato - come quello dei sordomuti, delle bandiere aereo-portuali, della borsa, del vigile ecc. ).
Il linguaggio gestuale lo potremmo definire di comprensione universale, ma come sono oggi le parole di altre lingue, anche il gestuale è soggetto a diverse interpretazioni, perchè, come le parole, molti gesti sono locali. Fino al punto che alcuni possono essere amichevoli in un luogo e ostili in un altro, perchè in modo diverso inizialmente furono codificati nei vari luoghi. Oltre a questi gesti che indicano cose e azioni, nascono gesti di rito, della soddisfazione o dell'amarezza, quello dei saluti, dell'accoglienza e del commiato, con tutte le variazioni di gerarchia e di ruolo sociale. Nascono anche quelli più complessi, e sono quelli del "legame", del "contatto fisico", un linguaggio prudente che deve superare l'inclinazione naturale di ogni individuo che vuol difendere il proprio spazio fisico personale. Per alcuni nostri simili certi contatti ravvicinati con gli altri sono ancora oggi una vera fobia angosciosa ed esistenziale - guai a toccarli mentre si parla, e si sentono perfino a disagio se ci avviciniamo un po' troppo a loro. Questo perchè i nostri progenitori ci hanno lasciati impressi nel nostro ipotalamo centinaia di segnali spiacevoli sul contatto fisico. Alcuni, anche se ci sembrano incomprensibili e banali, creano avversione, ostilità, angoscia, repulsione verso un nostro interlocutore, anche se oggi facciamo fatica a capirne il motivo. Bellissmo il volume di Desmond Morris, "L'uomo e i suoi gesti - La comunicazione non-verbale nella specie umana". Mondadori, 1977. Un libro sulle azioni, sul modo in cui le azioni diventano gesti e i gesti trasmettono messaggi. Un catalogo completo del comportamento umano, un'antologia del linguaggio del corpo, dei gesti e delle espressioni del viso che accompagnano i nostri veri sentimenti, spesso nascosti sotto la maschera delle convenzioni, verbalmente recenti rispetto al linguaggio dei gesti che si era invece perfezionato (e nonostante il parlato, hanno resistito) nell'arco di centomila anni. E sono gesti con i quali noi esprimiamo mimicamente il significato che sta sotto il nostro comportamento esteriore in tutta una gamma di occasioni sociali: rapporti famigliari, amichevoli, di lavoro, di accoppiamento, della preminenza, dello status, della difesa del territorio, e degli innumerevoli riti.
E oltre ai gesti, spesso solo dopo un prudente contatto fisico scopriamo verso i nostri simili alcune inclinazioni o avversioni, e quest'ultime sono alcune volte intolleranti anche se il malcapitato è da tempo un nostro carissimo amico/a. Ancora più complesso poi, il linguaggio mimico è il contatto fisico con l'altro sesso. L'intimità non la conquistiamo abitualmente solo con un colto e intelligente discorso; ma solo con i gesti e con un cauto preliminare contatto fisico, che soprattutto per la donna è spesso essenziale oltre che determinante per giungere ad una vera e propria unione fisica oltre che psicologica. Si può fingere per opportunismo (es. sposare un uomo ricco) ma poi per entrambi la vita a due è un inferno se non esiste un'affinità a livello "epidermico" (e non solo metaforico) .
____ GIAVELLOTTO - A parte la clava, la prima vera arma, costruita per tale scopo e con la volontà di farla diventare tale fu senza dubbio il giavellotto realizzato in duro legno, con la punta indurita sul fuoco. Noi abbiamo forse qui presente il giavellotto che si usa e viene lanciato nelle competizioni di atletica leggera, mentre quello antichissimo anche se aveva la stessa foggia, non veniva lanciato solo con le mani (forse i primi) ma faceva uso di un geniale propulsore. Questo consisteva in una striscia di pelli di animali, cioè una correggia avvolta in parte al giavellotto, con lo scopo di aumentare il braccio di leva onde scagliarlo il più lontano possibile; imprimeva inoltre un moto rotatorio all'arma in modo da stabilizzare la traiettoria. Acquisita una certa abilità l'uomo preistorico nel praticare la caccia riusciva a colpire con precisione la preda a distanze di sicurezza notevole, anche da 50-80 metri. Dalla preistoria il sistema passò agli egiziani e ai babilonesi, ma questi non più impegnati nella caccia ma solo nelle guerre il sistema del lancio fu abbandonato e per colpire i nemici in battaglia si ritornò all'arcaico ravvicinato lancio a mano. Anche i Greci sia in guerra che nei giochi lo utilizzarono come semplice lancia come quello attuale. Furono poi Romani a riscoprire il lancio del giavellotto con la correggia (chiamato "pilum"). Ma crollato l'impero, quest'arma scomparve dai campi di battaglia. Nel 1900, ricomparve l'attrezzo greco, ma solo per le manifestazioni sportive.80.000 a.C.
____ COTTURA CIBO - Nell'utilizzare il fuoco la scoperta più importante fu che le carni cotte sui carboni ardenti o su pietre riscaldate dalla fiamma, erano non solo più saporite, ma anche meno dure da masticare. Inoltre la cottura uccide i parassiti e i batteri, responsabili di numerose malattie. Si pensa che l'uso di arrostire le carni risalga a questa età. Prima di allora, i denti utili per macinare e frantumare erano grandi, dopo questa data si fanno piccoli, perchè poco impegnati a fare grandi sforzi nella masticazione. L'usanza di cuocere il cibo può aver contribuito a rimodellare i contorni del volto umano. "I cibi più morbidi sollecitano meno la mascella e i muscoli mascellari, che divennero più piccoli insieme ai molari. Questo a sua volta si ripercosse sul disegno dell'intera faccia: le grosse e prominenti sporgenze ossee sopraorbitali, e altre spesse protuberanze ossee, sostegno dei potenti muscoli mascellari, si ridussero di molto quando il volume dei muscoli diminuì. Il cranio divenne più sottile, favorendo un'espansione della calotta cranica che doveva ospitare un cervello di maggior volume" (Pfeiffer, 1971).
60.000 a.C.
____ DIETA - Per Alan Woods e Ted Grant, la modifica delle relazioni sociali è in relazione con il consumo di carne, l'organizzazione della caccia e l’aumento del volume del cervello (Wood e Grant, 1997). Quest’ultimo consuma il 20% dell’energia prodotta dall’organismo, nonostante costituisca soltanto circa il 2% del peso totale. A sostenere l'incremento dell'encefalo, come conferma anche Francesca Giusti, vi fu il passaggio all'alimentazione carnea (Giusti, 1994). La carne con il suo contenuto di calorie, proteine e grassi fornì una serie di sostanze importantissime per l’organismo umano, soprattutto per il rinnovamento dei tessuti (Engels, 1876). Tale alimentazione, con la cottura, accorciò i tempi di digestione e i processi vegetativi. La cottura è in sostanza una frantumazione delle grandi molecole di proteine, carboidrati e grassi in molecole più piccole, più digeribile e assimilabili. In definitiva, la carne "portò all’acquisto di tempo, di sostanze e di energia" (ibidem).
Il fuoco rivoluziona quindi la dieta. Nuovi alimenti vegetali ed animali immangiabili crudi, permettono ora in territori pur ristretti la vita di comunità più numerose. Infatti, insieme ai cambiamenti fisici si verificarono nuovi stimoli alla vita di gruppo, il mangiare insieme favorisce l'aggregazione (ancora oggi si va a cena con gli amici anche se non si ha per nulla fame). Gli uomini potevano passare più tempo nelle loro dimore attorno al focolare, mangiando insieme agli altri membri del gruppo e passando il tempo a gesticolare. Le ore dopo il tramonto, di relativo riposo, potevano essere impiegate per progettare le attività sempre più complesse del giorno successivo. Questa nuova complessità richiedeva l'evoluzione di più elaborati e raffinati mezzi di comunicazione. "Il linguaggio, la forma più umana dell'umano comportamento, deve aver preso un enorme impulso quando la caccia si sviluppò e i focolari ardevano allegri dopo il tramonto" (Pfeiffer, 1971).
Ma come vedremo più avanti, il fuoco, o meglio il focolare, ebbe un ruolo centrale anche nelle prime esperienze mistico-religiose dell'uomo. Ovvero tracce di manifestazioni nella sfera spirituale. Coscienza del se. Immedesimazione nei suoi simili. Culto dei propri famigliari morti. Credenze che la vita continua dopo la morte. Convinzione soggettiva con una sensazione dell'esistenza di un essere supremo che governa la natura, gli uomini, l'universo. Forse per gli stessi motivi, e come riti propiziatori, nei più remoti meandri delle caverne, nacquero all'incirca in questo periodo, le prime espressioni di arte, i primi dipinti, i primi graffiti. E ancora, il fuoco rese molti millenni dopo possibile vari cambiamenti chimici nella materia inanimata, come la fusione dei metalli.50.000 a.C.
____ FOCOLARE - Il focolare, il luogo di incontro giornaliero del gruppo, dove si consumava il cibo frutto dell'organizzazione sociale e della caccia, fu sicuramente anche il posto dove lentamente si sviluppò il linguaggio umano. La facoltà di esprimersi per mezzo della parola o l'espressione stessa; un insieme di locuzioni con cui l'uomo esprime i propri pensieri e sentimenti. Ancora oggi in alcuni popoli il focolare è sacro. Lo è fra le tribali genti delle montagne caucasiche della Cecenia, ma lo è anche nelle civilissime metropoli del Giappone. Ma anche in occidente, fino a pochi decenni fa ogni cosa - non a caso - la si apprendeva accanto al focolare, il cosiddetto "filò". Da questi filò, prima ancora dell'alfabetizzazione di massa, e prima ancora dell'avvento della scrittura, sono stati tramandati i miti, le grandi epopee del passato, i disastri provocati dalla natura, le prime cronologie dell'umanità, le prime storie di un popolo, di una tribù, del proprio clan, quelle della propria famiglia e quelle di ogni componente. La data di estinzione del focolare o caminetto (per la duplice funzione che aveva in casa - cuocere le vivande e riscaldare) è abbastanza recente: 1742, quando Benjamin Franklin inventò la "stufa" in ferro, quella che fino a pochi anni fa avevamo tutti in casa con i neri tubi in ferro. (vedi - "stufa" anno 1742).
40.000 a.C.
____ AMORE e FAMIGLIA - Con molta probabilità fu accanto al focolare che nacque l'amore e anche il concetto di famiglia. Nel momento in cui era già avvenuto un personale processo di identificazione con la conoscenza del mondo del Sè e dell'Io, forse fu nel buio di una grotta, rischiarata da una calda fiamma di un focolare, che un uomo e una donna guardandosi scoprirono sulle reciproche labbra un sorriso e improvvisamente si levò ad entrambi un lampo di felicità, un'espressione di gioia intensa, una emozione nuova. Il processo di identificazione dei due crea da quell'istante un "Noi", un legame capace di costruire una vita con un suo fulcro e una precisa direzione che porta a vivere questo "noi" insieme, uniti. Non è ancora un matrimonio, ma non è nemmeno una semplice unione carnale o di beni. Ma è un'unione di felicità condivisa da due individui uniti nell'anima con un anelito interiore, quello di vivere nel profondo una comunanza di vita. Nasce così la prima cellula famiglia, una istituzione sociale che porterà in breve alla nascita della vera e propria società umana. Nella famiglia formatasi con i figli inizia la suddivisione dei compiti, ci si organizza nelle funzioni, nasce la cooperazione e il rispetto gerarchico di padri e figli, di giovani e vecchi; mentre prima d'ora questi ultimi erano quasi considerati inutili al gruppo. Ed infatti, nei reperti delle esumazioni, troviamo solo da questa data i primi scheletri di persone anziane, perchè prima non erano nè inumati nè venerati. E' da questo momento che l'anziano assume un'importanza determinante per la famiglia e per il gruppo anche se non è più impegnato nella caccia e nelle altre attività faticose. Infatti, è lui, con molto tempo a disposizione, a raccogliere le notizie dei fatti, è lui il privilegiato osservatore di ogni cosa. Ed è sempre lui a ricombinare le notizie, a metterle in associazione, per creare quindi nuove strategie della cooperazione legate alla sopravvivenza "si fa questo, non si fa quest'altro". Quando poi più tardi nascerà il linguaggio parlato sarà lui a raccontare agli altri le storie, gli avvenimenti del mondo che lo circonda, a narrare cose che non ha mai visto direttamente ma sa che esistono, di cose che non ha mai fatto ma sa come si fanno. Lui diventa il "magazzino" delle esperienze sue e di altri del gruppo. Questi altri, fra di loro, impegnati come sono nella caccia si conoscono poco, ma l'anziano patriarca li conosce tutti, al ritorno vede gli umori, osserva i loro visi, le loro espressioni di gioie o di dolori, coglie le sfumature di ogni manifestazione dei sentimenti. Con i suoi occhi indaga, e il suo sguardo scrutatore alcune volte quasi paralizza l'osservato, perchè è ormai capace di intuire anche ciò che gli si vuol nascondere. Questo disagio millenario resiste tutt'oggi. Gli occhi puntati su di noi ci creano un indefinito malessere, temiano di essere messi a nudo. Ci sono mille ragioni per cui un individuto che si sente fissato in viso, storna gli occhi, ma il nostro vecchio ora le ha comprese tutte. Questo vecchio è il "saggio" del villaggio, poi diventa lo "stregone", ma in effetti è il primo psicologo. E' diventato il lettore dell'animo altrui, e allenato com'è a osservare tutte le mille sfumature dei suoi simili, capisce intenzioni, verità e menzogne già al primo sguardo.
40.000. a.C.
____ MIGRAZIONI - Dopo aver nella sua dieta alimentare bilanciato da quasi 100.000 anni carne e vegetali, con i famosi 8 amminoacidi essenziali e le vitamine che alterna o contemporaneamente unisce alle proteine animali, il nostro ominide con un cervello più sviluppato (rispetto a precedenti gruppi che già si erano spinti in Europa) da queste sostanze alimentari e in parallelo dalle esperienze che lo stesso cervello gli ha permesso di fare, è ormai padrone del suo ambiente e del territorio che lo circonda. Sviluppato il senso dello spazio e del tempo, coordinati i comportamenti del gruppo, questo inizia a muoversi con maggiore intelligenza in ogni direzione. E questi nuovi gruppi sono i primi veri esploratori del Pianeta Terra. Grandi migrazioni lo portano a una comparsa poligenetica nei vari continenti partendo (anche questa, come la precedente) da un origine policentrica individuata nella zona della Rhodesia, considerata la culla dell'umanità intera (come emerge dai lavori del gruppo di Cavalli Sforza). Nel corso dei successivi millenni questi insediamenti creeranno quelle che scientificamente sono dette differenze razziali. E sono differenze esercitate dall'ambiente, dalle latitudini dove si sono insediati, soprattutto nei quattro caratteri principali visibili: pigmentazione della pelle, capelli, altezza, morfologia del volto.
A questi nuovi gruppi (identificati col tipo Cro-Magnon, mentre i precedenti erano del tipo Neanderthal, estintosi), bastano 5000 anni (circa 200 generazioni) per diffondersi in tutte le zone dei continenti, occupandoli, vivendoci, modificando subito i territori dove fanno i primi insediamenti fissi, e quindi hanno più tempo da dedicare alla comunità cui appartengono, e dove ancora a gesti si discute ci si organizza. Da queste sinergie nascono gli stimoli a voler riversare ai propri simili le innumerevoli comuni esperienze. Come dice un antico detto cinese "se io so una cosa e tu ne sai un'altra, se ce la scambiamo, dopo, entrambi sappiamo due cose". Ma per poterlo fare bisognava prima dare un nome alle cose, e a ogni nome di cosa il suono doveva essere diverso da un altro. O almeno modularlo diversamente per non confonderlo con altri.30.000 a.C.
____ LINGUAGGIO e LARINGE - L’uomo forse proprio accanto al focolare e con tanto tempo a disposizione elaborò una forma di comunicazione straordinariamente complessa, riuscendo a dare ad ogni cosa un significato specifico. Questo perché, "l’uomo riuscì ad articolare suoni più complessi degli animali grazie all’uso delle consonanti, possibile soltanto con lo sviluppo della stazione eretta" (Wood e Grant, 1997). Già con il bipedismo, l'uomo aveva sviluppato una serie di modifiche che riguardarono la testa. La sua posizione rispetto al corpo, cambiando, era diventata anch'essa eretta, allineata con la spina dorsale. La mandibola subì un ridimensionamento. Anche la posizione della lingua cambiò, invece di essere situata completamente all’interno della bocca, una parte di essa si adagiò nel cavo, e una parte si posizionò all’interno della gola andando a formare la parte posteriore del tratto orofaringeo. La mobilità della lingua consentì non più un suono gutturale ma la modulazione dello stesso suono nella cavità orifaringea. Ma..."La forma dell’apparato vocale e la capacità fisica di combinare vocali e consonanti sono i presupposti fisici del linguaggio umano, ma niente di più. Solo lo sviluppo della mano, connesso inscindibilmente con il lavoro e la necessità di sviluppare una società altamente cooperativa, ha reso possibili l’aumento delle dimensioni cerebrali e del linguaggio" (ibidem).
Comunque sia, sappiamo, dopo attenti studi che i primi utilizzatori del linguaggio (escludendo i gridi a bocca spalancata) pronunciarono come prima sillaba la P; è il fonema che si ottiene nel modo più semplice: dopo la chiusura della bocca basta spingere con forza fuori l'aria e aggiungere i 5 principali suoni non occlusivi che sono poi le vocali; formando cosi pa, pe, pi, po, pu. Seguì poi strigendo le labbra la B e la M , più tardi le palatali C , infine le dentali T, D, G, N, e per ultime la S, Z ecc. Con questi suoni ancora quasi gutturali, nacquero le prime sillabe, che accoppiate (ma spesso anche singole come vedremo più avanti) formarono i primi vocaboli per dare un nome alle cose. E sono tutti nomi semplici, quasi tutti bisillabi occlusivi. Se sfogliamo un antico dizionario Babilonese, Caldeo, Sanscrito, Egiziano, troviamo che quasi tutti i vocaboli risentono di quest'iniziale periodo arcaico, diciamo di "esplorazione" fonetica: mas indicava il mese, mon la luna, tag il giorno, set la settimana, vag le stelle erranti (i pianeti), anu era il cerchio ma poi indicò l'arco dell'anno, buc indicava la bocca o il mangiare, l'illirico bat il bastone, l'egiziano ba o bai il cavallo, il sanscrito bad il bagno, sempre in sanscrito pa il padre, pitu il bere, par il parlare, pat l'arrabbiato pazzo e stupido, mentre pac un pecorone; e molti altri, che dopo 25 mila anni in alcune lingue sono rimasti tali e quali, oppure come radice.
In sostanza questi suoni articolati provati e riprovati iniziano a creare dei fonemi e questi, soli o abbinati ad altri, formano tutti i vocaboli che conosciamo. Con soli 40 fonemi si può creare una lingua. I primi linguaggi forse fino al 5000 a. C non andarono oltre questa cifra. Successivamente si arrivò al massimo, cioè a 124 fonemi. Con questi 124 "suoni" oggi (strano ma vero) si possono pronunciare tutte le parole esistenti in qualsiasi lingua, compresi tutti i dialetti. (nel mondo sono circa 10.000 i linguaggi). Un buon sintetizzatore vocale oggi ne utilizza 120-122 di fonemi. L'autore qui di Cronologia, ha utilizzato pionieristicamente circa 25 anni fa i primi sintetizzatori vocali della Texas Instrument; quando dalla stessa tastiera bisognava creare con le lettere dell'alfabeto i vari fonemi per far dire al computer questo o quel vocabolo. Oggi è tutto più semplice, con l'immissione diretta o di una registrazione vocale, è il computer che lavora, scinde i vari fonemi in bit, poi li riproduce fedelmente. Sembra che parli pure lui con la laringe, ma in effetti ci rimanda indietro velocissimamente -in un insieme- una lunga serie di suoni più o meno modulati dal sintetizzatore, che operando in un altro modo, se vogliamo, ci suona Beethoven, Mozart, ci fa sentire il cinguettio di un uccello, e genera perfino gli ultrasuoni che noi non siamo in grado di sentire con le nostre orecchie.
Le famose pitture rupestri della grotta di Lascaux in Dordogna20.000 a.C.
____ ARTE - Le prime manifestazioni artistiche sono di questo periodo. La celebre serie di animali delle grotte di Altamira, di Lascaux, di Trois Freres e altre, ne sono la straordinaria testimonianza. Significato e funzioni di tali opere hanno dato origine a diverse intepretazioni. L'ipotesi più accettata è quella secondo la quale quest'arte avrebbe un origine magica, propiziatoria. Il fatto che queste espressioni figurative sono presenti in buie grotte e cavità quasi nascoste, significa che non erano semplici decorazione di un ambiente abitato, ma erano queste caverne dei sacri "santuari" visitati dai "pellegrini" abitanti in grotte vicine; e forse l'artista era lui stesso stregone. Nella maggior parte sono raffigurati degli animali, con uomini attorno che li cacciano, ed esprimono in tal modo il desiderio dell'occasionale "pellegrino", delle azioni che lui vorrebbe compiere sull'oggetto reale.
Graffito trovato in una regione desertica del NordafricaCOLLOCAZIONE SPAZIALE E TEMPORALE
Oggi in Europa si contano 350 località, in cui sono state trovate tracce di dipinti o sculture paleolitiche. In Francia sono stati individuati almeno 160 siti. Alcuni di questi sono veramente importanti: Lascaux, Niaux, Les-Trois-Freres, Font-de-Gaume, Les-Combarelles, Chauvet, Cosquer, Cussac e Rouffignac. Tutti questi luoghi rivaleggiano in bellezza con la grotta d'Altamira in Spagna. Le zone a maggiore concentrazione artistica sono: il Perigord, Quercy (la valle del fiume Lot), i Pirenei e la valle di Chauvet (Ardeche). I Pirenei francesi e la Spagna Cantabrica, possono essere considerati, come un'unica area. Nella zona del Perigord sono concentrati più di sessanta siti differenti: Lascaux, Rouffignac, Font-de-Gaume (importanti per i dipinti), Les-Combarelles e Cussac (per le incisioni), Cap Blanc (per i bassorilievi). Nell'area di Quercy, numericamente meno consistente, si trovano, circa, trenta caverne dipinte. I siti principali sono Cougnac e Pech-Merle. I Pirenei, costituiscono un gruppo numericamente equivalente a quello di Quercy. La maggior parte dei siti contenuti in quest'area risalgono al Magdaleniano, ma alcuni di essi appartengono a periodi precedenti (Gargas, alcune gallerie in Les-Trois-Freres ed Portel). Le grotte e i ripari sono accorpati in piccoli raggruppamenti, come le caverne basche nelle montagne di Arbailles, le tre caverne di Volp e le sei nel bacino di Tarascon-sur-Ariege. Tra queste sono significative: Niaux, Les Trois-Freres, Tuc d'Audoubert, Le Portel, Gargas. La valle del Ardeche, contenente il sito di Chauvet, può essere considerata di secondaria importanza, con circa una ventina di caverne. Altri ripari e caverne sono sparsi in vari luoghi: la caverna Provenzale di Cosquer, Pair-non-Pair nella Gironde, i tre siti di Le-Placard, Chaire-a-Calvin, Roc-de-Sers nel Charente, Roc-aux-Sorciers e le sculture di Angles-sur-l'Anglin nel Vienne, le due caverne di Arcy-sur-Cure in Borgogna, la grotta di Mayenne Sciences in Mayenne, uno o due ripari nella foresta di Fontainebleau ed altre due caverne, compreso Gouy, in Normandia (Clotters, 2002). Nel Sud Italia vi sono alcune grotte istoriate, soprattutto in Puglia, in Sicilia ed in Calabria.
L'arte parietale può essere inserita in un arco temporale che va dal Perigordiano ed il Magdaleniano in Francia ed in Spagna. In Italia oltre al Gravettiano ed Epigravettiano, si hanno anche casi neolitici. Il rinoceronte realizzato nella grotta Chauvet-Pont-d'Arc, risale al primo periodo (31460 +/- 460 BP), le impronte negative della grotta H.Cosquer, appartengono al Perigordiano finale (27110 +/- 390 BP), mentre il bisonte nero trovato nella stessa grotta è stato realizzato nel Solutreano (18010 +/- 190 BP), un altro bisonte nero trovato a Niaux appartiene al periodo successivo, il Magdaleniano (12890 +/- 160 BP), allo stesso periodo appartengono il piccolo bisonte nero della grotta di Altamira (13570 +/- 190 BP) ed un altro bisonte trovato nella grotta di Covaciella nelle Asturie (14260 +/- 140 BP), mentre il suolo di carbone di Lascaux risale al 12.000 a.C. In Italia, le tre figure di cavalli della grotta Pagliacci, risalgono all'Epigravettiano (18.000 BP). Allo stesso periodo, probabilmente, appartengono anche la crosta stalagmitica della grotta di Santa Maria di Agnano (25.000-12.000 BP) e le figure di grotta Paglicci (15.000-20.000 BP), mentre la grotta dei cervi ha soltanto frequentazioni Neolitiche. Le incisioni della grotta del Genovese risalgono al 9230 a.C., mentre quelle del riparo di Addaura al 10.000 a.C. (data incerta). Il bue di grotta Di Romito in Calabria invece risale al 9.500 a.C. Infine le iscrizioni della Valcamonica sono databili a partire dal 8.000 a.C.
Il motivo che determina la scelta di concentrare i luoghi dell'arte parietale in alcune aree, piuttosto che in altre, non è ancora chiaro. Sicuramente, la scelta degli uomini paleolitici, non era condizionata dalla presenza di un numero consistente di ripari e caverne nei territori prescelti. In Francia, luoghi ricchi di grotte e ripari, come la Lingue-doc, Roussillon, la Provenza o ancora le valli nel sud di Quercy e di Aveyron, erano scarsamente considerate dagli artisti paleolitici. Sicuramente esistevano delle motivazioni culturali, legate al mondo magico-rituale che, oggi comprendiamo solo in parte (Clotters, 2002).LE TECNICHE
Le capacità artistiche degli esecutori variano moltissimo. Alcune opere sono molto semplici e modeste, mentre altre, per la loro precisione nell'esecuzione, sono sbalorditive. Le tecniche di base utilizzate dagli artisti paleolitici per l'arte rupestre o parietale sono: la pittura e l'incisione. Da un'evoluzione di quest'ultima, derivano i bassorilievi, che sono le rappresentazioni più belle ed impegnative. Tra i bassorilievi più antichi vi sono la Venere di Laussel ed il pesce realizzato sul soffitto della grotta di Abri-du-Poisson, entrambi, appartenenti al Gravettiano (28-20 mila anni BP) e situati nel dipartimento di Dordogne, in Aquitania, ma la maggior parte dei basso-rilievi appartengono ai periodi successivi, Il Solutreano ed il Magdaleniano. Al primo periodo appartengono le incisioni di Roc-de-Sers (Charente) e Fourneau-du-Diable (Bourdeilles, Dordogna). Nella prima, sono rappresentati una decina figure di animali allineati su dei blocchi di pietra, invece, nella Fornace del Diavolo sono raffigurati due bovini selvatici ed una terza figura poco chiara. Invece, le tre figure femminili associate ad alcuni animali, trovati ad Angles-sur-L'Anglin, ed i due grossi cavalli, trovati nel sito di Camp-Blanc, appartengono al Magdaleniano.
Le incisioni più semplici, sono chiamate lineari. Si tratta della più diffusa forma di arte delle caverne. Questa tecnica ha moltissimo in comune con la pittura. Il modo con cui sono tracciati i contorni con limitate sfumature e tipico anche di quest'ultima (Collins, 1980). Una serie di incisioni di questo tipo, tra cui la testa di un cavallo, particolarmente ben fatta, si trovano all'interno di una grotta, presso il castello di Commarque. Questo luogo, anch'esso molto importante, fu scoperto dall'abate Breuil nel 1915. Altre Incisioni si trovano anche nella Grotta di Chabot, su una superficie di 3 per 0,80 metri. Tra i vari segni è distinguibile la sagoma di un mammut. Altri esempi famosi sono: la testa d'orso e la silhouette femminile di Pech-Merle, la testa di cervo della grotta di Pergouset, il bellissimo cavallo di Lascaux, la renna di Les-Combarelles e i bisonti di Mairie-de-Tayjat.
Gli artisti per realizzare le loro opere si servivano di un bulino, per le incisioni più recenti, ma tale tecnica non era conosciuta prima dei 27.000 a.c. In alcuni casi durante gli scavi archeologici sono stati scoperti gli scalpelli, come a Roc-de-Sers. Ad esempio, la renna di Belcayre (Dordogna, 30.000 a.C.), fu realizzata in maniera molto rozza, con un oggetto appuntito, simile ad un piccone. I lineamenti del corpo, realizzati con quest'attrezzo, risultarono molto grossolani, ad eccezione della testa che fu eseguita con una cura maggiore. Un esempio di tecnica più raffinata si trova a Le-Ferrassie, dove le linee furono realizzate attraverso l'incisione di una serie di piccoli fori.
La pittura è il mezzo d'espressione più spettacolare, secondo in bellezza, soltanto ad alcuni bassorilievi. Leroi-Gourhan divise l'arte paleolitica in quattro stili, o periodi. Il primo fu definito "arcaico" per la sua semplicità di esecuzione. Si sviluppò nel Aurignaziano, tra il 30.000 e il 23.000 a.c. Il secondo, sviluppatosi tra il 17.000 e il 15.000 a.c. (tra il Perigordiano e l'inizio del Solutreano), fu caratterizzato dalla rappresentazione completa dei contorni degli animali. NeI terzo stile, definito "manierista" (tra il 17.000 e il 15.000 a.c. ), si sviluppò la ricerca del movimento nella rappresentazione, oltre che ad una maggiore precisione nella descrizione dei dettagli anatomici e l'introduzione della bicromia. Ad esso appartengono le opere di Roc-de-Sers, Lascaux, ecc. Nell'ultimo periodo, definito "il barocco del Magdaleniano" (fino all'8500), si ebbe una maggiore attenzione per i volumi. Le figure assumevano posizioni complesse, dimostrando la conoscenza problematiche tipiche della pittura occidentale. Altamira, Niaux e Rouffignac appartengono a questo periodo (Leroi-Gourhan, 1977).
I colori utilizzati erano soltanto tre: il tuorlo, il rosso ed il nero. Da questi si potevano ottenere una grande varietà di sfumature, come a Font-de-Gaume e Altamira. Il colore rosso era ricavato attraverso la lavorazione dei minerali di ossido di ferro (limonite e ematite), mentre il nero era realizzato attraverso il diossido di manganese. Durante il Musteriano, il minerale era utilizzato in pezzi, simili a dei pastelli. Nei periodi successivi, gli uomini paleolitici impararono a polverizzare i minerali, e ad applicarli sulle pareti, una volta diluiti.
Il colore era applicato sulle pareti con la punta delle dita, in modo da ottenere una fila di impronte digitali, oppure era spalmato quando si volevano realizzare dei tratti continui (Collins, 1980). gli stencil delle mani erano realizzati attraverso l'impiego di una tecnica differente. La tinta, contenuta nella bocca, era soffiata sulla mano utilizzando un corto cilindro in osso. Tale tecnica è stata utilizzata per realizzare le impronte nere e le macchie dei cavalli di Pech-Merle (ibidem).
L'artista nell'eseguire il suo dipinto, in molti casi si limitava a tracciare soltanto il contorno delle figure, come nei siti di Pech-Merle e Cougnac, mentre avvolte ne sfumava alcune parti, ottenendo un effetto policromo di particolare bellezza. Esistono anche degli esempi in cui tutta la figura era riempita di colore, come a Font-de-Gaume, Altamira, Lascaux e Chauvet. Per realizzate le sfumature era utilizzata una spatola o un tampone di pelliccia, con cui era stesa la tinta (ibidem). In un caso, il cavallo di Ekain, fu realizzato un contorno ben preciso mentre la profondità fu realizzata attraverso l'uso del chiaroscuro (Ramirez, 1994). Mentre il bisonte di Marsoulas fu realizzato attraverso una moltitudine di punti rossi discontinui. Lo spettatore poteva percepire il volume dell'animale soltanto ad una certa distanza (Ramirez, 1994).
Non sono rari i casi, in cui, furono associate diverse tecniche artistiche, soprattutto pittura ed incisione. Come sui bassorilievi di Camp-Blanc e Roc-aux-Sorciers dove sono state scoperte tracce di coloranti. Un altro caso particolare, consiste nei bisonti di Tuc-d'Audoubert, realizzati in argilla, sono un esempio straordinario delle capacità artigianali degli uomini paleolitici.LA PROSPETTIVA e gli altri espedienti tecnici
La prospettiva è una tecnica utile a dare tridimensionalità ad oggetti rappresentati su una superficie piana secondo un punto fisso detto "punto di vista". La tecnica moderna si basa sull'impiego di raggi immaginari che partono dal contorno di un oggetto osservato ed arrivano verso l'occhio dell'osservatore. L'intersezione di questi con un piano verticale, danno il "quadro". Il problema della rappresentazione tridimensionale su superfici piane venne affrontato per la prima volta dai Greci verso la fine del V sec a.C. Gli artisti paleolitici non conoscevano la prospettiva, ne gli altri metodi moderni utili a dare profondità alle opere, tuttavia riuscirono ad elaborare delle tecniche particolari, con il quale riuscirono a superare i limiti delle rappresentazioni bidimensionali. Per la rappresentazione degli animali era preferito il profilo laterale, ma spesso, tale metodo limitava la realizzazione di elementi particolari. Un esempio calzante è lo stregone di Les Trois Frères. L'uomo che ha realizzato quest'opera ha dovuto superare la difficoltà di rappresentare elementi particolari disposti su piani differenti, come le corna e la coda, su una superficie piana a due dimensioni. La soluzione venne trovata nel torcere artificialmente la figura. La testa venne rappresentata utilizzando una visione frontale, il resto del corpo attraverso il profilo laterale. L'artista inventò una tecnica che Collins chiama "prospettiva di torsione" (Collins, 1980), utilizzata anche in altre epoche storiche. Gli egizi usavano, spesso, rappresentare il corpo secondo una visione frontale ad eccezione della testa, vista di profilo. Numerosi esempi sono riscontrabili nel catalogo curato da Cristiane Ziegler per una mostra, da lei realizzata, a Palazzo Grassi (Ziegler, 2002). Anche gli artigiani greci, a partire dal VII sec. a.C., impiegavano espedienti simili per realizzare le decorazioni su vari materiali: armi di bronzo, ceramiche, monete e gemme in pietra dura. Tra tutte le ceramiche attiche conosciute, segnaliamo come esempio, un cratere ateniese del 750 a.C. parte di un corredo funebre. Nell'illustrazione della scena funebre rappresentata su di essa, la muta dei cavalli è stata realizzata in modo da dare maggiore profondità alla scena, espedienti simili non sono rari nell'arte paleolitica. L'uso di combinare la testa di profilo ed il corpo di prospetto unito ad una serie di gesti, secondo Alan Johnston, serviva agli artisti greci a creare flusso e movimento (Boardman, 2002). A tale scopo gli artisti Paleolitici avevano adottato anche altri espedienti. Un caso interessante è il cinghiale della grotta di Altamira in spagna. L'animale è stato disegnato con 8 zampe piuttosto che 4. Alcuni esempi interessanti in cui si è cercato di superare i limiti delle due dimensioni, sono: i tori eseguiti nella medesima grotta ed i cervi della grotta di Lascaux. In entrambi i casi la superficie rocciosa viene utilizzata per dare alla figure volume e movimento. La policromia ed un saggio utilizzo di sfumature, avevano il medesimo scopo di dare profondità ai soggetti. A Font de Gaume
e a Lascaux troviamo alcuni esempi.
I TEMI della rappresentazione
I disegni erano rinnovati ogni anno, sovrapponendo i nuovi ai precedenti. Gli artisti nell'esecuzione dei disegni non seguivano alcun criterio. Non seguivano un unico asse orizzontale, tutti gli elementi avevano angolazioni differenti e non vi era proporzioni tra essi. Non erano raffigurati alberi, piante o elementi topografici. Non vi è nessuna rappresentazione che riguardi gli astri, come il sole e la luna, o nuvole (Collins, 1980).
Le categorie dei soggetti rappresentati sono quattro: figure animali, figure umane, simboli (antropomorfi o geometrici) ed insiemi di linee indeterminate. Leroi-Gourhan realizzò un'analisi sulla frequenza dei soggetti rappresentati, basandosi su un campione di 66 siti. Nel 63 % dei casi si trattava di immagini di animali, tutti i segni insieme erano il 34%, e soltanto nel 4% dei casi furono identificate delle figure umane. L'animale più rappresentato era il cavallo, ed in ordine decrescente, il bisonte, lo stambecco, il cervo, il mammut, e la renna. E' stato notato che, i primi due animali, spesso, erano associati all'interno della stessa rappresentazione. Ma le associazioni tra soggetti potevano variare, anche notevolmente, da sito a sito. A Font-de-Gaume delle 200 immagini individuate, tra animali e simboli, 84 riguardavano soltanto bisonti. Vi sono alcuni luoghi, in cui, i segni sono numericamente più significativi, rispetto alle rappresentazioni animali. Un esempio è la grotta di Niaux, in cui i segni sono tre volte di più numerosi degli animali. Le rappresentazioni umane sono molto meno numerose. Inoltre, nella maggior parte dei casi, si tratta di esecuzioni molto sommarie, in cui è distinguibile soltanto la silhouette. Alcuni tipi di segni sono in relazione al corpo umano, perché ne riproducono alcune parti. Si tratta degli organi sessuali maschili e femminili, e gli stencil delle mani, riscontrabili in numero elevato; A Quercy, nei Pirenei centrali e nella Spagna Cantabrica, sono state scoperte più di 500 impronte di mani.
Gli animali disegnati, appartenevano alla fauna locale. Avvolte l'insieme dei soggetti rappresentava una scena di caccia, ed in casi molto particolari, alcuni di essi venivano trafitti da frecce o colpiti da bastoni o da boomerang (Campbell, 1990). Una scena di questo tipo fu eseguita nella grotta di "Les-Trois-Frères". Al suo interno, è stata scoperta un'intera parete ricoperta di incisioni. I soggetti (mammut, rinoceronti, bisonti, cavalli, orsi, asini, renne, ghiottoni, bue muschiati), furono inseriti in una scenografia completata da una serie di lance scagliate su di essi. In generale, bisonti e orsi erano gli animali più rappresentati nei siti Aurignaziano-Magdaleniani. Su gli orsi, in alcune occasioni, erano rappresentati anche i fori delle ferite (ibidem). Nell'Italia Meridionale il bue sostituisce il bisonte. Un caso particolare sono il salmone di Abri du Poisson ed i tonni della grotta del Genovese.
I simboli, ad eccezione di quelli a carattere sessuale, nella maggior parte dei casi non sono comprensibili. Nei periodi più antichi i simboli vulvari sono a forma di pera, mentre nel più tardo Aurignaziano diventa più comune una forma a triangolo rovesciato. Vi sono anche esempi di falli, alcuni incisi su pietra e uno proveniente dal rifugio roccioso di Blanchard scolpito intorno ad un corno di bisonte. Nel Magdaleniano si diffondono anche le vulve a coda di pesce, falli circoncisi e segni a punta. Nella grotta di Pech-Merle, ed in altri casi, furono disegnate file di dischi, macchie o linee. Nella grotta di Fount de Gaume sono stati scoperti dei segni simili ai tetti a spiovente delle case, e per questo sono stati chiamati tectifomi. In alcuni casi, questi insiemi erano così grandi e complessi da essere definì dagli esperti: "Grandi Simboli". Questi complessi di linee, in alcuni casi erano distinguibili in tre gruppi differenti (Collins, 1980). Per Giedion "tutti i grandi simboli sono deliberatamente oscuri, essi erano destinati ad essere incomprensibili a tutti tranne che agli iniziati" (ibidem). Fatta eccezione per le rappresentazioni simboliche degli organi sessuali, le rappresentazioni umane sono estremamente rare. I soggetti maschili erano più ricorrenti su piccoli oggetti, come statue, utensili decorati o placche. Tra i rari casi pittorici vi sono gli uomini con le lance situati nelle grotte di Cognac e Pech-Merle. I soggetti femminili erano più frequenti, la Venere di Laussel è forse la più famosa. Le rappresentazioni femminili, soprattutto nell'arte mobiliare, avevano tutte caratteristiche simili. Erano tutte piuttosto grasse, alcune presentano i segni della gravidanza. I glutei erano grandi e molto accentuati (in alcuni casi sono steatopigie, cioè presentano un accumulo di adipe nei glutei, riscontrato nelle donne delle popolazioni boscimane). Il seno era prosperoso. I volti erano realizzati in maniera molto approssimativa. Le caratteristiche facciali erano rare, occhi, naso e bocca spesso non erano rappresentati. Le braccia snelle erano incrociate sul petto. Le cosce erano ben modellate, ma le gambe e i piedi erano raramente compresi nelle rappresentazioni. Sia i simboli sessuali che le veneri indicano un'interesse degli uomini e le donne paleolitici per la fertilità. Nel Magdaleniano l'interesse per le figure umane incominciò ad aumentare. Le figure sono spesso "piegate" o curve all'altezza della vita a forma di boomerang. La testa è rappresentate di rado e i piedi e le braccia sono ugualmente poco importanti. A quest'epoca appartengono un'importante serie di figure maschili. Tra queste soltanto alcune sono identificabili come tali, mediante la rappresentazione del pene. Alcune di loro presentano attributi animali. L'uomo di Gabillou, in Dordogna, ha le corna di bisonte, mentre lo stregone di Les-Trois-Frères ha delle corna ramificate, oltre ad una serie di altre caratteristiche animali. A Tuc-D'Audobert, invece, sono stati scoperti degli uomini con testa d'alce. Nel celebre sito di Lascaux, all'interno